(FIRENZE) S. ANGELO A LEGNAIA

📌 VIA PISANA 436 (FIRENZE), FIRENZE - 50143 (FI)
⌛ Messe in S. ANGELO A LEGNAIA – Orario
In questa pagina potrai consultare gli orari delle celebrazioni all’interno della chiesa in questo 2026, con la disponibilità degli orari durante tutti i giornate, sia nei giorni feriali, i giorni festivi o le giorni antecedenti una festività.
Oggi Venerdì 18 settembre 2026, l'orario della messa è: 08:00, 18:00
| Lunedì | 08:00, 18:00 |
|---|---|
| Martedì | 08:00, 18:00 |
| Mercoledì | 08:00, 18:00 |
| Giovedì | 08:00, 18:00 |
| Venerdì | 08:00, 18:00 |
| Sabato | 18:00 |
| Domenica | 08:00, 10:00, 11:30, 18:00 |
🛐Dove si trova la chiesa?
Se hai bisogno indicazioni per arrivare a la chiesa, qui sotto potrai trovare la planimetria insieme a segnalazioni per non avere alcuna difficoltà a arrivare a questo tempio.
📝Informazioni sulla chiesa
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di Sant'Angelo a Legnaia
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La chiesa di S. Angelo si trova a Legnaia, frazione del Comune di Firenze e sorge lungo la via Pisana, all'estremità occidentale del vecchio borghetto della Volta a Legnaia, fiancheggiata ad oriente dalla chiesa nuova del Novecento. Dalla strada vi si accede mediante una cancellata oltre la quale è un’area di dimensioni assai ridotte, fiancheggiata sulla destra da un piccolo portico quattrocentesco, ove un tempo era anche un portico settecentesco, che precedeva la facciata e che fu demolito in occasione dei lavori messi in opera negli Anni Ottanta del secolo scorso. Sul lato sinistro della facciata si trova l'ingresso a quelli che un tempo erano i locali utilizzati dalla Compagnia di S. Agostino. Addossati sul lato destro della chiesa, lungo la via Pisana, sono i locali del circolo parrocchiale, che un tempo erano adibiti a canonica. A tergo della chiesa è il campanile. I locali della canonica e dell'archivio parrocchiale separano la chiesa vecchia dalla nuova. La facciata della chiesa è a capanna, intonacata, la pianta a navata unica con scarsella.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta a navata unica, con scarsella, orientata perfettamente est-ovest, con l'abside rivolta verso l'alba equinoziale; a sinistra si ha l'accesso agli ambienti dell'ex Compagnia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 23,70, lunghezza fino all'arco trionfale: m 18,50; larghezza della navata: m 6,40.
- Facciata
- La facciata, rivolta ad ovest, è a capanna, intonacata e tinteggiata di bianco; il registro superiore presenta una finestra centinata mediana e due finestre rettangolari ai lati. L’ingresso ha un portale architravato in arenaria, la porta è lignea. I rivestimenti esterni sono tutti ad intonaco tinteggiato bianco.
- Campanile
- Il campanile è posto sul lato destro, a sudest, impostato a pianta quadrata in parte sulla canonica ed in parte sul presbiterio, con una cella campanaria a quattro fornici e con tre campane.
- Interno
- L’interno è a navata unica culminante nel presbiterio rialzato di un gradino in marmo e sormontato da un arco trionfale a tutto sesto su pilastri tuscanici, con mostre dipinte in grigio e specchiature a finto marmo giallo e rosso, dovute all'ultimo restauro del 2017; in chiave d'arco è stato posto in tale occasione un cartiglio contenente lo stemma dell'ottocentesca Comunità di Legnaia. La scarsella, realizzata nel XV secolo, è a pianta quadrata e reca al centro il tabernacolo in marmo qui collocato nel 2017 entro specchiature marmoree rosse inquadrare da cornici di marmo bianco, insieme alla mensa eucaristica al centro del presbiterio, sorretta da quattro colonnine anch'esse marmoree, ambedue provenienti dal convento delle suore di S. Giuseppe dell’Apparizione ad Empoli. Addossato alla parete tergale dell’abside è un maestoso dossale lapideo secentesco forse della bottega dei Silvani, con paraste tuscaniche e frontone triangolare spezzato recante al centro l'emblema bernardiniano (nel fregio è l'iscrizione "Destera [sic!] Domini fecit Virtutem", Salmo 118), che contiene la tela del Curradi con “San Michele Arcangelo”; ai lati sono due portali in arenaria con frontone centinato: quello sulla sinistra conduce alla sagrestia, quello sulla destra ospita un armadio con reliquie. Al centro della parete laterale destra dell’abside è un tabernacolo per gli oli santi con una mostra in arenaria e uno sportello ligneo. Sopra è il trittico di Mariotto di Nardo con la “Madonna in trono tra Angeli e Santi”. Sulla parete opposta il tabernacolo è finto. Al centro delle pareti laterali della navata sono, in posizione speculare, un'edicola e due nicchie per parte, realizzate a finta pietra in malta cementizia nel corso degli Anni Trenta del Novecento, dopo la rimozione degli altari seicenteschi. Più oltre sono due portali architravati in arenaria: quello a sinistra dà accesso alla Compagnia, quello di destra ai locali oggi adibiti a circolo parrocchiale. In controfacciata la cantoria è in muratura ed ospita un organo Paoli (con elementi del precedente organo Parlicini) del secolo XIX, la bussola è lignea ed ai lati vi sono due acquasantiere in arenaria. L'altezza massima della navata è m 9,00, la minima m 8,20. La contigua sede della Compagnia, interamente dipinta nei toni del verde chiaro e del bianco, presenta un'unica navata coperta da un soffitto a botte depressa affrescato; un arco trionfale la separa dal presbiterio con il maestoso altare in stucchi settecentesco, fiancheggiato da due porte; in controfacciata è la cantoria che già conteneva un organo ottocentesco Agati.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto arrotato a crudo con mattoni quadrati disposti in diagonale. La pavimentazione del presbiterio è in mattoni rettangolari arrotati in opera disposti a spina, come anche nella sede della Compagnia.
- Coperture
- La navata ha copertura poggiante su cinque capriate, con orditura primaria e secondaria lignee, assito ligneo, manto in coppi e tegole piane. L’abside è voltata a crociera e da alcuni saggi parrebbe che vi possano ancor oggi sussistere pitture murali. La sede della Compagnia presenta un soffitto a finta volta a botte depressa e una volta a vela in corrispondenza del presbiterio.
- Pianta
Notizie storiche
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- XI ‐ XIII (origini carattere generale)
- Presso l'incrocio tra via di Scandicci (via della Volta a Legnaia, della 'svolta' all'altezza di Legnaia, diverticolo della via Francigena) e la Pisana sorge il borghetto lineare di Legnaia, là dove già in epoca romana esisteva un vicus. Qui dovevano esservi vasti depositi di legname, dai quali deriva il toponimo. Incrocio strategico e luogo di confine, Legnaia nell'XI secolo è ancora sotto l'influenza dei Cadolingi. Le prime fonti documentarie della chiesa, San Michele Arcangelo, risalgono al Duecento (1274; 1286). Secondo il Calzolai, invece, il primo documento sulla chiesa de Lignaria risalirebbe al 1009, ma in tale pergamena si parla solo della donazione di una parte di "sorte" alla Canonica fiorentina e l'Ecclesia citata è quella di San Giovanni, cioè la predetta Canonica. È possibile teoricamente che la chiesa di Legnaia, comunque, soprattutto se davvero dedicata in principio anche a San Salvatore, fosse legata ad origini germaniche di ascendenza longobarda.
- XII ‐ XIII (cenni storici carattere generale)
- Già nella prima metà XII secolo il borgo di Legnaia fa parte della “Judicaria florentina" ed è legato in parte alla nobiltà guelfa del contado, in particolare alla famiglia degli Orciolini. In seguito alla sconfitta guelfa nel 1260, i Ghibellini devastano le loro case e le loro terre e gli abitanti di Legnaia dovettero rifugiarsi “intra turrem” (la Torre di Legnaia). La rammentata torre degli Orciolini verosimilmente non era altro che il cassero della cosiddetta Rocca di Legnaia (forse, precedentemente al 1113, dei Cadolingi), poi in mano ai Fiorentini e a difesa occidentale proprio contro le ultime ingerenze ghibelline. Essa, già ritenuta il Palagio de’ Diavoli a Monticelli, è stata identificata ipoteticamente con gli scomparsi avanzi di spesse muraglie venute alla luce nel 1959 all'interno dell'isolato delimitato dalle moderne vie dell'Olivuzzo, Spinello Aretino, Cosimo Rosselli e Domenico Veneziano, una curtis comprendente la rammentata torre.
- XIII (cenni storici intero bene)
- La chiesa del Duecento, forse di patronato degli Orciolini e riedificazione parziale di un ipotetico edificio sacro preesistente, è a navata unica, verosimilmente absidata. La navata, il cui modulo è il piede di Liutprando (l'unità di misura di origine longobarda che si richiamava al cubitus romano e che venne impiegata a Firenze fino all'inizio del Duecento), si basa sul rapporto larghezza/lunghezza di 1:v5, rapporto simbolicamente 'incommensurabile', che era proprio degli edifici romanici toscani dei secoli XI-XII, compreso il duomo di Pisa. Tali rapporti confermerebbero una chiesa il cui terminus ante quem per la fondazione sarebbero gli inizi del Duecento. A nord della chiesa forse vi è un'area cimiteriale, mentre ad est di un probabile chiostro porticato meridionale (per accogliere i pellegrini in transito?) è posta la piccola canonica, prospiciente la via: una domus solariata, vale a dire dotata di un piano superiore.
- XIII ‐ XIV (ricostruzione intero bene)
- Fra Tardo Duecento ed inizi del Trecento, forse a causa di alcuni crolli dovuti all'inconsistenza del terreno, la chiesa è verosimilmente ricostruita, almeno in parte, e a sud possiede un chiostro murato, del quale sono visibili ancora porzione dei conci della muratura.
- 1286 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1286 è rettore della chiesa un Ugolino.
- 1347 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1347 è rettore della chiesa Piero di Banco.
- 1390 ‐ 1410 (fondazione compagnia)
- Agli inizi del Quattrocento, presso la chiesa, viene fondata la nuova Compagnia di Sant’Agostino da un gruppo di confratelli, già membri della Venerabile Confraternita di Sant’Agostino, creata presso il convento agostiniano di Santo Spirito Oltrarno nel 1382. La nuova Compagnia ha la propria sede in un piccolo oratorio posto a nord della chiesa e in aderenza ad essa e si era portata con sé (secondo la tradizione scritta e orale), insieme ai vecchi capitoli, il Crocifisso ligneo processionale del nono decennio del Trecento/ prima decade del Quattrocento, ascrivibile alla bottega dell'Orcagna, lasciando alla Compagnia di città quello del 1399, risalente a quando la Compagnia stessa si era fusa con quella dei Bianchi. Tale Crocifisso recentemente si è voluto datare agli anni Sessanta del Quattrocento e darlo a Donatello, ma l'ipotesi, avanzata solo su temi di raffronto, non è sostenibile.
- 1400 ‐ 1430 (ricostruzione tribuna)
- Spettano al parroco Giovanni Lupori da Lucca la ricostruzione gotica della tribuna agli inizi del Quattrocento e la commissione del polittico di Mariotto di Nardo per l'altar maggiore (1400/1410) e degli scomparsi cicli pittorici eseguiti dalle botteghe di Niccolò di Pietro Gerini (circa 1345-1415) o di Piero di Miniato (circa 1366-1430/1446) fra il 1400 ed il 1430 circa.
- 1440 (realizzazione opera pittorica)
- Attorno al 1440 Bicci di Lorenzo (circa 1373-1452), in collaborazione con il figlio Neri (1418/1420-1492), esegue un'”Annunciazione” per l'altare della Vergine Maria.
- 1511 (realizzazione opera pittorica compagnia)
- Agli inizi del Cinquecento la Compagnia viene impreziosita di un'opera artistica, la prima a noi nota realizzata appositamente per tale confraternita: la tavola di matrice ghirlandaiesca raffigurante la “Madonna in trono con il Bambino tra San Ludovico di Tolosa e San Girolamo”, attribuita al cosiddetto Maestro del Tondo Borghese o Maestro del Tondo Griggs (già identificato dubitativamente con Jacopo del Tedesco, un allievo di Domenico del Ghirlandaio, noto 1485-1520). Datata 1511, già erroneamente detta dal Moreni essere del 1415, è per la prima volta segnalataci in Compagnia solamente in un inventario del 1717.
- 1529 (cambio di patronato carattere generale)
- Prima del 1529 il patronato della chiesa, già dei popolani nel Quattrocento, passa ai Capitani di Orsanmichele.
- 1587 ‐ 1595 (ricostruzione compagnia)
- Dai documenti sappiamo che nel 1587 già esiste – e forse da tempo – uno spogliatoio-sagrestia per i confratelli della Compagnia, posto in testata dell'oratorio, verso occidente, in luogo di un precedente spazio aperto. Fin dal 1594, ai tempi del provveditore Lorenzo di Simone Rosi e del governatore Niccolò d’Agnolo Bellini (appartenente ad una famiglia di falegnami, mezzadri e piccoli proprietari, presente nei 'popoli' di Sant'Angelo a Legnaia e di San Pietro a Monticelli), le condizioni della sede della Compagnia di Sant'Agostino non sono più buone e, così, nel settembre di quell'anno i confratelli decidono una sua ricostruzione, che viene iniziata nell'aprile del 1595.
- 1600 ‐ 1606 (opere artistiche e interventi architettonici intero bene)
- Risalgono agli inizi del Seicento due importanti commissioni a Francesco Curradi: un “Gesù crocifisso fra Santi” (del 1600/1601), per l'altare che la Compagnia di S. Agostino possiede all'interno della chiesa di Sant'Angelo, ed una “Sacra Conversazione” (del 1602), dipinta per l'altare dell'oratorio della Compagnia medesima, a conclusione dei predetti miglioramenti architettonici. Sempre agli inizi del Seicento risalgono la risistemazione della tribuna con il coro di Compagnia (1604/1605) ed alcuni lavori al campanile della chiesa (1606).
- 1620 ‐ 1633 (interventi architettonici e pittorici intero bene)
- Gli interventi architettonici e pittorici degli anni Venti e Trenta del Seicento sono promossi dal parroco Giovanni di Sebastiano Brunori (rettore della chiesa dal 1598 al 1633, anno della morte) e riguardano i vari portali e l'altar maggiore, quest'ultimo progettato nell'ambito della bottega di Gherardo Silvani (1579-1675) e concluso con la tela raffigurante San Michele Arcangelo che abbatte il demonio, opera del già rammentato Francesco Curradi, del 1633 circa.
- 1664 ‐ 1673 (cappella di S. Aurelio e controsoffittatura compagnia)
- Nel 1664 viene tolto dalle catacombe romane di San Callisto e concesso alla Compagnia di Sant’Agostino il corpo del martire protocristiano Aurelio. Le reliquie vengono traslate a Legnaia solamente nel 1665 e sono collocate presso il rammentato altare del SS. Crocifisso nella chiesa di Sant'Angelo. In seguito ad alcune divergenze insorte tra i confratelli ed il parroco, nel 1670 i primi decidono di spostarle e di metterle nello spogliatoio antistante l'oratorio della Compagnia, appositamente trasformato in cappella di Sant’Aurelio. Nel 1671/1672 l'altare di legno ivi esistente (documentatoci dal 1651) è traslato in avanti, per consentire l'inserimento delle reliquie tra la parete tergale e la mensa dell'altare stesso. I lavori si concludono attorno al 1673 con la realizzazione del soffitto a finta volta a padiglione unghiato di copertura del vano, recante peducci in legno, di sapore ancora cinquecentesco.
- 1684 (opere pittoriche compagnia)
- Nel 1684 lavora per la Compagnia il pittore Giovanni Rocchi, che esegue alcune "fabriche di pittura" degli apparati predisposti in occasione delle Quarantore durante la Pasqua di quell'anno (2 aprile).
- 1715 ‐ 1719 (crollo della copertura compagnia)
- Nel secondo decennio del Settecento (1715 circa) viene collocato il quadro con il “Martirio di Sant’Aurelio” sull'altare della rammentata nuova cappella a lui dedicata, dipinto da Giovan Camillo Sagrestani (1660-1731). Quel decennio si conclude con un evento disastroso, ma che darà lo spunto per un radicale intervento di riqualificazione della Compagnia. Il 13 settembre 1719, infatti, “rovinò con impetuoso furore” una parte del tetto dell'oratorio. Durante il crollo va distrutto "un organo del Signor Luigi Maria Francini ivi portato in occasione della festa di S. Aurelio e di S. Agostino" (ciò che comprova come ancora non vi esistesse un organo stabile). In conseguenza del crollo, è deciso da tutti i confratelli non solo di restaurare l'oratorio, ma anche di ampliare gli ambienti della Compagnia stessa, occupando una parte del terreno posto dietro la parete di fondo verso oriente, dove si trova l’altar maggiore, destinandolo alla nuova sagrestia-spogliatoio dei confratelli.
- 1720 ‐ 1723 (ricostruzione e ampliamento compagnia)
- Il primo cantiere del nuovo oratorio della Compagnia (1720/1723) si apre sotto la sovrintendenza di Francesco Maria Bosi, appartenente ad una famiglia della borghesia imprenditoriale di Legnaia, originaria di Rovezzano, e la prima fase dei lavori d'urgenza si conclude agli inizi del 1722. Nel 1722, quale nuovo soprintendente alla fabbrica, è incaricato Giuseppe Bartolini e, tra il 1722 ed il 1723, si lavora più alacremente alla nuova sagrestia in testata, già ideata nel 1720. Parallelamente ai lavori per quest'ultima, il capomastro Andrea Venturi ristruttura anche l'oratorio stesso, realizzando la copertura a botte della nave, la volta a vela in corrispondenza dell'area presbiteriale, l'arcone della tribuna con i suoi pilastri tuscanici e una cantoria in controfacciata.
- 1723 ‐ 1724 (decorazione pittorica soffitto compagnia)
- Nel 1723/1724 si mette mano alle pitture che avrebbero qualificato i soffitti della sede della Compagnia ed entro il maggio del 1724 Matteo Bonechi (1669/1672-1756) dipinge un “Paradiso” nella volta a vela del presbiterio. Un intervento pittorico di Giuseppe Moriani (noto 1709-1739), un allievo e collaboratore di Giovan Camillo Sagrestani, non verrà invece mai realizzato.
- 1726 (collocazione reliquie S. Aurelio compagnia)
- Il corpo del martire Aurelio, conclusosi i lavori di ridefinizione della Compagnia, è solennemente posto dietro l'altare dell'oratorio nel luglio del 1726. Gli elaborati apparati effimeri in occasione dei festeggiamenti vengono realizzati con il contributo degli abitanti di Legnaia, ma soprattutto per volontà ed a spese dei Bonsi. La progettazione di tali apparati è affidata allo scultore ed architetto Girolamo Ticciati (1676-1744). Ai festeggiamenti, durati più giorni, partecipano pure membri della famiglia granducale.
- 1727 ‐ 1742 (realizzazione cantoria e organo)
- Il parroco Carlo Antonio Francini fa realizzare "l'orchestra di legno", vale a dire la cantoria lignea con l'organo in controfacciata. Di tale organo si sono conservati vari elementi (cassa, canne, meccanica, tiranti dei registri) reimpiegati nel più tardo strumento ottocentesco. In particolare, La cuspide centrale della mostra è realizzata con canne opera forse dell'organaro fiorentino Antonio Felice Parlicini (1668-1742), secondo l'attribuzione di Riccardo Lorenzini del 2013, mentre cinque delle sei canne delle ali sono di fattura diversa. L'organo dovrebbe risalire agli anni compresi tra il 1727 (quando diviene parroco il Francini) ed il 1742 (anno della morte dell'organaro).
- 1727 ‐ 1780 (cenni storici carattere generale)
- Dopo la morte del priore Cappuccini nel 1727, diviene rettore della chiesa Carlo Antonio di Luigi Maria Francini da Legnaia (figlio dell'ex provveditore della Compagnia). Il Francini, che era stato creato protonotario apostolico nella Curia Arcivescovile fiorentina nel 1722, rimane parroco della chiesa fino al 1780. Solamente negli ultimi anni, a causa dell'età, il priore verrà coadiuvato da don Filippo Piccioli (n. 1743), "cappellano curato".
- 1731 ‐ 1735 (modifiche e decorazioni pittoriche compagnia)
- Il secondo cantiere della Compagnia, all'ombra dei Francini oltre che dei Bosi (essendo provveditore Francesco Maria), si apre nel 1731 e riguarda la cappella di Sant'Aurelio e l'oratorio. L'altare della cappella è nuovamente arretrato fino al muro tergale, eliminando lo spazio destinato ad accogliere l'urna delle reliquie (lavoro eseguito dal falegname Filippo Bellini), ed è aperto un nuovo finestrone a campana, posto in mezzo al frontone dell'altare. Anton Domenico Giarrè (noto 1729-1760), esegue le due figure allegoriche di lato all'altare stesso (La Fede e La Speranza) e la mostra attorno al portale di accesso all'aula dell'oratorio. Gli interventi nell'ex cappella di Sant'Aurelio sono pagati dai benefattori, quelli contemporanei, inerenti ulteriori lavori e decorazioni all'oratorio, dai confratelli. In tale occasione, le tre lunette sottostanti la volta a vela della tribuna sono decorate dal Giarrè con quadrature architettoniche.
- 1741 ‐ 1743 (lavori campanile)
- Negli anni 1741/1743 dobbiamo al parroco Francini alcuni lavori al campanile della chiesa di Sant'Angelo, campanile che risulta ancora in quegli anni con la torre campanaria non ultimata e con varie lesioni strutturali. Abbiamo notizia, infatti, di alcuni lavori al vecchio campanile, opere che portarono anche ad un contenzioso tra il parroco e i confratelli della Compagnia di Sant'Agostino, che erano stati chiamati in causa dal priore per partecipare ai "risarcimenti" necessari. Allora la chiesa di Sant'Angelo possiede le due case "unite insieme" poste immediatamente ad Occidente e oggi non più esistenti, essendo andate demolite in occasione dei grandi lavori degli Anni Ottanta del Novecento.
- 1759 (affrescatura della volta compagnia)
- Il terzo cantiere dela Compagnia si apre nel 1759, quando è camerlengo Benedetto Alessandro Bosi, ed i nuovi lavori si concentrano nell'ultimazione delle decorazioni nella tribuna, nell'affrescatura della volta della nave e nella creazione di una nuova orchestra in controfacciata. Giovan Domenico Ferretti (1692-1768), prolifico artista, all'apice della sua notorietà, dipinge la volta dell'oratorio con uno sfondato raffigurante la “Gloria di Sant’Agostino e Sant’Aurelio”. La pittura viene inquadrata da una cornice polilobata dipinta in trompe l’oeil, a sua volta attorniata da una serie di decorazioni architettoniche, opera prima (a noi nota) del quadraturista Piero Giarrè (m. post 1791), forse figlio del precitato Anton Domenico.
- 1760 ‐ 1761 (altare e decorazioni a stucco compagnia)
- L'ultimo cantiere della Compagnia porta a conclusione l'altare dell'oratorio e le decorazioni in stucco della tribuna. Nel 1760 si pianifica la ricostruzione dell'altare, così come era stato deciso il giorno di Natale del 1759. Preposto alla nuova 'fabbrica' è Benedetto Alessandro Bosi, insieme a Giovanni Evangelista Francolini. Gli stucchi vanno riferiti, per la loro composizione architettonica, ad un maestro ancora debitore degli architetti di formazione fogginiana Bernardino Ciurini (1695-1752) e Pietro Paolo Giovannozzi (1658 circa - 1734) e, per la plastica, degli stuccatori ticinesi operanti a Firenze fin dal Seicento. In particolare, sono attribuibili a Bartolomeo di Antonio Portugalli (1700 circa - 1778), membro di una delle più note botteghe di stuccatori dell'epoca.
- 1782 ‐ 1785 (ristrutturazione complessiva chiesa)
- ra il 1782 e il 1785 la ristrutturazione della chiesa è promossa dal parroco Filippo Piccioli e forse viene diretta dall'ingegnere granducale Anastasio Anastagi (ampliamento della canonica, prolungamento della nave verso Occidente e sua copertura con un soffitto incannucciato a finta volta a botte, nuovo piccolo portico antistante la facciata).
- 1785 ‐ 1792 (cenni storici compagnia)
- Il 21 marzo 1785, Pietro Leopoldo, con Motu Proprio emanato in quel giorno, sopprime, insieme alle altre, anche la Compagnia di Legnaia, che poi, Il 2 luglio 1792, per volontà di Ferdinando III, dopo la morte di Pietro Leopoldo, viene ripristinata come "Compagnia del SS. Sacramento sotto il titolo di S. Agostino".
- 1815 ‐ 1837 (lavori complessivi chiesa)
- Con la Restaurazione diviene parroco Leopoldo Carli (rimarrà a Legnaia fino al 1837), al quale dobbiamo una vasta campagna di lavori: il pulpito e l'altar maggiore "isolato e chiuso intorno all'arco con dei pietrami fabbricati dal priore"; la cotrosoffittatura a volta è "dipinta e ornata [...] con il S. Titolare [San Michele Arcangelo] dipinto in un ovato a fresco, che costò al detto priore scudi 480, comprese le pitture di tutta la Chiesa e frontoni degli Altari". Lateralmente si trovano due altari, uno per lato: quello del SS. Crocifisso, con "un imbasamento di legno lavorato e di nuovo rifatto dal prior Carli, entrovi la tavola [sic!] del SS. Crocifisso con alcuni Santi opera del Curradi", l'altro, posto lungo la parete destra, dedicato al SS. Rosario, con "un imbasamento di legno simile all'altro del SS. Crocifisso e rifatto dal Prior Carli, entro la tavola [sic!] di Maria SS. del Rosario".
- 1820 ‐ 1850 (rifacimento organo chiesa - cantoria)
- Tra gli anni Venti dell'Ottocento ed il 1850 (verosimilmente entro il 1837, anno della morte del parroco Carli) è rifatto l'organo reimpiegando parte del precedente settecentesco, eseguito dell'organaro Michelangelo Paoli (1777-1854), secondo quanto accertato da Riccardo Lorenzini ("pur non essendo firmato, le caratteristiche costruttive ne rendono esplicita la paternità"), e non dalla ditta Agati, che dovrebbe essere autrice invece dell'organo della Compagnia attorno al 1844.
- 1844 (restauro compagnia)
- Nel 1844, al tempo del parroco Carlo Nuti e dei confratelli della famiglia Giorgi, avviene il restauro della Compagnia di Sant'Agostino o del SS. Sacramento: parziale ridipintura della pittura murale del Ferretti; intero rifacimento della quadratura in forme legate al Classicismo della Restaurazione. Di lato all'organo sono inserite due panoplie dipinte di strumenti e spartiti musicali con rami d'alloro, mentre il parapetto della cantoria è decorato con foglie e tralci d'acanto e, al centro, un'iscrizione ("a gloria di Dio, e di Maria SS. / in onore del loro padre S. Agostino, e delle SS. Reliquie / di Aurelio martire / i fratelli di questa venerabil Compagnia / questo medesimo anno la ristauravano [sic!] ed adornavano / mdcccxliv"). Anche il vestibolo antistante l'oratorio è ridipinto secondo cromie neorinascimentali e l'altare è tinteggiato color pietra serena; al posto delle due statue raffigurate lateralmente dal Giarrè sono dipinte candelabre neoclassiche.
- 1868 ‐ 1869 (ampliamento cancello di accesso intorno sagrato)
- Nel 1868 don Luigi di Andrea Botticelli (parroco dal 1849 al 1894) chiede al Sindaco di Firenze di poter ampliare il cancello di accesso al sagrato della chiesa per consentire ai carri funebri di entrarvi ed avvicinarsi così alla stanza mortuaria posta a ridosso della Compagnia. La perizia di tali lavori è redatta il 30 settembre 1968 dall'ingegner Fortunato Veneziani (m. post 1881) e la Giunta Comunale li approva il 14 aprile 1869.
- 1875 ‐ 1899 (realizzazione pitture murali compagnia)
- Nell'ultimo quarto dell'Ottocento sono ridipinte le due lunette nel presbiterio della Compagnia, con raffigurazioni de “La Fede” e “La Speranza”, poste al di sopra delle quadrature architettoniche settecentesche. La Fede sarebbe iconograficamente derivata dalla nota statua “La libertà poetica”, ideata e realizzata da Pio Fedi (1816-1892) per il monumento al drammaturgo Giovan Battista Niccolini in Santa Croce a partire dal 1872 (in particolare, rimanderebbero a tale prototipo la corona di raggi ed il braccio destro sollevato).
- 1884 ‐ 1885 (completamento del campanile campanile)
- Negli anni 1884/1885 don Botticelli edifica (o meglio, completa) il campanile a torre. Le opere si concludono il 16 agosto 1885 con la benedizione da parte dell'arcivescovo di Firenze, Eugenio Cecconi (1834-1888), delle nuove tre campane grosse (dedicate a San Michele Arcangelo, a San Giovanni Battista e la terza denominata Olimpia in riconoscenza verso la benefattrice, Olimpia, moglie di Raffaele Bini), rifuse dalla ditta Emilio Rafanelli di Pistoia.
- 1895 (restauro coperture)
- Nel 1895 il parroco, Raffaello di Giuseppe Cardini da San Colombano a Settimo (n. 1867), fa restaurare le coperture di chiesa.
- 1901 ‐ 1904 (realizzazione locali parrocchiali)
- Nel 1902 è fondato il Circolo Cattolico della Gioventù, composto per lo più da membri della Congregazione di San Giuseppe di Legnaia, e trova sede nell’ex stalla e rimessa di attrezzi della canonica, ristrutturata in sala fin dal 1901 (un ambiente ricavato nell'ex chiostro medievale). Nel 1904, essendo aumentato il numero degli iscritti, viene deciso di realizzare una nuova sede su un terreno assegnato al colono della chiesa, vicino alla stanza mortuaria, sede costituita dall’ingresso, dalla stanza per il gioco, da una sala e da un teatro. L’ambiente è inaugurato nel maggio di quell’anno.
- 1923 (cenni storici compagnia)
- Nel 1923 è soppressa la Compagnia del SS. Sacramento.
- 1929 (progetto di ampliamento - non realizzato chiesa)
- Nel 1929 il parroco Armando di Luigi Chiarugi da Sammontana incarica l'ingegnere spezzino Raffaello Niccoli (1897-1977), funzionario della Soprintendenza, di eseguire un progetto di ristrutturazione ed ampliamento della chiesa. Il progetto, datato 24 luglio 1929, prevede il prolungamento della navata, demolendo la facciata ed occupando l'"atrio" settecentesco. L'arco di quest'ultimo, rivolto in direzione della strada, avrebbe dovuto essere tamponato e si sarebbe dovuta realizzare al suo interno una nuova porta di accesso alla chiesa, il cui portale è previsto in stile settecentesco. Tale progetto, però, pur approvato dal Comune il 3 agosto 1929, non è realizzato.
- 1930 ‐ 1931 (ristrutturazione in forme neoquattrocentesche chiesa)
- Nel 1930/1931 la chiesa viene ristrutturata in forme latamente neoquattrocentesche. Demoliti l’altar maggiore ligneo e i due altari laterali, è distrutta la controsoffittatura a volta settecentesca con le pitture ottocentesche, ponendo nuovamente in luce le capriate. Il nuovo altar maggiore in marmo proviene dalla chiesa di Orsanmichele, per concessione del soprintendente Giovanni Poggi; i due altari laterali sono conformati ad esso, realizzandoli in finta pietra serena. Lungo le pareti longitudinali sono create quattro nicchie, che accolgono le statue della Vergine Addolorata, di Gesù Nazareno, della Divina Pastora e di Sant’Antonio da Padova. Le stazioni della Via Crucis sono plasmate in terracotta da Edoardo Rossi. La cantoria è demolita e sostituita con una in muratura e viene restaurato l'organo da un esponente della famiglia Paoli di Campi Bisenzio.
- 1944 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1944 gli ambienti parrocchiali sono occupati dalle truppe canadesi.
- 1953 (realizzazione locali parrocchiali)
- Nel 1953 è realizzato il nuovo locale per le riunioni dell’Azione Cattolica presso la canonica e la cappella di San Giuseppe nell'ex portico del vecchio chiostro viene contestualmente trasformata in una sala per la ricreazione dei più piccoli.
- 1971 ‐ 1989 (rifacimento pavimento e modifiche altari chiesa)
- Tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta è rifatta la pavimentazione di chiesa, sono eliminate le mense degli altari laterali e l’altare maggiore, proveniente da Orsanmichele e che era addossato alla parete tergale dell’abside, viene rimosso e distrutto.
- 1998 (vicende conservative opera pittorica)
- Nel 1998 è restaurata la pala di Francesco Curradi con “San Michele Arcangelo”, il primo di una lunga serie di restauri, sia alle opere artistiche mobili sia alle strutture architettoniche, promossi dalla sensibilità di Don Moreno Bucalossi (n. 1962), parroco dal 1996 al 2016.
- 2000 ‐ 2008 (vicende conservative opere pittoriche - varie collocazioni)
- Nel 2000 torna nell’edificio sacro di Legnaia la “Crocifissione” del Curradi, che era stata precedentemente collocata nei depositi di Palazzo Pitti. Nel marzo del 2008, sono concesse dalla Soprintendenza in uso perpetuo due tele: un’”Adorazione dei Magi” (opera restaurata, ma assai compromessa, proveniente dal deposito del Rondò di Bacco a Palazzo Pitti) ed un “Martirio di San Bartolomeo”, databile ai primi anni Venti del Settecento, del pistoiese Pietro Marchesini, detto l'Ortolanino (1692-1757), proveniente da Pistoia, ma allora nei depositi statali di opere d'arte ed appena restaurato (2007).
- 2009 ‐ 2011 (vicende conservative presbiterio - trittico)
- Nel 2009 è restaurato il trittico di Mariotto di Nardo, che viene ricollocato nella parete destra del presbiterio in chiesa nel gennaio del 2011. Questa tavola aveva subito vari interventi di consolidamento e di restauro già precedentemente (nel 1935, cioè dopo la ristrutturazione della chiesa, nel 1951 e nel 1976), ma tutti antecedenti al 1992, quando era stata trafugata e poi ritrovata.
- 2010 ‐ 2011 (vicende conservative opere pittoriche - varie collocazioni)
- Nel 2010 e nel 2011 sono restaurati l’”Annunciazione” di Bicci di Lorenzo, la “Crocifissione” del Curradi ed “il Martirio di Sant’Aurelio” di Giovan Camillo Sagrestani. Viene anche ripresa dal deposito presso il Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte – insieme ad un “Christus Patiens” primo-quattrocentesco e all'”Annunciazione” di Bicci di Lorenzo – la tavola del Maestro del Tondo Borghese e risistemata sopra la cantoria dell’oratorio della Compagnia, oratorio che nel 2010/2011 è interamente restaurato, sotto la direzione degli architetti Giovanna Giuntini (n. 1956) e Stefania Salomone (n. 1955) e sotto la supervisione della Soprintendenza.
- 2014 ‐ 2015 (restaurato Crocifisso cappella di S. Aurelio)
- Nel 2014/2015 è restaurato il “Crocifisso” in legno di pioppo già di pertinenza della Compagnia ed in seguito è ricollocato nella cappella di S. Aurelio.
- 2017 (adeguamento liturgico presbiterio)
- i fini dell’adeguamento liturgico, nel 2017 sono collocati in chiesa l’altare ed il tabernacolo in marmo di Pietrasanta, provenienti da una chiesa di Empoli e con la mensa posta su quattro colonne tornite in marmo. Contestualmente è stata realizzata la decorazione pittorica che definisce le mostre dell’arco trionfale. Il tabernacolo viene collocato al centro dell’abside, inserito in una struttura che un tempo era parte del dossale ed oggi è articolata in verticale con nove riquadri in marmo rosso.
- XI ‐ XIII (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (2017)
- Ai fini dell’adeguamento liturgico, nel 2017 sono stati collocati nel presbiterio un’altare ed il tabernacolo in marmo di Pietrasanta, provenienti da una chiesa di Empoli e con la mensa posta su quattro colonne tornite in marmo. Dimensione della mensa: altezza cm 95, larghezza cm 104, lunghezza cm 220. Contestualmente è stato rimosso l’altare maggiore che era addossato alla parete tergale dell’abside (un altare ottocentesco qui pervenuto negli anni ’20 del Novecento dalla chiesa di Orsammichele). Il tabernacolo è stato collocato al centro dell’abside, inserito in una struttura che un tempo era parte del dossale ed oggi è articolata in verticale con nove riquadri in marmo rosso. Sul lato sinistro del presbiterio è posto un leggio in marmo di Pietrasanta (di medesima provenienza dell’altare) che funge da ambone. Sede lignea, foderata in damascato, posta in posizione centrale sotto all’arco trionfale. Non è presente il fonte battesimale. Un confessionale ligneo del XVIII secolo è addossato alla parete laterale destra presso la controfacciata.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (2017)
✝️ Informazioni e immagine del giorno
| Popolazione: | FIRENZE |
| Abitanti: | 8500 |
| Parroco: | REV. GIANCARLO LANFORTI |
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