(BARBERINO VAL D'ELSA) S. BARTOLOMEO A BARBERINO D'ELSA

Índice
  1. ⏱️ A che ora sono le messe in S. BARTOLOMEO A BARBERINO D'ELSA?
  2. 🗺️Dove si trova la parrocchia?
  3. ℹ️Approfondimento sulla chiesa
  4. Descrizione
  5. Notizie storiche
  6. Adeguamento liturgico
  7. 🕊️ Dati e foto del giorno

⏱️ A che ora sono le messe in S. BARTOLOMEO A BARBERINO D'ELSA?

In questa pagina potrai vedere gli orari delle eucaristie all’interno della messa in questo 2026, con la varietà degli orari durante tutti i giorni, sia nei giorni lavorativi, i festivi o le giornate precedenti a una festa.

Oggi Mercoledì 16 settembre 2026, l'orario della messa è: 18:30

Lunedì 18:30
Martedì 18:30
Mercoledì 18:30
Giovedì 09:00
Venerdì 18:30
Sabato 18:30
Domenica 08:00, 10:30

🗺️Dove si trova la parrocchia?

Se hai bisogno riferimenti per trovare la chiesa, più in basso potrai trovare la mappa insieme a riferimenti per rendere semplicissimo giungere a questo tempio.

ℹ️Approfondimento sulla chiesa

Descrizione


  • Tipologia

    chiesa

  • Qualificazione

    parrocchiale

  • Denominazione principale

    Chiesa di San Bartolomeo

  • La chiesa di S. Bartolomeo si trova a Barberino Val d’Elsa. Sorge “in un risalto di poggio a cavaliere dell’attuale [1833] strada postale che da Firenze conduce per Siena a Roma, la quale lo rasenta dal lato orientale” (Emanuele Repetti). Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla canonica che, un tempo palazzo pretorio, vi sorge in asse perpendicolare sul lato sinistro, verso il retro; la facciata di quest’ultima, che guarda tergalmente, è intonacata e qualificata da finestre quadrangolari al piano terreno, centinate al primo piano e ad oculo nel sottotetto; vi sono murati numerosi stemmi di vari podestà, in arenaria e terracotta invetriata, mentre sul retro (a sinistra della facciata della chiesa) si trova il giardino a quota inferiore, in parte lastricato e con una palma. Sul lato opposto si trova la torre campanaria. Sopra ai due accessi architravati laterali alla chiesa ed al portale in facciata si trovano lunette sestiacute con mosaici. In esterno, tutte le scansioni architettoniche paiono essere in pietra artificiale; i prospetti laterali della chiesa sono scanditi da lesene, tra le quali si aprono finestre circolari, e sono qualificati da archetti ciechi in sottogronda. Dopo l’ascesa di un’imponente gradinata a partire dalla strada maestra, suddivisa in una prima branca centrale e in due speculari laterali, si perviene di fronte alla facciata. La facciata è a salienti, la pianta a tre navate.

    • Pianta
      • La chiesa ha pianta basilicale a tre navate. Sul lato sinistro della scarsella una porta conduce alla sacrestia, sul lato destro è l’accesso ad un vano ora adibito a deposito. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 26,50; lunghezza fino all'arco absidale: m 20,40; lunghezza fino all'arco presbiteriale: m 16,00; larghezza totale: m 13,90; larghezza della navata centrale: m 6,60.
    • Facciata
      • La facciata è a salienti, in corrispondenza con le navate all’interno. Sul colmo è una croce metallica. Sottogronda è una serie di archetti ciechi sestiacuti, delimitati lateralmente dalle lesene angolari che scandiscono verticalmente l’intera fronte. Tre sono le finestre circolari, strombate, con vetrate policrome; al di sopra di quella centrale si apre una finestrella lucifera a croce greca. Il portale, con un’edicola neogotica qualificata da colonnine tortili, reca nella lunetta cuspidata un mosaico raffigurante “San Bartolomeo”; sotto l’architrave su mensolette laterali è il portone chiodato e ligneo, con specchiature quadrate nelle ante, recanti all’interno croci greche.
    • Campanile
      • Il campanile è a pianta quadrata e reca a vista i conci in alberese misti ad arenaria. Si eleva su tre livelli ed ha la cella provvista di quattro campane azionate elettricamente e qualificata da archetti ciechi di coronamento; i fornici della cella e del livello inferiore ad essa sono centinati. La copertura è a padiglione, sul colmo è una croce metallica. Sopra il piccolo portale d’accesso alla torre è una lunetta, al cui interno è un mosaico.
    • Interno
      • L’interno è a tre navate, con la centrale che si apre sulle laterali mediante cinque arcate a sesto acuto ribassato – l’intradosso delle quali è decorato con pitture murali neomedievali recanti il quadrilobo fiorentino – poggianti su pilastri a pianta ottagonale e con capitelli ad un ordine di foglie d’acqua. Tutte le scansioni architettoniche all’interno della chiesa paiono essere in pietra artificiale. L’area presbiteriale è preceduta da una gradinata di cinque scalini e reca al centro la mensa eucaristica in pietra artificiale, che poggia su dodici colonnini e su un basamento duplice. Al centro della scarsella, posta a tergo e rialzata di ulteriori tre gradini, il Crocifisso è ligneo; le due trifore nelle pareti laterali non ricevono luce naturale, prospettando su locali adiacenti. L’intradosso dell’arcone sestiacuto ribassato presbiteriale è riccamente decorato con pitture murali, così come tutte le strombature delle finestre e la stessa volta a crociera che copre la scarsella. Sopra l’altare posto nella testata della navata laterale sinistra è il tabernacolo in arenaria, di antica e pregevole fattura, a tergo del quale è affissa a parete l’“Annunciazione”, pittura murale, staccata, di Scuola senese del XIV secolo, proveniente dalla vecchia chiesa di S. Bartolo. Sull’altare in testata della navata destra è l’urna con le reliquie del Beato Davanzato. Nelle pareti delle navate laterali vi sono, in posizione speculare, due bussole lignee afferenti a due accessi esterni. I dipinti alle pareti laterali sono tutti su tela (“Martirio di San Bartolomeo” del XVIII secolo; “Convito in casa del fariseo” del Nigetti; “Madonna con i Misteri del Rosario”, ecc.). In controfacciata la bussola è in metallo e vetro, il controportale neogotico timpanato è in pietra artificiale e reca nella lunetta una “Madonna con il Bambino”. Le due elaborate acquasantiere a pila paiono in terracotta patinata. La chiesa prende luce da numerose finestre provviste in prevalenza di vetrate policrome, quelle che non lo sono hanno rulli soffiati e piombati. Dieci sono le monofore sestiacute aperte nelle pareti della navata centrale; in controfacciata vi è inoltre un oculo. Le navate laterali hanno ciascuna una vetrata circolare in controfacciata e tre vetrate aperte nelle pareti laterali (le ultime due sono cieche). Una grande monofora sestiacuta è infine aperta nella parete tergale della scarsella. L'altezza massima della navata centrale è m 14,30, la minima m 12,90; L'altezza massima delle navate laterali è m 8,10, la minima m 7,00.
    • Elementi decorativi
      • Tabernacolo rinascimentale in arenaria; due acquasantiere a pila novecentesche in terracotta patinata bianche-avorio; pitture murali neomedievali novecentesche; vetrate policrome novecentesche; lapide memoriale in marmo nero del 1913.
    • Pavimenti e pavimentazioni
      • La pavimentazione è in gres, con mattonelle quadrate disposte in diagonale.
    • Coperture
      • La copertura della navata centrale poggia su nove capriate, con orditura primaria e secondaria lignee. Tutti gli elementi lignei sono decorati con motivi geometrici neomedievali. Lo scempiato è in cotto. Le navate laterali hanno una copertura a leggio poggiante su quattro semicapriate ed un’orditura lignea. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane.

Notizie storiche


    • XI ‐ 1202 (origini carattere generale)
      • Dove già sorgeva un ‘vicus’ in età romana, lungo la strada Cassia per Roma, nel Medioevo è eretto un piccolo nucleo abitato, ricordato dal 1054, “iudicaria florentina”, cioè sottoposto alla legislazione di Firenze come ribadito nel 1088. Forse le chiese originarie sono quelle di S. Lucia a Casciano (toponimo derivante dal nome Cassius), risalente ipoteticamente all’XI-XII secolo, e di S. Stefano. Dopo la caduta di Semifonte dei conti Alberti nel 1202, parte della popolazione si trasferisce a Barberino (‘terra barbaritana’ e di confine, abitata da barbari oppure, più verosimilmente, dal latino “barba”, nell’accezione di chioma lanosa, lanugine dei pioppi, usato metaforicamente per indicare un monte ricoperto di basse boscaglie).
    • 1202 ‐ 1299 (cenni storici carattere generale)
      • Barberino è fortificato dalla Repubblica fiorentina, ipoteticamente ma poco verosimilmente con opere di ‘magister’ Alamanno da Castelfiorentino. ‘Intra moenia’ sono erette le chiese di S. Bartolomeo (citata nel 1295, 1296 e 1299) e di S. Lucia in Castello; fuori dalle mura esistono sempre quelle di S. Stefano “extra Castro” e di S. Lucia a Casciano “ex castro Barberini”, tutte rettorie suffraganee della pieve di S. Pietro in Bossolo. S. Lucia a Casciano è citata nel 1202, nel 1296 e nel 1299; sempre nel Duecento è rettore di tale chiesa il Beato Davanzato de’ Davanzati da Poggibonsi (circa 1200-1295), ivi sepolto in un sepolcro ceduto da Guccio de’ Porcelloni. Nel 1276 S. Stefano – citata poi nel 1296 e nel 1299 – paga 6 libbre di decima vaticana.
    • 1312 ‐ 1380 ante (cenni storici riedificazione della chiesa di S. Bartolomeo )
      • Nel 1312 il castello di Barberino è occupato dalle truppe dell’imperatore Arrigo VII. (suo figlio Bartolomeo sarà un notaio, noto 1316-1338, e verrà preposto a seguire le riparazioni del castello di Barberino; l’altro suo figlio Arrigo sarà un medico, noto 1344). Verso la metà del Trecento Taddeo, figlio di Cecco (Francesco, 1264-1348, giureconsulto e poeta vicino agli stilnovisti) di Neri di Ranuccio da Barberino (appartenente alla famiglia Da Barberino, originaria di Semifonte) fa ricostruire la chiesa di S. Bartolomeo (lapide memoriale esistente in loco ancora nel 1774) e nel 1365 fonda lo ‘spedale’ per pellegrini di S. Maria della Scala. Nel medesimo secolo viene dipinto un polittico, raffigurante nella tavola centrale la “Madonna con il Bambino”, dal cosiddetto Maestro di Barberino (attivo tra il 1350 ed il 1380); altre parti del polittico sono attualmente conservate in musei esteri. Il patronato spetta ai Da Barberino.
    • 1350 ca ‐ 1369 (cenni storici carattere generale)
      • S. Lucia in Castello è invece di patronato dei Taddei, poi lo sarà degli Aquilanti. Nel 1363 è rettore di S. Stefano prete Michele Blasi, nel 1369 è rettore di S. Lucia a Casciano prete Giovanni Giovannini.
    • XV ‐ 1501 (cenni storici carattere generale)
      • Nel Quattrocento è dipinta una tavola raffigurante la “Madonna con il Bambino, i Santi Giovanni Battista e Giovanni della Marca e due Angeli”. Viene anche affrescata un’“Annunciazione” (ora staccata e traslata nella nuova chiesa insieme ad un contiguo frammento di un “Sant’Antonio Abate”). Nel 1495 la chiesa di S. Stefano, di patronato del ‘popolo’, viene unita a quella di S. Bartolomeo ed è ridotta a semplice oratorio. Il rettore di S. Bartolomeo e S. Stefano, per comodità, dice la messa per l’accresciuta parrocchia nell’oratorio della Compagnia di S. Maria Maddalena Penitente. Dal 1501 inizia la serie nota dei rettori della chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano, quando ne è parroco don Ricciante di Matteo de’ Riccianti.
    • 1542 ‐ 1590 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1542 sono rinnovati i capitoli della Compagnia di S. Maria Maddalena Penitente. Nella seconda metà del Cinquecento esistono nel castello due chiese ‘di popolo’ (parrocchiali: quella dei Santi Bartolomeo e Stefano e l’altra di S. Lucia in Castello) ed un oratorio, quello di S. Maria Maddalena. Nel 1590 il rettore dei Santi Bartolomeo e Stefano (dedicazione con la quale oramai s’intende l’oratorio della vecchia Compagnia di S. Maria Maddalena Penitente) fa rialzare ed ampliare di lato il vecchio oratorio medesimo e fa restaurare l’altro oratorio extramurario di S. Stefano
    • 1601 ‐ 1655 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1601 la rettoria di S. Lucia in Castello è “raccomandata” a quella di S. Lucia a Casciano e prima del 1655 quest’ultima è definitivamente annessa a quella di S. Lucia intramuraria, venendo ridotta ad un oratorio. Di conseguenza, le reliquie del Beato Davanzato sono traslate da S. Lucia a Casciano (dove si trovavano vicino alla porta d’ingresso) nella chiesa di S. Lucia in Castello. Pietro Tacca (1577-1640) esegue il busto bronzeo dorato del “Beato Davanzato”.
    • 1663 ‐ 1689 post (cenni storici carattere generale)
      • Nella seconda metà del Seicento esistono sempre solo due chiese ‘di popolo’: quella dei Santi Bartolomeo e Stefano (dove sono parroci Giovan Tommaso de’ Taddei nel 1663 e Benedetto Francesco de’ Martini nel 1674) e l’altra di S. Lucia in Castello. La prima di esse, per comodità del ‘popolo’, impiega normalmente l’oratorio di S. Maria Maddalena Penitente, come è attestato nel 1689. Nel 1689 nell’oratorio di S. Lucia a Casciano si celebra la messa solo nei giorni delle rogazioni, dell’Ascensione e di S. Lucia. Dopo il 1689 l’oratorio di S. Stefano “extra moenia”, minacciando nuovamente rovina dopo l’ultimo restauro di un secolo prima, viene demolito.
    • 1705 ‐ 1744 (cenni storici carattere generale)
      • Agli inizi del Settecento, allorché nel 1705 è parroco dei Santi Bartolomeo e Stefano don Giuseppe Tattini e nel 1713 don Bernardino Taddei, viene soppressa l’originaria vecchia chiesa di S. Bartolomeo (o S. Bartolo), a navata unica e con un solo altare, divenendo un oratorio e luogo delle sepolture per il ‘popolo’ fino all’Ottocento. Dal 1744 diviene parroco dei Santi Bartolomeo e Stefano don Angelo di Matteo Gianni, che vi rimarrà per molti anni e sarà sepolto in chiesa. Per la quale viene dipinta la tela con il “Martirio di San Bartolomeo”, erroneamente datata al Seicento, ma posteriore al primo quarto del Settecento, copia dalla tela di analogo soggetto del pistoiese Pietro Marchesini, detto l'Ortolanino (1692-1757), ora conservata a S. Angelo a Legnaia (Firenze), databile al terzo decennio del XVIII secolo e a sua volta avente un immediato riferimento nel veneziano “Martirio di San Bartolomeo” dipinto dal Tiepolo verso il 1722
    • 1766 ‐ 1785 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1774 esiste nella chiesa di S. Maria Maddalena Penitente (l’oratorio originario o la chiesa tardocinquecentesca) un quadro secentesco raffigurante il “Convito in casa del fariseo”, attribuito al Passignano (1559-1638), ma in realtà opera del suo allievo Giovanni di Dionigi Nigetti (1573-1652), fratello del noto architetto Matteo. Nel 1785 il rettore della chiesa di S. Lucia in Castello, don Andrea Leoni (investito della parrocchia nel 1766), essendo l’edificio bisognoso di restauri, ottiene facoltà di celebrare anch’egli nell’oratorio della Compagnia di S. Maria Maddalena Penitente, ora chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano. Il vicario generale, monsignor Averardo Corboli, gli proibisce però di continuare i restauri della chiesa di S. Lucia.
    • 1787 ‐ 1795 (cenni storici sconsacrazione della chiesa di S.Lucia in Castello)
      • Nel 1787, sempre al tempo di don Leoni, il ‘popolo’ di S. Lucia in Castello è unito a quello dei Santi Bartolomeo e Stefano (quando è priore di quest’ultima chiesa sempre don Angiolo Gianni). La vecchia chiesa di S. Lucia, che minaccia rovina, è sconsacrata il 26 maggio 1787 a seguito del decreto arcivescovile del 2 aprile precedente e l’edificio è venduto ai Palmerini di Tignano. Le reliquie del Beato Davanzato sono traslate da S. Lucia in Castello nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano. Nel 1791, con il ripristino del convento dei Francescani al Borghetto di Tavarnelle (soppresso nel 1787), dove s’insediano i frati provenienti da Barberino, viene creata la nuova parrocchia “per servire alla popolazione del vicino Tavarnelle”, dove è traslata la vecchia sede parrocchiale già soppressa di S. Lucia in Castello e la chiesa prende la nuova doppia dedicazione ai Santi Lucia e Francesco
    • 1797 (cenni storici altare maggiore)
      • Nel 1795 per volere testamentario di Angiolo Guidi e Isidoro Cardini viene eretto il nuovo altar maggiore della prioria dei Santi Bartolomeo e Stefano, dedicato ai Santi Bartolomeo, Stefano e Maddalena.
    • 1814 ‐ 1840 ante (cenni storici campanile e campane )
      • Nel 1814 il parroco Paolo di Giuseppe Paoli (entrato nel 1810, che verrà sepolto in chiesa) fa erigere a Pietro Turchi (appartenente ad una famiglia locale di muratori del ‘popolo’ di S. Lucia al Borghetto) il campanile dei Santi Bartolomeo e Stefano. Il suo successore, don Giovan Battista di Gaetano Nebbiai, prima del 1840 fa fondere le campane a Carlo Moreni di Firenze (proprietario di una fonderia che aveva iniziato la sua attività ai primi del Settecento e che sarà la più importante fornitrice di campane delle chiese fiorentine e del contado fino al tardo Ottocento).
    • 1833 ‐ 1838 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1833 il ‘popolo’ dei Santi Bartolomeo e Stefano conta 725 anime. Nel 1838 il marchese Battista Pandolfini Covoni acquista l’ex oratorio di S. Lucia a Casciano e la riduce a casa colonica del podere annessovi. Allora nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano esistono due altari laterali: quello di destra dedicato alla Vergine del Rosario, quello di sinistra alla Madonna della Neve. Il patronato della chiesa spetta ai Tassinari. Il quadro attribuito al Passignano risulta allora essere stato spostato nell’oratorio di S. Bartolo, spettante al parroco pro tempore.
    • 1840 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1842 il parroco don Ferdinando di Giuseppe Fioretti da Firenze (entrato nel 1840), fa aprire un varco nella parete tra la chiesa e la sede della Compagnia di S. Maria Maddalena Penitente, sempre esistente di lato alla chiesa, ed in quest’ultima fa traslare le reliquie del Beato Davanzato, poste in un’urna lignea dorata sull’altare, restaurato ed abbellito. Nel 1846, per volontà del ‘popolo’ e del parroco don Fioretti, è realizzato un organo dalla ditta pistoiese di Filippo di Luigi Tronci (1795-1847), posizionato nella nuova cantoria in controfacciata; quello precedente invece era ubicato nel coro di chiesa. Nel 1847 il ‘popolo’ dei Santi Bartolomeo e Stefano conta 970 anime.
    • 1886 ‐ 1898 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1886 risulta essere parroco della chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano don Ademollo Martini; allora la parrocchia conta solo 500 anime. Nel 1898 è parroco don Faustino Pulidori.
    • 1906 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1906, per iniziativa di don Pulidori e dell’arcivescovo fiorentino Alfonso Maria Mistrangelo (1852-1930), si costituisce un Comitato, presieduto dal marchese Maurizio Mannucci Benincasa Capponi, per erigere una nuova chiesa, essendo la precedente (a navata unica) angusta per la popolazione e non presentando pregi artistici.
    • 1909 ‐ 1910 (cenni storici ricostruzione della chiesa )
      • Solo con il successivo parroco don Giovanni Benvenuti (entrato nel 1909) è iniziato il nuovo edificio e la prima pietra è benedetta dall’arcivescovo Mistrangelo l’8 maggio 1910, alla presenza del marchese Mannucci e della principessa Anna di Carlo Felice Barberini Corsini (1840-1911). La nuova chiesa a tre navate è progettata dall’architetto aretino Giuseppe Castellucci (1863-1939), ribaltandone l’asse di sviluppo rispetto alla precedente.
    • 1911 ‐ 1912 (cenni storici ricostruzione della chiesa )
      • Nel 1911 è demolita la vecchia chiesa con l’ausilio di tutti i paesani. Il parroco, per raccogliere il materiale necessario all’edificazione, organizza una processione per recarsi alla fornace delle non lontane Montigliane (memoria toponomastica del “praedium” romano di un Multillius) ad acquistare, ciascuno a proprie spese, il maggior numero di mattoni che può portare fino alla nuova chiesa. Le varie fattorie della zona forniscono rena e calcina, il pietrame è donato dai Baroncelli di S. Filippo a Ponzano. I lavori in cemento armato, il portale interno, le colonne e le trifore dell’abside sono eseguiti dalla Ditta Ildebrando Brandi & figlio Giovanni di Barberino.
    • 1913 (cenni storici consacrazione della nuova chiesa )
      • Nel 1913 Sestilio Nannoni dona alla nuova chiesa un tabernacolo rinascimentale in arenaria. Il 20 settembre 1913 l’arcivescovo Mistrangelo consacra l’edificio sacro, alla presenza del barberinese monsignor Eduardo Brettoni, vescovo di Reggio Emilia (1864-1945). L’antico e contiguo palazzo pretorio diviene la nuova canonica.
    • 1918 ‐ 1925 (cenni storici carattere generale)
      • La chiesa era stata inaugurata, ma non era completamente finita. i lavori si protraggono per molti anni, anche a causa la Prima Guerra Mondiale. Pietro Morini, parroco dal 1918, completa molti lavori alla chiesa ed alla canonica, in particolare fa realizzare le porte, i confessionali in stile gotico toscano, la grande vetrata al finestrone dell’abside (costata 6.000 lire e pagata dalla principessa Elisabetta Corsini, in memoria della madre Anna Barberini Corsini), gli affreschi interni ed esterni e l’ingrandimento della sagrestia e fa ultimare il prospetto su piazza Barberini, la facciata e gli infissi della canonica ed il relativo giardino. Nel 1925 i lavori sono completati e il 6, 7 ed 8 settembre, contemporaneamente ai festeggiamenti per il Beato Davanzato, è organizzata una grande festa, alla presenza di monsignor Giovanni Masera, Vescovo di Colle Val d’Elsa (1867-1926). Alcuni giorni prima era giunto di nuovo il cardinal Mistrangelo.
    • 1949 (cenni storici elevazione a propositura )
      • Nel 1949 la chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano viene elevata a propositura
    • 1960 ‐ 1970 (cenni storici carattere generale)
      • Dal 1960 diviene parroco don Roberto Manuelli (n. 1910) da Tavarnuzze. Nel 1970 la parrocchia conta 1.100 anime.
    • 1986 ‐ 1995 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1986 è unita a S. Bartolomeo la chiesa di S. Filippo a Ponzano. Nel corso degli Anni Ottanta avviene l’adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare. Nel 1993 la parrocchia conta 1.230 anime e in quell’anno ne diviene parroco don Dante Calonaci (1923-2006) da Scandicci, già parroco di San Severo a Legri (Calenzano) e canonico della basilica di S. Lorenzo a Firenze. Nel 1995 l’organaro Gianni Ferraresi (1939-2019) da Ferrara, un allievo di Giuseppe e Mario Strozzi, esegue un nuovo organo elettrico a 4 registri (Opus XXXV), realizzato in memoria di Corinna Del Corona Pacini.
    • 2009 ‐ 2021 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 2009 è restaurato il quadro con il “Convito in casa del fariseo”. Nel 2013 si celebra il centenario della consacrazione della chiesa; il 6 settembre monsignor Claudio Maniago presiede la Via Crucis, dopo avere benedetto le nuove Stazioni. Nel 2017 viene restaurata la tela secentesca con il “Martirio di San Bartolomeo” e nel 2021 l’affresco staccato con l’“Annunciazione”.

Adeguamento liturgico


    • presbiterio ‐ intervento strutturale (1980)
      • Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nel corso degli anni ’80. La mensa liturgica è posta al centro del presbiterio e consente la celebrazione rivolta verso i fedeli; dimensioni 296 cm 106 x 109 x (h). Altare in pietra artificiale, che poggia su dodici colonnini e su basamento duplice. Tabernacolo in arenaria, con sportello in ottone ed argento lavorato a sbalzo, posto sopra l’altare nella testata della navata laterale sinistra. Leggio in pietra artificiale posto sul lato sinistro del presbiterio; sul lato opposto è in uso un secondo leggio, di foggia analoga. Fonte battesimale a pianta ottagonale, in pietra artificiale e copertura in rame, posto nella navata sinistra, presso la controfacciata. Due confessionali lignei sono inseriti nelle pareti delle navate laterali, in posizione speculare.

🕊️ Dati e foto del giorno





Popolazione:BARBERINO VAL D'ELSA
Abitanti:1250
Parroco:REV. SLAWOMIR BOGUTYN
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