(FIRENZE) S. BARTOLOMEO NELLA BADIA A RIPOLI

📌 VIA DI RIPOLI 219 (FIRENZE), FIRENZE - 50126 (FI)
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🗺️Dove si trova la parrocchia?
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🔎Storia e dettagli della chiesa
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di San Bartolomeo nella Badia a Ripoli
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La chiesa di S. Bartolomeo nella Badia a Ripoli si trova nel Comune di Firenze. Sorge entro un contesto urbano. Il complesso comprendeva un ampio monastero (ad oggi di altra proprietà) ed è costituito dalla chiesa e dalla canonica, che vi sorge in adiacenza destra e sul retro. Più oltre sono un’area adibita ad usi ricreativi, il Centro Incontri (con locali parrocchiali al piano superiore), un teatro ed un nuovo edificio adibito all’accoglienza. La torre campanaria si erge sul lato destro della chiesa, centralmente. Sulle fiancate della chiesa si aprono due serie di tre monofore a doppio strombo. La facciata è a capanna, la pianta a croce latina.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta a croce latina con cripta. Nelle pareti del coro si aprono due accessi alle cappelle laterali. Dal transetto destro si accede alla sagrestia. Al centro della navata sono due pregevoli sportelli in ottone oltre i quali si accede alla cripta sottostante. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 30,40; lunghezza fino all'arco presbiteriale: m 23,80; lunghezza fino al transetto: m 18,80; larghezza totale del transetto: m 17,60; larghezza della navata: m 7,40.
- Facciata e portico
- La facciata a capanna, preceduta dal portico seicentesco, si presenta nella veste conferitale dopo i restauri conseguenti al terremoto del 1895. Sul colmo è una croce metallica. Sono a vista i conci in arenaria misti ad alberese e vi sono visibili due fasi distinte di costruzione: la più antica mostra un paramento murario fatto con bozze di calcare alberese chiaro disposte a filaretto, mentre la più recente, in corrispondenza del timpano del frontone, è stata realizzata con conci di pietra forte. La mostra della finestra circolare (al posto del precedente finestrone) è in cotto, la vetrata è a rulli. Il portico tripartito antistante, poggiante su colonne e pilastri tuscanici, ha una copertura a leggio che poggia su arcate in arenaria, le volte sottostanti sono a crociera, la pavimentazione è in cotto, Il portale architravato è in arenaria, il portone è ligneo. Ai lati del portale sono due stemmi seicenteschi dell'Ordine Vallombrosano e quello di un abate della famiglia Canigiani. Sopra l'ingresso una lapide ricorda la liberazione del 1452 dai patronati feudali
- Campanile
- Il campanile è a pianta quadrata; le pareti recano a vista i conci in arenaria. Un orologio qualifica la parete rivolta ad occidente. La cella campanaria ha quattro fornici centinati sormontati da oculi e tre campane, la copertura cuspidata è in laterizio ed è sormontata da banderuola e da una croce metallica.
- Interno
- L’interno della chiesa è a croce latina, con la navata che culmina nel presbiterio, al centro del quale è la mensa eucaristica marmorea e, sul retro, il coro ligneo con stalli lignei ottocenteschi, ove al centro è la sede. Nella parete tergale è collocato, sopra la cantoria lignea su due mensoloni, il pregevole organo secentesco. A sinistra è la tela del Sagrestani, sulla parete di destra, dove si trovava un altro dipinto del Sagrestani, è collocata l'opera d’ignoto di fine Seicento con “San Torello eremita”; il “Crocifisso” ligneo, collocato lateralmente a destra, è quello novecentesco del Parigi. L’arco del presbiterio reca a vista i conci in arenaria; il tabernacolo nel pilastro sinistro è in arenaria ed ha lo sportello ligneo. Le arcate del transetto, poggianti su semipilastri tuscanici, sono in arenaria, le epigrafi sono marmoree. Nella cappella laterale sinistra ha sede il tabernacolo marmoreo settecentesco, già sull'altare maggiore, posto al centro dell’altare, la cui mensa è in marmo. Il dossale presenta due colonne composite ed un frontone triangolare spezzato con busto mediano; vi si trova la tela della bottega di di Francesco Curradi (1570-1661), raffigurante la “Madonna in gloria con il Bambino tra cherubini e con cinque Santi”, tra i quali suor Domenica del Paradiso (1473-1553), opera da alcune fonti riferita a Benedetto Veli (1564-1639) – le cui opere principali sono custodite nell'abbazia di Passignano e nel museo della pieve di San Giovanni Battista a Cavriglia – e proveniente dal monastero della Crocetta. Sotto la mensa dell'altare è l’urna dorata seicentesca con il corpo del beato Benedetto da Cerreto, abate morto nel 1204. Nella cappella costituente il braccio destro del transetto sono posti il fonte battesimale in arenaria e la tela del Vignali all’interno del dossale retrostante, qualificato da colonne composite sorreggenti il frontone triangolare spezzato con busto centrale; di lato, entro due dossali recanti frontoni centinati spezzati, si trovano le due tele secentesche con il “Martirio di San Bartolomeo” ed il “Pentimento di San Pietro”. Nella parete di testata è una pregevole porta lignea, oltre la quale si accede alla splendida sagrestia. Gli altari laterali della navata, privi di mensa, qualificati da dossali con colonne ioniche e con frontone triangolare spezzato, sono in arenaria, come lo è il pulpito a sezione semipoligonale, posto nella parete destra. Al primo altre di destra si trova la tela del Veracini, al secondo il “Crocifisso” del Ferrucci e i “Santi” del Davanzati. Al primo altare di sinistra è la statua policroma della “Mater Dolorosa”; al secondo altare si trova la terracotta policroma secentesca della “Madonna con il Bambino”, attorniata dalla tela con i “Misteri del Rosario e Santi. Gli stemmi nei plinti sottostanti le colonne di questi altari sono dei Santi Giovanni Battista, Bartolomeo, Giovanni Gualberto e Benedetto. La balza perimetrale è tinteggiata in grigio. In controfacciata è una nicchia, con lesene laterali scanalate ed un frontone centinato spezzato recante al centro l’emblema bernardiniano, in arenaria come il busto del benefattore posto al suo interno, che, nell'Ottocento, finanziò il restauro dell'edificio; la bussola è lignea, a vetri piombati; le due acquasantiere a pila sono in marmo. Dalla base del campanile si accede alla cripta absidata, che si presenta a cinque navate di sei campate su colonne e con una copertura a crociere. La chiesa prende luce dalla finestra circolare in controfacciata, da tre strette monofore nella parete sinistra della navata e due analoghe in quella destra, Due ampie finestre di tipo termale romano, con vetrate policrome, sono aperte nelle pareti laterali del presbiterio; nel braccio sinistro del transetto, in testata, si trova una finestra a lunetta, anch’essa con vetrate policrome. L'altezza massima della navata è m 12,70, la minima m 11,00
- Elementi decorativi
- Dossali di quattro altari laterali in arenaria del Cinquecento e del Seicento; parti marmoree nell’altar maggiore settecentesco; ambone marmoreo con reimpiego di elementi settecenteschi; tabernacolo primocinquecentesco in arenaria; mostra d’organo seicentesca; dossali d’altari nelle due cappelle laterali; lapidi marmoree dal XVI al XIX secolo; nicchia con busto ottocentesco in controfacciata; affreschi tardocinquecenteschi e secenteschi; pulpito secentesco in arenaria.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto, di fattura recente, con mattoni rettangolari disposti a spinapesce.
- Coperture
- La copertura della navata poggia su sette capriate, con orditura primaria e secondaria lignee e con decorazione policroma neomedievale. Il presbiterio è voltato a crociera, così come il transetto e le cappelle laterali. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane. La cripta presenta volte a crociera.
- Pianta
Notizie storiche
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- 718 ca ‐ 790 (origini carattere generale)
- A Firenze sono esistite cinque abbazie, situate come una grande croce con un centro e i bracci rivolti verso i punti cardinali: in posizione mediana la Badia Fiorentina, a nord la Badia Fiesolana, a ovest la Badia a Settino, a sud l’Abbazia di S. Miniato e ad est la Badia a Ripoli. Quest’ultima, secondo una “chartula offertionis”, sarebbe stata fondata attorno al 718, ma il documento da taluni è riferito al monastero di S. Vincenzo a Galliano (Cantù, Como). Nella pergamena si dice che il monastero femminile, dedicato a S. Bartolomeo, sarebbe stato eretto agli inizi dell'VIII secolo dal longobardo Adonaldo I, duca di Liguria e di Toscana, in una zona detta Recavata presso la chiesa di S. Pietro. Il figlio di Adonaldo, Atropaldo, concede altri benefici al monastero e poi nel 790 i pronipoti (Adonaldo, Atroaldo e Adopaldo di Ariperto di Atropaldo di Adonaldo I) confermano alla badessa Eufrasia, loro zia, tutte le donazioni fatte dai loro antenati. RELS circa 718 REVS 790
- 1092 ‐ 1168 (cenni storici costruzione della chiesa romanica)
- Il 10 giugno 1092 alla prima comunità femminile risultano già subentrati i monaci benedettini. È allora abate Bernardo ed in seguito Gerardo, citato dal 15 febbraio 1121. I monaci, posti sotto il controllo del vescovo di Firenze, ricevono vari privilegi dai pontefici Anastasio IV nel 1153, Adriano IV nel 1156 e da Alessandro III tra il 1163 ed il 1168. È Adriano IV a porre il monastero alle dipendenze del vescovo fiorentino, benché esente dall’Ordinario, e il suo abate deve provvedere alla cura del ‘popolo’ e deve dare una libbra di cera l’anno all’episcopio. Sorge allora in luogo della primitiva chiesa una grande abbazia. La cripta absidata in origine ha un impianto a cinque navatelle con transetto e forse rappresenta quello che resta, almeno in pianta, della primitiva chiesetta longobarda.
- 1188 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1188 Gregorio VIII concede il monastero ai Vallombrosani, allontanando il precedente abate Ottaviano, ma mantenendo i monaci presenti che accettano la nuova regola. I Vallombrosani danno inizio alla bonifica del Pian di Ripoli.
- 1197 ‐ 1253 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1197 il capitolo di S. Bartolomeo elegge quale abate, dopo Jacopo, Benedetto da Chiusi e durante il suo governo l'abbazia godere di una notevole autonomia, malvista dall’episcopio ma sempre confermata dalla Santa Sede mediante l’“apostolica protectio”. Nel 1198 e nel 1204 Innocenzo III conferma il cenobio ai Vallombrosani. Nel 1205 muore l’abate Benedetto de’ Cerreti. I privilegi concessi sono confermati da Onorio III nel 1216, da Gregorio IX nel 1227 e da Innocenzo IV nel 1253.
- XIII fine ‐ 1275 (cenni storici carattere generale)
- Alla fine del Duecento la badia è assai ricca, tanto da avere un imponibile di 45 libbre annuali, ma riuscendo ad ottenerne l'esenzione. nel 1275 Gregorio X vi fa sosta, di ritorno dal secondo concilio di Lione. Il patronato sulla badia spetta ai Da Quona, parrebbe discendenti da Adonaldo I.
- 1310 ‐ XIV (cenni storici carattere generale)
- Nel Trecento l'autotomia dell'abbazia inizia a declinare. Nel 1310 è obbligata a pagare le tasse al vescovo, cui spetta sempre la conferma dell'abate eletto. Nel 1372 Gregorio XI concede all’abate Bartolo l’uso e il diritto dei pontificali (uso di almeno alcune insegne pontificali o “pontificalia insigna”). Viene eretto il chiostro.
- 1452 ‐ 1479 (cenni storici carattere generale)
- Il 18 agosto 1452 il vescovo Antonio Pierozzi (S. Antonino, 1389-1459) rimuove i Da Quona del ramo di Castiglionchio dal patronato sull’abbazia, i quali avevano intentato un contenzioso con i Vallombrosani inerente tale patronato. Nel 1469 Paolo II unisce la badia all’abbazia di Vallombrosa e la badia stessa dal 1473 funge da infermeria e residenza invernale dell’abate dell'Ordine. Tale unione è poi confermata da Sisto IV nel 1479.
- XVI ‐ 1585 (cenni storici tabernacolo, danni bellici, nuova sagrestia )
- Nel Primo Cinquecento è scolpito un tabernacolo in pietra serena. Durante l’assedio di Firenze del 1529-1530 l'abbazia è pesantemente danneggiata dalle truppe imperiali. Dal 1550 e fino alla soppressione del 1808 la badia diviene la sede del Generale dell'Ordine Vallombrosano. Nel 1585 la sagrestia è spostata nell’ubicazione attuale e in quell’anno Bernardino Poccetti (1548-1612) e la sua bottega vi affrescano alcuni medaglioni entro una fascia perimetrale, recanti “Santi e Beati vallombrosani”, circondati da grottesche, angeli e piccoli episodi o “Storiette” bibliche, realizzate a monocromo, che però parrebbero risalire al Seicento. Parte della decorazione si estende anche nel soffitto piano.
- 1597 ‐ 1598 (cenni storici parziale ricostruzione della chiesa )
- Nel 1597-1598 è demolita l'abside romanica della chiesa, è edificato il transetto e viene rifatta la pavimentazione. Come ricorda una lapide marmorea posta vicino al pulpito nel 1598, l'abate Erasmo è il promotore di tale rinnovamento. In seguito sono aperte nuove finestre, la navata è controvoltata e sono intonacati le pareti ed il campanile. Sempre nel 1598 il monaco Arcangelo Noringo fa erigere il secondo altare di destra e Marco da Pelago, Generale dei Vallombrosani, con la Compagnia del SS. Rosario, fondano il secondo altare di sinistra, dove è posta una terracotta policroma ovale raffigurante la “Madonna con il Bambino”, che la tradizione vorrebbe proveniente da Civitavecchia ed essere stata donata da un cardinale romano. Alla fine del Cinquecento-inizi del Seicento Nicodemo Ferrucci (1575-1650) dipinge per il secondo altare di destra un “Crocifisso”, mentre il monaco e pittore vallombrosano Alessandro Davanzati esegue alcuni “Santi”, copie da Andrea del Sarto.
- 1604 ‐ 1612 (cenni storici refettorio, altari laterali )
- Nel 1604 sempre il Poccetti affresca le “Nozze di Cana” nel refettorio del monastero. Nel 1612 viene eretto dall’abate Maurizio il primo altare di destra, dedicato ai Santi Michele, Giovanni Battista, Giovanni Gualberto e al cardinal Bernardo degli Uberti. Viene realizzato pure il primo altare di sinistra, dedicato alla Madonna.
- 1622 ‐ 1647 (cenni storici pulpito, organo, dipinti su tela )
- Nel 1622 viene costruito l’organo. Dopo la peste del 1630, in ringraziamento per lo scampato pericolo, viene riqualificata la cappella di S. Sebastiano nel transetto destro per iniziativa de Generale dell’ordine Vallombrosano Tommaso Davanzati ed è fatta eseguire a Jacopo Vignali (1592-1664) una “Madonna con il Bambino e i Santi Rocco, Sebastiano, Tommaso e Giovanni Gualberto”. A partire dal 1647 il pievano di S. Pietro a Ripoli inizia una causa per assoggettare la chiesa abbaziale alla pieve, ma la perderà. Sono dipinte da ignoti pittori un “Martirio di San Bartolomeo” ed un “Pentimento di San Pietro”. Nella prima metà del Seicento è realizzato anche il pulpito.
- 1664 ‐ 1690 ca (cenni storici portico, lapide marmorea, dipinti su tela )
- Nel 1664 è creato il portico esterno antistante la facciata. L’abate Giovan Francesco Luci pone una lapide memoriale marmorea in ricordo del Generale dei Vallombrosani Ascanio Tamburini da Marradi, deceduto nel 1666. Nel 1670 è consolidato il campanile. Nel 1690 è unita a S. Bartolomeo la chiesa di S. Marcellino al Paradiso. Nella seconda metà del Seicento attorno all’ovale della “Madonna con il Bambino” viene dipinta una tela siglata "GAB" e raffigurante i “Misteri del Rosario con i Santi Bartolomeo, Caterina da Siena, Francesco di Paola, Domenico e una Martire in adorazione”. A fine Seicento un ignoto pittore dipinge un “San Torello eremita”.
- 1706 ‐ 1731 (cenni storici dipinto su tela, altar maggiore )
- Nel 1706 Giovan Camillo Sagrestani (1660-1731) dipinge per il presbiterio due tele, delle quali una raffigura “Matilde di Canossa, consigliata dal cardinale San Bernardo degli Uberti, dona alla chiesa il suo feudo”. Nel 1731 viene eretto il nuovo altar maggiore, opera di Giovanni Franchi; il ciborio viene eseguito dal marmoraro fiorentino Francesco Ceroti o Cerroti, uno scalpellino fiorentino che sarà fatto venire a Roma da Clemente XII (papa dal 1730 al 1740) per la facciata in S. Giovanni in Laterano.
- 1744 (cenni storici dipinto su tela )
- Nel 1744 Agostino Veracini (1689-1762) dipinge per un altare laterale un “San Giovanni Gualberto che calpesta la Simonia e il Nicolaismo, tra Santi e cherubini”; ai piedi della scena principale sono una serie di santi a beati: il Beato Lanfranco, S. Pietro Igneo, S. Verdiana, il Beato Benedetto Ricasoli, il Beato Torello da Poppi, S. Atto Vescovo, Gregorio VII e S. Bernardo degli Uberti.
- 1746 (cenni storici ripristino della cripta )
- Nel 1746 è rimessa in funzione la cripta, che precedentemente era stata ridotta ad arsenale. Tali lavori sono diretti da Gaetano di Andrea Calamai. È creato un nuovo vestibolo, sono costruite due scale per accedere all'aula superiore (in seguito andate distrutte) e vengono tamponale le aperture lungo le fiancate.
- 1789 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1789 viene sepolto in chiesa Ottavio Cametti da Vercelli, docente per 42 anni all’università di Pisa e abate Generale dell’Ordine Vallombrosano.
- 1808 ‐ 1821 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1808 il monastero viene soppresso in conseguenza delle ordinanze napoleoniche e ridotto ad usi civili, mentre la chiesa viene eretta a parrocchia con un curato amovibile (vallombrosano) fino al 1821; le sue migliori opere d’arte sono traslate all’Accademia fiorentina di Belle Arti. Il patronato passa all’autorità regia. Nel 1816, con la Restaurazione, la badia è assegnata in dote per il ripristino di S. Trinita a Firenze, alcuni beni vengono comprati dai Piccardi, mentre la parte del monastero alla sinistra della chiesa diviene canonica.
- 1821 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1821 la chiesa viene secolarizzata dall’arcivescovo Pier Francesco Morali (1758-1826) ed il parroco reso inamovibile; dal 1823 è parroco don Giuseppe Nesi (m. 1849), che verrà sepolto in chiesa. Il patronato spetta al granduca “per le ragioni dei Monaci Vallombrosani”. La cripta è detta il Santo Sepolcro e vi si “fa il S. Sepolcro nella settimana santa”. Nel 1842 Giuseppe Aronni riqualifica la cappella di sinistra. Nel 1833 il ‘popolo’ di S. Bartolomeo conta 881 anime e nel 1847 sono 1.160.
- 1869 (?) ‐ 1886 (cenni storici carattere generale )
- Nel tabernacolo sulla cantonata della facciata nel 1869 sarebbe stato realizzato un dipinto, eseguito “dal professor Martellini”, ma se la citazione si riferisce a Gaspero martellini (1785-1857) la data è errata. Nel 1872 il grande prato murato antistante la chiesa viene trasformato in piazza. Nell’ex badia entrano le Suore Serve di Maria Santissima Addolorata dei Servi di Maria, che vi aprono una scuola elementare femminile, prima di essere sostituite nel 1886 dalle belghe “Sœurs de la Providence et de l'Immaculée Conception”, una congregazione fondata nel 1762 da Marguerite Lecomte (1737-1835), seguace ed allieva del beato Jean-Martin Moyë (1730-1793), le quali erano già presenti a Firenze in una casa di Borgo Pinti. Sempre nel 1886 è portato alla chiesa un portale ligneo proviene da quella fiorentina di S. Trinita.
- 1892 ‐ 1893 ca (vicende conservative intero bene)
- Nel 1892 il campanile crolla sulla chiesa e sulla canonica. I seguenti lavori di restauro sono diretti dall'ingegner Filippo Gomez Homen (m. post 1931) di Roma, di origini familiari spagnole, trasferitosi da Roma a Firenze, che, oltre al ripristino delle parti crollate, mette mano alla facciata, stonacandola, aprendovi un finestrone rettangolare e modificando il suo frontone.
- 1895 ‐ 1901 (cenni storici danni conseguenti al terremoto, nuova cappella )
- Con il terremoto del 18 maggio 1895 la chiesa subisce numerosi danni, ma concentrati soprattutto nei locali dell'ex convento. Le “Sœurs de la Providence et de l'Immaculée Conception”, che avevano istituito nell’ex badia un convitto femminile, tra il 1896 e il 1897, per il loro servizio, fanno erigere nei terreni già di pertinenza della vecchia abbazia la nuova, grande cappella neogotica del Sacro Cuore, ispirata alla cappella della casa madre a Namur in Belgio (oggi andata distrutta in seguito ad un incendio), su progetto dell'architetto Giuseppe Bartolozzi (noto 1879-1897) e dell'ingegner Picchioni (la cappella conserva vetrate policrome realizzate dalla nota ditta di Ulisse de Matteis ed alcuni affreschi nell’abside, opera della pittrice belga suor Marguerite Scanderley, risalenti al 1901.
- XX ‐ XX inizi (cenni storici statua)
- Agli inizi del Novecento è realizzata una statua della “Mater Dolorosa”.
- 1931 (vicende conservative intero bene)
- Nel 1931 viene restaurata la cripta, cercando di riportare alla luce l'aspetto romanico originario; in tale occasione è ristrutturata anche la chiesa, riportando alla luce il tetto a capriate. L'altar maggiore, assai più complesso ed esteso in altezza, viene depauperato.
- 1942 ‐ XXI inizi (cenni storici carattere generale )
- Nel 1942 C. Parigi scolpisce un “Crocifisso” ligneo. Il collegio delle suore belghe viene chiuso nel Dopoguerra, mentre le scuole continueranno ad essere da esse tenute fino agli inizi del XXI secolo, quando saranno cedute ad altra organizzazione.
- 1964 ‐ 1993 (cenni storici carattere generale )
- Del 1964 e fin’oltre il 1993 diviene parroco don Antonino Spanò (n. 1927) da Sciacca (Agrigento). Nel 1968 avviene l’adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare. Nel 1970 la parrocchia conta 4.050 anime e nel 1993 sono 5.800.
- 1985 ‐ 2004 (vicende conservative campanile)
- Nel 1985 è restaurato il campanile dall'architetto Giuseppe Bracchetti, poi autore della cappella della casa di riposo”Piccola Betania”, inaugurata nel 2004.
- 718 ca ‐ 790 (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1968)
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nel 1968. La mensa liturgica posta al centro del presbiterio consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. Altare con la mensa in marmo che poggia su due basamenti laterali. Tabernacolo in marmi policromi, con sportello in lavagna ed ottone, posto al centro dell’altare nella cappella laterale sinistra. Sede lignea addossata centralmente alla parete tergale del presbiterio. Ambone marmoreo con reimpiego di elementi settecenteschi posto nel presbiterio, sul lato sinistro. Fonte battesimale in arenaria, a pianta circolare e copertura in ottone, posto in cappella laterale destra. Due confessionali lignei sono inseriti nelle pareti laterali del transetto.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1968)
📿 Immagine e dati del giorno
| Popolazione: | FIRENZE |
| Abitanti: | 5350 |
| Parroco: | REV. ROBERT SWIDERSKI |
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