(CAMPI BISENZIO) S. DONNINO A CAMPI

🚩 VIA DI TRENTO 191 SAN DONNINO A CAMPI (CAMPI BISENZIO), CAMPI BISENZIO - 50013 (FI)
⌛ Messe in S. DONNINO A CAMPI – Orario
In questa pagina potrai guardare gli orari delle eucaristie all’interno della chiesa in questo 2026, con la differenziazione degli orari durante tutti i giorni, sia nei giorni lavorativi, i giorni festivi o le giorni antecedenti una festività.
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📍Come raggiungere la parrocchia?
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ℹ️Dettagli della parrocchia
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di San Donnino a Campi
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La chiesa di S. Donnino si trova nel Comune di Campi Bisenzio. Sorge isolata in via Trento, 191. Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla canonica, posta in adiacenza destra; sul lato sinistro è la sede dell'ex Compagnia di S. Jacopo, sul retro si trova la torre campanaria. I rivestimenti esterni sono ad intonaco tinteggiato in ocra. Sul fronte il sagrato è coperto da asfalto. La facciata è a salienti, la pianta ad aula.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta ad aula. Nella scarsella il portale di destra dà accesso alla sacrestia, sul lato opposto è ubicato l'accesso ad un vano adibito a ripostiglio. Al centro della parete destra è una porta che dà accesso all'adiacente cappella di S. Jacopo; sul lato opposto, in posizione speculare, la porta dà accesso ai locali parrocchiali. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 33,00; lunghezza fino all'arco trionfale: m 24,60; larghezza della navata: m 8,20.
- Facciata
- La facciata è a salienti, intonacata. Sul lato sinistro è la cappella della Compagnia di S. Jacopo con una piccola tettoia sopra la porta; la cornice d'imposta delle coperture è in cotto, con triplice ricorso di mattoni disposti di punta, sul colmo è una croce metallica. Il simbolo bernardiniano è in arenaria, la mostra della sottostante finestra circolare è in pietra artificiale. Il portico che precede la facciata si articola in tre campate voltate a crociera, con le colonne tuscaniche, i capitelli, i peducci delle volte e le mostre dei portali in arenaria, I portali laterali che sono di minore dimensione e sormontati da un frontone triangolare (nel timpano di quello di sinistra è l'arme in pietra dei Mazzinghi); recano nel fregio della trabeazione l'iscrizione "UGOLINUS MAZZINGUS IACOBI FILIUS PIE POSUIT ANNO DOMINI 1593". Il portale centrale è architravato con un piccolo stemma dei Mazzinghi sovrastante. Il portone è ligneo, chiodato, anche quelli laterali sono lignei.
- Campanile
- Il campanile è a pianta quadrata, con la cella a quattro fornici ed altrettante campane azionate a corda; la copertura è a cuspide con un rivestimento in rame; sul colmo è una croce metallica.
- Interno
- L’interno è a pianta rettangolare, ad aula culminante nel presbiterio, che reca al centro l’altar maggiore alla romana in quadricromia di marmi policromi, con due gradi e con il tabernacolo qualificato da colonnini ionici, da uno sportello metallico (recante a sbalzo il Calice e l'Ostia raggiata) e da una cupoletta ricoperta a squame di pesce, sovrastato da un Crocifisso e preceduto da tre scalini marmorei, e la mensa eucaristica in arenaria che poggia su balaustri settecenteschi di riuso. Il presbiterio è rialzato di un gradino in arenaria, la cui alzata è prolungata verso l’aula con una pedana lignea. L’area absidale ha pianta quadrata; tutte le scansioni architettoniche (portali frontonati, mostre delle arcate, arcone presbiteriale) paiono in pietra artificiale (salvo riscontri diversi che emergano in sede di ricerche storiche). Nella parete tergale della scarsella è collocato in organo entro una trifora novecentesca con archi a pieno centro su pilastrini tuscanici; sulla parete destra è collocato un Crocifisso su croce raggiata settecentesca. Sul lato destro del presbiterio è posto il fonte battesimale in arenaria, con la vasca circolare su un fusto a colonna e con la copertura in rame. Nella parete destra del presbiterio il tabernacolo per gli oli è in arenaria e ha uno sportello ligneo. Alle pareti dell’aula sono addossati, in posizione speculare, sei altari in arenaria, tre per parte, provvisti di mensa poggiante su mensole a voluta (i due mediani con teste alate di cherubini) e di dossale con semicolonne composite, sormontato da un frontone centinato e spezzato, recante festoni e una testa alata di cherubino nel fregio della trabeazione. Sul primo altare di destra è posta una statua di "Sant'Antonio da Padova con il Bambino Gesù", sul secondo quella del "Sacro Cuore di Gesù" e sul terzo quella di una "Madonna con il Bambino". Il primo altare è quello riedificato nel 1736 dal padre Moretti, il secondo, dei Picchianti e dedicato a S. Antonio da Padova e al SS. Rosario. Sul primo altare di sinistra si trova la statua di "San Giuseppe con Gesù Bambino", sul secondo un Crocifisso tra i due Dolenti in terracotta e sul terzo l'Immacolata Concezione. Il primo altare è quello che era dedicato a S. Benedetto, totalmente ricostruito nel 1736 dal Mazzinghi e dal Veracini. Il secondo altare è quello del SS. Crocifisso di patronato anch'esso dei Picchianti, eretto con l'ausilio del materiale fornito dalla Compagnia del SS. Rosario e da Zanobi Mazzinghi. Al centro della parete destra è un portale in arenaria che dà accesso alla cappella di S. Jacopo, nella cui lunetta è una pittura murale novecentesca esprimente "Santa Teresa". Due confessionali lignei sono addossati alle pareti laterali, presso la controfacciata. In controfacciata la bussola è lignea, l’acquasantiera sul lato sinistro è in marmo. La chiesa prende luce dalla finestra circolare con vetrata policroma in controfacciata, da otto monofore centinate aperte nelle pareti laterali (l’ultima nella parete sinistra è cieca) e da tre le finestre circolari con vetrate policrome aperte nelle pareti dell’area absidale. L'altezza massima della navata è m 12,60, la minima m 11,20. La contigua sede della Compagnia reca un altare con dossale qualificato da colonne dai capitelli dorati che sorreggono un frontone centinato spezzato e risaltato, recante al centro l'emblema bernardiniano; in esso è l'immagine di "Sant'Jacopo".
- Elementi decorativi
- Dossali e mense degli altari laterali in arenaria, altar maggiore in marmi policromi.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto con mattoni quadrati disposti in diagonale.
- Coperture
- La copertura dell’aula poggia su cinque capriate, con orditura primaria e secondaria lignee e scempiato in cotto. Il manto è in coppi e tegole piane. La scarsella è voltata a crociera. La sede della Compagnia è coperta con un solaio misto legno-laterizio.
- Pianta
Notizie storiche
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- IX (origini carattere generale)
- La chiesa di S. Donnino a Brozzi, dedicata al santo che nel Medioevo ebbe grande fama di taumaturgo, in origine monastica e nel plebato di S. Giuliano a Settimo, dovrebbe risalire al IX secolo. Un documento (noto tramite una copia del 1328, che il Tiraboschi riferisce invece al 1346) testimonierebbe la sua esistenza nell'866, al tempo di Ludovico II il Giovane. In esso il presbitero Doneziano di Uttone (Ottone), d'origini germaniche (dei Mazzinghi?) e che ne aveva ereditato il patronato dal padre nell'852, esprime la volontà testamentaria di donarla alla chiesa di S. Pietro a Roma, con quelle dei monasteri di S. Cresci a Campi (di fondazione imperiale) e di S. Pietro a Lecore nel plebato di Signa (da lui stesso fondato) con tutte le loro pertinenze. Si pongono cioè i tre monasteri sotto la diretta "apostolica protectio" del Papato. Se Roma non avesse accettato uno di questi monasteri, questo avrebbe dovuto pagare il censo invece che a Roma al monastero di S. Silvestro a Nonantola.
- XI ‐ 1046 (cenni storici carattere generale)
- Fino al 1046 la chiesa, "iuxta fluvium Arnum", dipende direttamente da Roma e non dal vescovo fiorentino e il complesso costituisce l'alloggio dei legati pontifici. In quell'anno viene concessa da Gregorio VI a Rolando, canonico di S. Reparata, per la sua fedeltà, che deve pagare al Palazzo Apostolico una "pensio" (tassa, affitto) annua di un solido d'oro. Rolando, figlio di Gottifredo e nipote di Rodolando (fratello di Gottifredo), "illustre per la pietà, e di grande stima e fama", preposto del Capitolo fiorentino dal 1038 al posto di Rozzone, è vicino a papa Gregorio VI e in quel 1046 si dice avere verso di lui debiti di riconoscenza. Egli nel 1040 aveva donato vari beni allo Spedale di San Giovanni (fondato dal padre) e alla vicina pieve di S. Reparata per l'erezione di un altare all'interno della pieve, dedicato a S. Giovanni Evangelista; tra questi era compresa "integram meam portionem de ecclesia Sancti Remigii". S. Donnino è assegnata al piviere di S. Martino a Brozzi.
- XI ‐ 1111 (cenni storici carattere generale)
- In seguito la chiesa è inclusa in un elenco delle proprietà della corona imperiale; Il Lami, riportando notizie già scritte da Scipione Ammirato e dall'abate Felici, ricorda che nel 1111, al tempo dell'imperatore Enrico V, la chiesa è di patronato di Guittone e Roberto del fu Guglielmo e di Lottiero del fu Rinaldo de' Mazzinghi, che l'avevano ereditato dai loro progenitori, ai quali l'aveva concesso l'imperatore, fondatore del monastero annesso di S. Donnino (ma in tale documento risultante anche il fondatore degli altri due posti nei plebati di Campi e di Signa). Il Lami ricorda che l'imperatore Enrico II il Santo nel 1015 aveva vestito cavaliere Mazzingo di Tegrino detto Forte de' Mazzinghi e forse si tratta di quest'ultimo come fondatore, ma ciò contrasterebbe con il documento dell'866. La chiesa è allora sempre sotto la protezione della Santa Sede apostolica. I tre patroni lasciano per testamento tale patronato ai loro discendenti maschi. L'edifico forse è allora ampliato.
- 1198 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1198 i Mazzinghi rivendicano i diritti di patronato sulla chiesa, che sono loro concessi o meglio riconcessi da papa Adriano IV e confermanti dal cardinal Pandolfo di Pietro da Lucca Mosca (1140/1145-1210,cui spesso è attribuito erroneamente il cognome "Masca"), legato pontificio. Durante il patronato dei Mazzinghi l'edificio viene ristrutturato.
- 1260 ‐ 1276 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1260 alcuni facinorosi devastano le case che gli Abbati hanno nel 'popolo' della chiesa di S. Donnino e dei quali sono anche case e torri nel 'popolo' di S. Remigio. Nella decima pontificia del 1274/1276 la chiesa è definita essere una canonica. La chiesa è posta lungo una delle più importanti vie di collegamento con Pistoia, dove si sviluppa, durante il XIII secolo, il culto delle reliquie di San Jacopo (S. Giacomo Maggiore di Compostela). Per la fortuna della chiesa è fondamentale il culto di S. Donnino, quando richiama molti malati che si recano a pregare per l'intervento del Santo guaritore.
- 1336 ‐ 1398 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1336 la chiesa compare nei documenti già con il titolo di prioria. È allora priore prete Bonaccorso. Nella seconda metà di quel secolo è realizzato un polittico di Scuola fiorentina, attribuito al Maestro di Barberino (noto 1350-1375/1380), raffigurante la "Madonna in trono con il Bambino tra Sant'Antonio Abate, Santa Caterina d'Alessandria, San Giuliano e un'altra Santa" (1350/1370), con "San Donnino e San Giovanni Battista" ai lati e "Storie della vita di San Donnino" nella predella (1385/1390), attribuiti a Giovanni del Biondo (noto 1356-1398). Pare che fossero allora patroni della chiesa anche i Carboni. Nel 1398 è priore prete Barnaba di Giovanni.
- XV ‐ XVI (cenni storici carattere generale)
- Fin dal XV secolo esiste la Compagnia di S. Jacopo. Fra Quattrocento e Cinquecento la chiesa è costituita in commenda e spetta anche al commendatario Benedetto Accolti di Arezzo, ma non è chiaro se si tratti di Benedetto di Michele Accolti il Vecchio (1415-1464), il noto umanista e giureconsulto, oppure (ma assai meno probabilmente) di Benedetto di Michele Accolti il Giovane (1497-1549), suo nipote e cardinale, oppure ancora di Benedetto di Piero Accolti, cugino del precedente, che nel 1564 ordì una congiura contro Pio IV e venne giustiziato.
- 1585 ca ‐ 1596 (cenni storici carattere generale)
- Sul finire del Cinquecento la chiesa viene rialzata di circa 80 centimetri per limitare i danni delle continue inondazioni. Secondo alcune fonti ciò avviene sotto la direzione dell'architetto Alfonso Parigi il Vecchio (circa 1535-1590). Al 1593 risalgono i portali esterni, datati e realizzati per volontà di Ugolino di Jacopo Mazzinghi, e su due di essi è apposta l'arme dei Mazzinghi stessi ("d'azzurro, a tre mazze d'arme rovesciate d'argento, anellate di rosso, ordinate l'una accanto all'altra"). Contestualmente viene eretto il loggiato antistante, qualificato da colonne tuscaniche. Nel 1596 l'arcivescovo fiorentino Alessandro Marzi Medici (1557-1630) consacra la chiesa e le conferma il titolo di prioria. Dalla fine di quel secolo la Compagnia di S. Jacopo possiede una propria sede con un annesso piccolo 'spedale' per pellegrini.
- XVII (cenni storici carattere generale)
- Tra Seicento (1635) e Settecento sono ricostruiti alcuni altari di chiesa. Cosimo Daddi (circa 1550-1630) dipinge un'"Adorazione dei pastori" e forse Matteo Rosselli (1578-1650) esegue un "Martirio di San Donnino". Viene rifatto anche l'altare della sede della Compagnia di S. Jacopo.
- 1736 ‐ 1740 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1736 Luigi Mazzinghi, patrono, ed padre Benedetto Maria Veracini, rettore, commissionano la ricostruzione dell'altare di S. Benedetto, già di patronato degli Stiatti. Nel medesimo anno il rettore di un'altra 'cappella', P. Giuliano Moretti, ridecora l'altare di suo patronato e lo dota di una nuova mensa sorretta da due mensoloni "perite caelati", cioè finemente scolpiti. Nel 1740 è realizzata la balaustra presso l'altar maggiore (anch'esso verosimilmente ricostruito in quel tempo) a spese di don Veracini ed è apposto uno stemma sul lato della canonica. In quel secolo viene dipinto per l'altare della Compagnia un "Sant'Jacopo Maggiore".
- 1814 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
- Dal 1814 e fin'oltre il 1847 è parroco di S. Donnino don Giovan Francesco Landeschi. Il patronato spetta al Granduca "per cessione della famiglia Mazzinghi". "Vi si trova una mandibula [sic!] di S. Donnino in una teca ben grande di somma venerazione del popolo, che fu regalata dai Medici [...]. Di più un Crocifisso, detto della Misericordia, di pasta antica [...] esistente all'altar laterale [...] da epoca remota [...]. Finalmente due reliquiari con loro teche filettate di ottone, che una contiene le ossa di S. Fulgenzio Martire, e l'altra S. Liberto Martire, regalate dalla Casa Mazzinghi" (Luigi Santoni). Annessa alla chiesa esiste la sede della Compagnia di S. Jacopo Apostolo. Nel 1833 il 'popolo' di S. Donnino conta 1.680 anime, nel 1847 sono 1.852
- 1898 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1898 è parroco di S. Donnino don Zenone Carloni.
- 1935 ca ‐ 1938 (cenni storici carattere generale)
- Al tempo del parroco don Ettore Martelli, la chiesa è oggetto di un profondo rimaneggiamento, conclusosi nel 1938, durante il quale sono distrutti l'abside e la cantoria, permanendo solamente i vecchi altari. Il progetto si deve al padre francescano Raffaello Franci (1887-1963). Esiste una lapide, apposta all'interno della chiesa, che ricorda la conclusione dei lavori. In tale occasione si costituisce l'Opera della chiesa per la sua manutenzione.
- 1940 ‐ 1970 (cenni storici carattere generale)
- Dal 1940 è parroco don Rizieri Frisoni (n. 1912) da Empoli, che lo sarà ancora nel 1970
- 1966 ‐ 1970 (cenni storici carattere generale)
- A causa dei danni provocati dall'alluvione del 1966 è nuovamente restaurata; le opere d'arte danneggiate, anch'esse restaurate, si trovano dagli Anni Novanta nel Museo di Arte Sacra di San Donnino presso la chiesa di Sant'Andrea a San Donnino. Nel 1970 la parrocchia conta 1.340 anime.
- 2000 (vicende conservative pitture su tela)
- Nell'autunno del 2000 sono state ricollocate sulle due pareti della navata, verso la zona presbiteriale, l'"Adorazione dei pastori" ed il "Martirio di San Donnino".
- IX (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1980 (?))
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare realizzato nel corso degli anni ’80. Al centro del presbiterio è stata collocata una mensa eucaristica in arenaria che poggia su balaustri di riuso e consente la celebrazione rivolata verso i fedeli; dimensioni indicative cm 95 x 228 x 100 (h). Tabernacolo in marmi policromi, con sportello in ottone lavorato a sbalzo, posto al centro dell’altare maggiore davanti al quale la sede, mobile, è lignea. Leggio in arenaria, collocato sul lato sinistro del presbiterio, sul lato opposto il fonte battesimale è in arenaria, con vasca circolare su fusto a colonna e copertura in rame. Due confessionali lignei sono addossati alle pareti laterali, presso la controfacciata.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1980 (?))
✝️ Informazioni e immagine del giorno
| Popolazione: | CAMPI BISENZIO |
| Abitanti: | 1200 |
| Parroco: | REV. GILBERT LOUIS SHAHZAD |
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