(FIRENZE) S. FELICE IN PIAZZA A FIRENZE

Índice
  1. 🕎 Messe in S. FELICE IN PIAZZA A FIRENZE – Orario
  2. 🗺️Come posso trovare la chiesa?
  3. 📖Descrizione della parrocchia
  4. Descrizione
  5. Notizie storiche
  6. Adeguamento liturgico
  7. 🕊️ Istantanea e informazioni del giorno

🕎 Messe in S. FELICE IN PIAZZA A FIRENZE – Orario

In questa pagina potrai guardare gli orari delle celebrazioni all’interno della messa in questo 2026, con la varietà degli orari durante tutti i giorni, sia nei giorni feriali, i festivi o le giornate precedenti a una festa.

Oggi Martedì 15 settembre 2026, l'orario della messa è: 18:00

Lunedì 18:00
Martedì 18:00
Mercoledì 18:00
Giovedì 18:00
Venerdì 18:00
Sabato 08:30
Domenica 11:00

🗺️Come posso trovare la chiesa?

Se cerchi riferimenti per trovare la messa, più in basso potrai consultare la mappa insieme a segnalazioni per non avere alcuna difficoltà a giungere a questo tempio.

📖Descrizione della parrocchia

Descrizione


  • Tipologia

    chiesa

  • Qualificazione

    parrocchiale

  • Denominazione principale

    Chiesa di San Felice in Piazza

  • La chiesa di San Felice in Piazza si trova a Firenze, nel Quartiere di Santo Spirito, Oltrarno. Prospetta sulla piccola piazza omonima, in angolo tra via Mazzetta e via Romana.
    All'esterno la facciata presenta una muratura a filaretto non isodomo, all'interno è intonacata. La pianta si articola su unica navata con tre cappelle terminali.

    • Pianta
      • La chiesa, con asse di sviluppo nord-nordovest/sud-sudest, ha pianta assai allungata, frutto delle varie addizioni nel corso dei secoli (XI, XIII, XIV e XV) suddivisa in due distinti settori: il primo, posto al di sotto del coro già delle suore domenicane, è suddiviso in tre navate divise da due file ciascuna di quattro colonne, il secondo è a navata unica terminante con tre cappelle rialzate (la scarsella rettangolare di maggiori dimensioni e due cappelle laterali). Dal presbiterio, a destra, si ha l'accesso alla sacrestia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 55,00, lunghezza fino all'arco trionfale: m 45,40, larghezza totale: m 14,00.
    • Facciata
      • La facciata quattrocentesca è a capanna, in conci di pietraforte lisci disposti a filaretto non isodomo, inquadrata da due lesene angolari lisce recanti lo stemma della famiglia Lippi, committente dell'opera. In posizione mediana è un portale strombato qualificato da due paraste laterali con originali capitelli corinzi a due ordini di foglie d'acanto e un fiore dell'abaco su uno stelo fogliato che rammenta un candelabro a sette bracci, richiamandosi alla Menorah ebraica e quindi al Tempio di Salomone, sovrastato da una lunetta finestrata centinata terminante in volute laterali. Il portone ligneo quattrocentesco a due ante reca specchiature con grandi rosoni. Di lato al portale si trovano due monofore centinate, al di sopra di esso un oculo. La facciata è conclusa da un frontone con cornicioni su mensolette (quello orizzontale su due ordini di mensolette). Al centro del timpano è un piccolo oculo. Il prospetto settentrionale è in conci non isodomi, qualificato da quattro monofore gotiche e dall'accesso laterale alla chiesa, con frontoncino centinato e spezzato, preceduto da una scaletta a doppia branca speculare.
    • Campanile
      • Il campanile è vela, intonacato, con quattro campane elettrificate, posto presso l'area presbiteriale della chiesa, verso nord-nordovest.
    • Interno
      • Nel suo complesso la chiesa è attualmente un esempio di edificio gotico ampiamente rimaneggiato durante il Rinascimento. L'interno è articolato in due settori: il primo, al di sotto dell'ex coro conventuale cinquecentesco, è qualificato da tre navatelle divise da colonne tuscaniche sorreggenti dodici volticciole a crociera e vi si trovano quattro altari seicenteschi per lato; i quattro altari di sinistra ed il secondo, terzo e quarto di destra hanno semicolonne corinzie sormontate da frontoni triangolari risaltati; il primo, già di patronato di marco Bogi, presenta invece colonne corinzie dai capitelli di ascendenza ancora manierista dove teste di cherubino sono inserite al posto della consueta rosetta. Il secondo settore occidentale, a nave unica, è contraddistinto da una copertura a capriate e da tre altari per lato; il primo ed il terzo di sinistra (quinto e settimo computando tutti gli altari a sinistra) hanno rispettivamente semicolonne tuscaniche e corinzie, sormontate da trabeazione, senza più il frontone originario cinquecentesco; il secondo (sesto), quattro-cinquecentesco, presenta colonne dai capitelli compositi di ascendenza michelozziana (con foglie d'acanto ricadenti sul collare), sormontato da un arco a pieno centro con intradosso cassettonato e rosoni, simile a quello nella cappella Quaratesi in San Niccolò Oltrarno. Il secondo (sesto) di destra è formalmente simile a quello speculare di sinistra, salvo presentate colonne corinzie con fusto strigilato e rudentato; del primo ed del terzo (quinto e settimo) sono rimaste le sole mense dopo il rinvenimento degli antichi affreschi. Lungo la parete sinistra si trova il pulpito ligneo, attualmente non praticabile. Sopraelevato di tre gradini è il settore presbiteriale, con la scarsella mediana coperta da una volta a vela e due cappelle laterali. L'arcone del presbiterio, quattrocentesco, possiede lesene laterali strigilate e rudentate sormontate da un dado e sorreggenti l'arco a pieno centro; le due cappelle laterali hanno più semplici archi a tutto sesto: quella di destra ha le pareti e la cupoletta interamente rivestite di pitture novecentesche ed un tabernacolo neogotico sopra l'altare; quella di sinistra presenta motivi di decorazione a tessuto e figure nella vela. In controfacciata sono la bussola, alcuni affreschi con una Natività fra Santi e le lapidi parietali con busti del 1726 e del 1734 (quest'ultima ricorda l' empolese Giuseppe Del Papa, 1648-1734, primo medico del Granduca e autore di vari trattati). La chiesa prende luce da quattro monofore gotiche e neogotiche nella parete laterale destra, da una bifora nell'abside, da due monofore ciascuna in una delle cappelle laterali e da una finestratura centinata in controfacciata. L'altezza massima della navata (secondo settore verso il presbiterio) è m 16,50, la minima m 14,92. Al di sopra del primo settore della chiesa è l'ex coro delle suore suddiviso da colonne ioniche, frazionato in due saloni attualmente non più comunicanti, uno ad uso alla parrocchia (verso la facciata), l'altro ad uso delle suore domenicane di San Pier Martire (verso la chiesa).
    • Elementi decorativi
      • Pulpito ligneo, affreschi trecenteschi, quattrocenteschi e novecenteschi.
    • Pavimenti e pavimentazioni
      • La pavimentazione è in cotto arrotato a crudo con mattoni disposti in diagonale nel primo settore, rettangolari a liscapesce nel secondo. Nell’area presbiteriale la pavimentazione è sempre in cotto arrotato, ma in mattoni rettangolari sfalsati di 1/2.
    • Coperture
      • Il primo settore a tre navatelle è coperto da volticciole a crociera, il secondo settore dal tetto su capriate lignee con passaggio mediano, le cappelle da volte a vela. Il tetto è a capanna, ma il settore in corrispondenza dell'ex coro delle suore presenta il colmo rialzato rispetto al settore nordorientale più prossimo al presbiterio.

Notizie storiche


    • XI ‐ XII (origini carattere generale)
      • Le prime notizie sulla chiesa di San Felice in Piazza sono del XII secolo, anche se è certamente di origini più antiche, risalendo almeno all'XI secolo (le notizie relative al 1066/1073, spesso citate, si riferiscono però ad altra chiesa). L'edificio sacro, prima forse collegiata con canonici e quindi di pertinenza di un monastero benedettino nonantolano, era posto lungo la strada d'origini etrusche che dal ponte sull'Arno conduceva verso Volterra e verso Siena, presso la platea emergente tra le paludi costituenti il bacino d'espansione del fiume ai piedi delle alture di Boboli. La zona è soggetta ad una più intensa edificazione a partire dalla metà dell'XI secolo e nel 1057 la località è detta "Platitia", corruzione di platea, e si estende dal ponte fino alla zona dove sorge la chiesa.
    • 1115 (origini carattere generale)
      • San Felice in Piazza è creata chiesa parrocchiale forse nel 1115. La chiesa originaria doveva essere rivolta verso nord-nordovest, a pianta forse basilicale absidata (rimangono alcune piccole monofore lungo la parete nordorientale, di probabile pertinenza dell'originaria navata sinistra), e, secondo talune fonti, aveva fin da allora una torre campanaria a base quadrata posta lungo quest'ultima parete, in direzione orientale, documentataci nella quattrocentesca Carta della Catena, ma che pare essere quasi certamente una costruzione trecentesca.
    • 1154 ‐ 1173 (cenni storici carattere generale)
      • San Felice risulta documentata verso la metà del XII secolo, secondo le principali fonti da quando, in un atto notarile del 1154, risulta essere una prioria monastica (il documento è rogato "in Claustro Sancti Felicis", essendo priore della chiesa un dom Nicholaus). In realtà, già l'11 marzo 1147 il vescovo fiorentino Atto II emana una sentenza per la quale il rettore della chiesa, prete Bernardo, riconosce come patrono della sua chiesa il monastero di San Silvestro a Nonantola, che non dipende pertanto da quello di San Pier Maggiore, ma è già allora legato a Nonantola, sebbene non vi fossero ancora monaci nonantolani. Nel 1173 San Felice possedeva beni che da Varlungo (torrente Africo) si estendevano fino al torrente "et a flumine Arni usque ad stratam Guidiggam [strada dei conti Guidi?]") e che quell'anno saranno alienati dall'abate di Nonantola, confermandoci la definitiva dipendenza da Nonantola. Allora è oramai documentata la consolidata esistenza di un "burgus de Placza".
    • 1191 ‐ 1200 (cenni storici carattere generale)
      • La dipendenza del monastero da quello di Nonantola è confermata da Celestino III nel 1191. Rappresenta la principale dipendenza nonantolana a Firenze. L'abate nonantolano Bonifacio dissipa i beni di pertinenza di San Felice in Piazza, monastero che risulta estremamente povero nel 1200.
    • 1221 ‐ 1253 (cenni storici carattere generale)
      • Il 6 novembre 1221 la chiesa viene consacrata solennemente dal cardinale Ugolino d'Anagni vescovo d'Ostia e di Velletri, legato pontificio. Forse la consacrazione sancisce il termine di una ricostruzione della chiesa e di un suo ampliamento, con facciata probabilmente sempre rivolta verso l'odierno borgo Tegolaio. Nel 1231 vanamente il vescovo di Firenze Ardengo Trotti cerca di sottoporre a decima la chiesa di San Felice, che già allora risulta essere anche parrocchiale. La dipendenza da Nonantola sarà confermata nuovamente da Innocenzo IV nel 1253.
    • 1258 (cenni storici carattere generale)
      • Le mura d'Oltrarno del 1258 inglobano il borgo di Piazza, ma non la chiesa di San Felice, che resta fuori, sebbene ad mœnia. Pare inverosimile che allora esistesse una torre campanaria lungo la parete settentrionale della chiesa, posta in estrema vicinanza e parallelamente alle mura urbane.
    • 1283 ‐ 1290 (cenni storici carattere generale)
      • Negli anni 1283-1290 è priore Anselmo, vicario generale in Toscana della badia di Nonantola, che nel 1290 redige un inventario di tutti i beni mobili ed immobili del monastero.
    • 1303 (cenni storici carattere generale)
      • Verso il 1303 è realizzato il grande Crocifisso su tavola di ambito giottesco.
    • 1313 ‐ 1327 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1313 il monastero è assai ricco, ma il priore Michele di Ubertino de' Notari da Modena lo porta ben presto in rovina già nel 1314. Verrà rimosso nel 1315, subentrandogli come rettore il bolognese Senesio di Guidotto de' Liazari, che vi rimarrà almeno fino al 1327. Allora in sagrestia esiste l'altare di San Silvestro in onore del santo cui è dedicato il monastero nonantolano.
    • 1330 ‐ 1337 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1330 Giovanni XXII concede la chiesa di San Felice in commenda al cardinale domenicano Matteo Orsini (m. 1340), ma nel 1334, essendo stato l'Orsini nominato amministratore apostolico dell'Arcidiocesi di Palermo, è di nuovo rettore un monaco nonantolano di nome Simone, al quale seguì per pochi mesi Ubaldino di Andrea, che estorce quel priorato all'abate di Nonantola, venendo ben presto rimosso e sostituito nuovamente con il legittimo rettore Simone, che vi rimarrà almeno fino al 1337. In quegli anni la chiesa ed il monastero sono inseriti entro l'ultimo circuito di mura urbane.
    • 1348 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1348, al tempo della peste, è priore Senesio di Francesco de' Liazari; allora nel monastero vivono con lui altri tre monaci. In quell'anno la chiesa subisce un furto.
    • 1350 ‐ 1365 (cenni storici carattere generale)
      • A metà Trecento, forse al tempo del rettore Bernardo di Guidone, vicario generale dell'abate di Nonantola Ludovico (rimarrà a San Felice dal 1358 al 1361, sebbene la sua funzione di vicario lo porti spesso fuori Firenze), l'edificio è ristrutturato e forse allora vede capovolta la sua orientazione; la nuova chiesa è a navata unica, coperta a capriate, e con un presbiterio recante cappelle voltate a crociera. A quel periodo risalgono le cinque monofore sestiacute visibili lungo la parete esterna destra della chiesa. Nel 1359 Pietro di Pierozzo de' Calvanesi crea e dota un altare dedicato a Sant'Andrea. L'altare della SS. Annunziata è dei Fetti (per il quale forse nel 1356 è dipinta una tavola) e nel 1403 passerà ai Rossi. Un altro, quello di San Niccolò, è dei Bonaccorsi; quello del SS. Sacramento dei Saracini. La chiesa è affrescata. La Madonna con il Bambino, i Santi Jacopo, Silvestro e l'abate di Nonantola, del 1365 circa, è attribuita al Maestro del Bargello.
    • 1405 ‐ 1410 (cenni storici affreschi)
      • Niccolò di Pietro Gerini affresca, su commissione dei Bini, una Pietà tra San Giovanni Evangelista e la Maddalena.
    • 1412 ‐ 1440 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1412 il monastero passa dai Benedettini ai Camaldolesi, che elevano la chiesa ad abbazia. Negli anni seguenti i monaci introducono la 'festa' dell'Annunciazione, i cui "ingegni" teatrali sono attribuiti dal Vasari al Brunelleschi.
    • 1430 (cenni storici affreschi)
      • Verso il 1430 Bicci di Lorenzo e Stefano d'Antonio di Vanni affrescano un altare con L'Assunta tra Angeli e gli Apostoli che porge la cintola a San Tommaso.
    • 1447 ‐ 1460 (cenni storici carattere generale)
      • Tra il 1457 (comunque dopo il 1452) ed il 1460, al tempo dell'abate Filippo d'Antonio da Vinci e poi di Luca di Carduccio, Michelozzo ricostruisce la facciata (secondo altre fonti Antonio Manetti Ciaccheri, ma riportando la data errata del 1474) e quindi l'area presbiteriale con il grande arcone di ascendenza umanistica, su prevalente commissione del ricco Mariotto Lippi, legato fortemente ai Medici. Autori delle parti scultoree sono verosimilmente Salvi di Michele da Montemignaio e Andrea e Lorenzo Gieri da Montauto. L'occasione di tali lavori spinge anche altre famiglie, come i Da Catignano, a rifare i propri altari.
    • 1460 ‐ 1480 (cenni storici pitture)
      • Mariotto Lippi fa eseguire nel 1467 a Neri di Bicci un trittico per la sua cappella in testata, raffigurante i Santi Agostino, Giovanni Battista, Giuliano e Sigismondo con l'Annunciazione, l'Ecce Homo e Angeli, la cui cornice è eseguita da Giuliano da Maiano. Negli anni Sessanta e Settanta del Quattrocento la chiesa viene affrescata e dotata di altre tavole pittoriche da Neri di Bicci (che istituisce uno stretto e proficuo rapporto con la chiesa) e da un suo allievo, il cosiddetto Maestro di Signa (affresco con San Bernardino e Angeli, il Beato Gerardo e i Santi Ivo e Ansano con una donatrice in controfacciata, 1470/1480).
    • 1465 ‐ 1525 (cenni storici altare)
      • Agli inizi del Cinquecento i Morosini Ridolfi fanno erigere un altare in chiesa (attuale sesto di destra), ancora di ascendenza michelozziana, simile a quello antecedente speculare a sinistra, risalente alla seconda metà del Quattrocento.
    • 1553 ‐ 1557 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1553 il monastero passa alle Domenicane di San Pietro Martire, provenienti da via dei Serragli, che vi entrano solennemente nel 1557.
    • 1578 ‐ 1604 (cenni storici carattere generale)
      • Nella seconda metà del Cinquecento la chiesa viene ristrutturata; è realizzato, su disegno forse di Francesco Mazzaranghi, il coro al di sopra del primo settore della nave, sorretto da otto colonne tuscaniche, con altre colonne ioniche al piano superiore, eretto nel 1578/1579 e terminato nel 1588/1590 insieme alla contigua "sala da lavorare". Le parti scultoree sono eseguite dagli scalpellini Giovanbattista Bassi e Dispondio da Fiesole. Il coro ligneo delle suore è eseguito forse dal 'legnaiolo' Santi di Lorenzo Papi, autore anche del pulpito di chiesa, lavori conclusi nel 1596. nel 1595 il Mazzaranghi, Dispondio da Fiesole e Santi Papi proseguono l'altare delle suore in chiesa, il quinto a sinistra, assai alto, iniziato molti anni prima e poi interrotto; per esso Jacopo da Empoli dipinge L'apparizione della Madonna con il Bambino ai Santi Giacinto e Pietro Martire fra Angeli. Nel 1598 è ideata la nuova sagrestia, principiata a costruire nel 1604.
    • 1616 ‐ 1621 (cenni storici altari)
      • Nel 1616/1617 viene innalzato il quinto altare di destra dei Del Rosso, esemplato su quello di patronato delle suore domenicane del 1595 e parimenti assai alto. Viene tamponata una delle monofore gotiche e aperta più in alto un'altra finestra centinata. Per questo altare nel 1621 Ottavio Vannini dipinge un Sant'Antonio Abate che guarisce uno storpio (ora posto dopo il quarto altare a destra). Un altro altare (quarto di sinistra), più basso, è fatto realizzare nel 1619/1621 da Matteo Neroni, il cui quadro si deve a Valerio Marucelli (già attribuito a Matteo Rosselli). L'altare diviene il prototipo per gli altri posti sotto il coro delle suore.
    • 1621 ‐ 1636 (cenni storici altare)
      • In seguito alla concessione del 1621, nel 1634/1635 l'architetto Giulio Parigi (1571-1635) realizza nella chiesa un altare su suo progetto per la propria famiglia, dove sarà sepolto nel medesimo 1635. Giovanni da San Giovanni, amico di Giulio Parigi, vi dipinge l'affresco San Felice Prete e Martire soccorre San Massimo nel 1536 (poi concluso dal Volterrano).
    • 1630 ‐ 1639 (cenni storici altare)
      • Negli anni Trenta, Marco (detto Marchino) di Marchione (Marchionne, Melchiorre) Bogi o di Bogo (1577?-1639), uomo di umili origini del 'popolo' di San Felice in Piazza, riuscito poi a divenire capocaccia e aiutante di camera alla corte granducale (prima di Don Giovanni de' Medici nel 1603 quando era nelle Fiandre, poi di Don Antonio de' Medici almeno dal 1616 e dopo il 1621 di Ferdinando II), erige anch'egli un altro altare (primo a destra) dedicato alla Santissima Pietà: un altare in pietra serena ancora di ascendenza tardocinquecentesca e con colonne dai capitelli eterodossamente buontalentiani (un ordine corinzio con inserimento di teste di cherubino al posto della consueta rosetta), opera, secondo talune fonti, anch'essa del Parigi. Il patronato dell'altare passerà poi ai Caselli e quindi ai Passerini.
    • 1649 (cenni storici altare)
      • Jacopo Vignali dipinge per l'altare già dei Morosini Ridolfi una Vergine con le Sante Caterina d'Alessandria e Maria Maddalena che consegna un'effigie di San Domenico di Soriano a due Domenicani (ora nel refettorio di San Pier Martire).
    • 1660 (cenni storici altare)
      • Nel 1660 i Baldocci fanno ricostruire il terzo altare di sinistra. In esso è collocato il quadro eseguito da Salvator Rosa con Cristo che salva San Pietro dal naufragio.
    • 1670 ‐ 1679 (cenni storici altare)
      • I Chiavistelli edificano il secondo altare a sinistra, terminato nel 1679, per il quale Jacopo Chiavistelli dipinge un Martirio di Santa Lucia.
    • 1687 (cenni storici cantoria e altare)
      • Nel 1687 Francesco Ridolfi, patrono della cappella maggiore, fa eseguire la cantoria, sulla quale è posto un organo donato da alcuni benefattori. Nello stesso anno Francesco Dati fa erigere il nuovo quarto altare a destra, dove è posta la tela con San Zanobi che risuscita il figlio di una donna francese, opera forse di Giovan Camillo Ciabilli.
    • 1692 (cenni storici altare)
      • Nel 1692 Jacopo Ciuti fa ricostruire l'altare della Compagnia di San Rocco (terzo a destra).
    • 1700 (cenni storici scala)
      • Nel 1700 è realizzata la scala presso l'ingresso laterale settentrionale di chiesa, lungo via Mazzetta, fatta a spese di Cosimo Bordoni e posta in luogo differente rispetto alla precedente.
    • 1709 ‐ 1710 (cenni storici sagrestia)
      • Nel 1709/1710 è ampliata la sagrestia.
    • 1731 ‐ 1732 (cenni storici coro ligneo)
      • Nel 1731/1732 è creato il nuovo coro ligneo dietro l'altar maggiore.
    • 1742 (cenni storici campanile)
      • Nel 1742 viene demolito il vecchio campanile posto lungo la parete longitudinale settentrionale e ne è costruito uno nuovo a vela sopra il tetto della cappella maggiore, sotto la direzione dell'ingegner Alessandro Saller, già autore della ristrutturazione interna di Santa Maria all'Impruneta.
    • 1785 ‐ 1788 (cenni storici carattere generale)
      • Nel 1785 il convento viene soppresso e la chiesa nel 1788 diviene parrocchia secolare. Allora possedeva alcuni beni agrari verso Novoli.
    • 1836 (vicende conservative intero bene)
      • L'ingegnere comunale Giuseppe Casini nel 1836 redige la perizia di alcuni lavori di restauro da eseguirsi alla chiesa, inerenti fessurazioni presenti nelle murature e nelle volte.
    • 1858 (vicende conservative intero bene)
      • Viene intrapreso un restauro di 'ripristino' e di "miglioramento" con ricostruzioni parziali dell'interno della chiesa, a fini di "salubrità", un complesso di interventi diretti dall'architetto Francesco Mazzei, appartenente ad una nobile famiglia fiorentina, formatosi nel fervente clima culturale fiorentino di primo Ottocento. Dopo un apprendistato nel territorio volterrano, sotto la guida di Alessandro Manetti, Mazzei era tornato a Firenze ed esercitò la sua professione soprattutto come restauratore, legando in particolare il suo nome al restauro del Bargello. Sarà una figura chiave nella trasformazione di Firenze in sede della capitale. All'interno della chiesa viene ricostruita la pavimentazione, creando al di sotto di essa un vespaio.
    • 1859 (vicende conservative intero bene)
      • Al di sotto delle capriate viene realizzato in stuoia di canne un soffitto dipinto. L'altar maggiore è ricostruito e la volta della cappella maggiore è forse dipinta da Antonio Ciseri (pitture oggi perdute). Sono ritrovati, staccati e ricollocati antichi affreschi, forse in parte sotto il parere del famoso restauratore Gaetano Bianchi (1819-1892) e con interventi di Ulisse Forni, che opera, con altri, anche sulle tele degli altari di chiesa (nel 1866 egli sarà l'autore di un noto Manuale del pittore restauratore).
    • 1880 ‐ 1897 (cenni storici carattere generale)
      • Il priore Luigi Morini 1880 trasforma la cappella di destra in cappella della Madonna di Lourdes, distruggendo alcune precedenti pitture murali e nel 1886 fa eseguire in tabernacolo neogotico per la cappella di sinistra. Tra il 1894 ed il 1897 l'edificio sacro è oggetto di vari interventi di 'ripristino' e di riqualificazione.
    • 1894 ‐ 1897 (vicende conservative intero bene)
      • Vengono probabilmente eseguite alcune opere puntuali di restauro alla facciata, il cui stato critico è segnalato nel 1894, e nel 1897 sono databili altri interventi all'interno della chiesa, compresi alcuni sugli affreschi e sulle tavole. Viene riscoperta la pittura murale di Bicci di Lorenzo e di Stefano d'Antonio di Vanni; è chiamato al suo restauro Dario Chini (1847-1897).
    • 1926 ‐ 1930 (vicende conservative intero bene)
      • Nel 1926 la chiesa subisce un devastante incendio sviluppatosi a partire dalla cappella maggiore. Iniziano i restauri di 'ripristino', diretti dall'architetto Ezio Cerpi (1868-1958), allora già ampiamente noto per la sua professione di restauratore di monumenti fiorentini, che privilegiano l'epoca gotica e rinascimentale a danno di quella barocca ed ottocentesca. Vengono riaperte le cinque monofore gotiche nella parete settentrionale e viene demolita la controsoffittatura dell'Ottocento. Due altari di destra, nel secondo settore di chiesa più prossimo al presbiterio, sono demoliti, altri due di sinistra privati del loro alto frontone. Viene restaurata anche la facciata, con impiego di nuovi elementi in pietra ma pure con cemento. Le pitture del XIX secolo nella cappella maggiore, parzialmente danneggiate, sono eliminate. Gli interventi sugli affreschi sono di Amedeo Benini (1883-1949), noto restauratore dell'epoca.
    • 1931 ‐ 1935 (vicende conservative intero bene)
      • In seguito, dopo i restauri architettonici, nella cappella maggiore è realizzato il nuovo coro ligneo da Aristide Aloisi (eletto Accademico Onorario dell'Accademia delle Arti del Disegno nel1920, legato ai Chini); si ricostruisce pure l'altar maggiore in pietra serena con un ciborio marmoreo. La cappella di sinistra viene decorata con pitture murali dedicate ai Caduti, opera di Rodolfo Fanfani (1899-1973).
    • 1944 ‐ 1949 (cenni storici fonte battesimale)
      • Tra il 1944 ed il 1949 si realizza il nuovo fonte battesimale presso il secondo altare di destra. In seguito nella cappella di destra sono affrescati i Quattro Evangelisti.
    • 1945 (vicende conservative intero bene)
      • Gli interventi in conseguenza dei danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale riguardano particolarmente gli infissi.
    • 1964 ‐ 1968 (vicende conservative intero bene)
      • La chiesa subisce alcuni interventi per sistemare l'altar maggiore in conformità alle direttive conciliari, viene realizzato un impianto di riscaldamento, sono restaurati gli intonaci della zona absidale, oltre ad essere eseguita un'opera di manutenzione delle coperture, della parete esterna settentrionale e di consolidamento del campanile.
    • 1979 ‐ 1981 (vicende conservative facciata)
      • Viene nuovamente restaurata la facciata, provvedendo al consolidamento di vari elementi lapidei.
    • 1988 (vicende conservative intero bene)
      • Nel 1988 viene rimosso dall'interno della chiesa il telo che la rendeva accessibile solo fino a tutto il settore anteriore suddiviso in tre navi, sorta di endonartece al di sotto del'ex coro delle suore.
    • 1992 (vicende conservative coperture)
      • Nel 1992 è messo in opera a cura della Soprintendenza un intervento di restauro delle coperture dell’aula verso il presbiterio, dalle colonne fino all’arco trionfale, iivi inclusi il restauro dell'orditura lignea e la posa in opera di guaina impermeabilizzante.
    • 1997 (vicende conservative portale)
      • Nel 1997 è restaurato il portale di ingresso.

Adeguamento liturgico


    • presbiterio ‐ intervento strutturale (1970)
      • Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare messo in opera nel 1970. Rimosso l’altare originario, al centro del presbiterio è stata collocata la mensa eucaristica in pietra serena che consente la celebrazione verso i fedeli; dimensioni cm 115 x 290 x 109 (h). Tabernacolo in marmo, posto sopra l'altare della cappella laterale destra. Sede in posizione centrale a tergo della mensa eucaristica, sotto al Crocifisso dipinto. Ambone bronzeo sul lato sinistro del presbiterio. Fonte battesimale in lapideo, a pianta esagonale, realizzato nel 1950 e posto presso la parete laterale destra al di sotto di quello che un tempo era il coro conventuale; in uso un bacile mobile in rame. Quattro confessionali lignei addossati, due per parte, alle pareti laterali dell'aula.

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Popolazione:FIRENZE
Abitanti:2100
Parroco:REV. GIANFRANCO ROLFI
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