(FIRENZE) S. GIORGIO E SPIRITO SANTO ALLA COSTA A FIRENZE

📍 COSTA S. GIORGIO 32 (FIRENZE), FIRENZE - 50125 (FI)
⌛ Orario delle Messe in S. GIORGIO E SPIRITO SANTO ALLA COSTA A FIRENZE
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🛐Dove si trova la chiesa?
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ℹ️Chi è questa chiesa?
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di San Giorgio e Spirito Santo alla Costa
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La chiesa dei Santi Giorgio e Massimiliano e dello Spirito Santo alla Costa si trova a Firenze. Sorge entro un contesto urbano, lungo l’omonima via che in ascesa da piazza S. Felicita giunge al Forte Belvedere. Il complesso includeva quello che un tempo fu il monastero di clausura, poi caserma, oggi venduto dal Demanio a privati. Ad oggi l’ente parrocchia è proprietario della chiesa e, sul retro, della sala detta delle Colonne, di alcuni vani e della torre campanaria; è inclusa nella proprietà la casa canonica che sorge sul lato opposto della via ed è attualmente (2024) oggetto di restauro. Il fianco sinistro della chiesa reca a vista, in esterno, i conci in arenaria, ad esclusione del settore di sottogronda, che è intonacato e corrisponde ad un innalzamento delle mura; tre grandi aperture finestrate hanno le strombature intonacate e tinteggiate in ocra; il portale, con un frontone centinato su mensole laterali e recante nel timpano la Colomba raggiata dello Spirito Santo e con un portone ligneo, è in arenaria. Dalla via si perviene al sagrato superando una scalinata in arenaria, come lo stesso sagrato. La facciata è a capanna, la pianta ad aula.
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- Pianta
- La chiesa ha una pianta ad aula. Dalla porta a sinistra dell’arcone absidale si accede ad un corridoio, tramite cui si perviene alla Sala delle Colonne ed ai vani tergali; la porta di destra dà accesso ad un vano oggi adibito a deposito. Nella parete destra del presbiterio si apre l’accesso alla sagrestia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 33,20; lunghezza fino all'abside, esclusa: m 30,90; lunghezza dell’endonartece o vestibolo sottostante al coro delle monache: m 11,90; larghezza della navata: m 9,40.
- Facciata
- La facciata è a capanna, Il timpano è intonacato, la finestra rettangolare (in luogo di un originario occhio, oggi tamponato), sormontata da un frontone centinato, ha vetrate piombate. I conci in arenaria sono a vista. Il portale è in arenaria, con un frontone triangolare spezzato, ove, al centro, è oggi aperta una finestrella con inferriata; nell’architrave della trabeazione si trova un’iscrizione a caratteri capitali. Il portone è ligneo, con specchiature quadrangolari nelle ante.
- Campanile
- Il campanile è a pianta quadrata, con cella a quattro fornici ed altrettante campane (tre delle quali sono azionabili elettricamente) e con una copertura a padiglione.
- Interno
- L’interno, a pianta rettangolare, ha l’aula che, in lieve ascesa ed oltre il coro delle monache, culmina nel presbiterio, delimitato da una balaustra curvilinea in marmo, come i gradini. Il grandioso altar maggiore è posto nell’abside catinata aperta nella parete tergale. L’altare è in marmi policromi, con due gradi e, al centro, lo splendido tabernacolo del Foggini. Nel catino absidale una fitta pioggia di raggi o lingue di fuoco ed un nugolo di nubi popolato da cherubini, accolgono la discesa dello Spirito Santo, annunciata dal cartiglio posto sulla chiave di volta dell’arcone (“SPIRITUS DOMINI DESCENDIT A NOS/ UT PER IPSUM ASCENDAMUS/ AD DOMINUM”). In basso due angeli inginocchiati in stucco, opera del Ciceri, reggono la cornice con l’ovale del Gabbiani, raffigurante la “Discesa dello Spirito Santo”. Sull’arcone absidale siedono la Sapienza e la Scienza, che completano la serie delle allegorie dei “Sette doni dello Spirito Santo”. Nelle pareti ai lati dell’arcone i due portali hanno mostre in marmo. Le pareti laterali dell’aula sono basate sulla straordinaria forza suggestiva fogginiana del ritmo spaziale impartito dall’alternanza fra lesene e colonne con capitelli corinzi dorati, poggianti in basso sull’alta zoccolatura con marmi policromi e, in alto, chiuse da un possente cornicione. Tali colonne, scanalate e in muratura, sono sovrastate da aggetti di segmenti di cornicione, dove siedono le allegorie dell’Intelletto, della Pace, della Fortezza e del Consiglio; sulle mense in arenaria dei due altari affrontati si elevano le pale, inquadrate da cornici in legno e decorate con tralci d’acanto: sulla destra quella del Passignano, sulla sinistra quella del Gherardini. Tutte le pareti sono riccamente decorate con stucchi dorati. Sulla fascia superiore delle pareti laterali sono il “Ritorno del Figliol Prodigo”, la “Chiamata di San Pietro”, il “Noli me tangere”, “Cristo e la Samaritana al pozzo” e “Cristo che cammina sulle acque del lago di Tiberiade” dei due Dandini. In alto, addossato alla controfacciata, è il coro delle monache, con il suo affaccio per seguire le funzioni religiose, delimitato da un’elegante grata in ferro battuto (bombata nel settore centrale ‘a balconcino’, sostenuto da due mensoloni, fra i quali è il grande cartiglio che ricorda il rinnovamento del 1705). Sulla sommità di questa parete, su un trono di nubi, squarciato dai raggi dorati che introducono la discesa dello Spirito Santo, è l’“Allegoria del Timore di Dio”, colta in un muto dialogo con Dio Padre. Le due colonne tuscaniche che sostengono il coro alto delle monache sono marmorizzate, la volta a vela unghiata reca al centro la pittura murale ovale del“San Giorgio in gloria” del Gherardini; la grata è in metallo. Il S. Giorgio affisso nella parete sinistra, sotto il coro, è in arenaria, i due dipinti a parete, del Redi e del Vignali, sono su tela. Le due acquasantiere a muro in controfacciata sono in marmo. La chiesa prende luce dalle tre ampie finestre, con vetrate trasparenti, aperte nella parete laterale sinistra. L'altezza massima della navata è m 12,10, la minima, nel vestibolo, m 6,90.
- Elementi decorativi
- Altar maggiore secentesco; tabernacolo marmoreo primosettecentesco; decorazioni in stucco primo settecentesche.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in bardiglio e marmo bianco, disposto a scacchiera in diagonale.
- Coperture
- La copertura dell’aula è costituita da uno straordinario soffitto ligneo a cassettoni, riccamente decorato con rilievi dorati (al centro è la Colomba dello Spirito Santo). Oltre il soffitto la struttura lignea è a capriate. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane.
- Pianta
Notizie storiche
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- X ‐ 1202 (origini carattere generale)
- La fondazione della chiesa si può far risalire certamente a prima dell’anno Mille, essendo menzionata in un atto di concessione della fine del X secolo. Solo intorno al 1202 vi si aggregano gli oratori di S. Gismondo (Sigismondo) e di S. Mamiliano (Massimiliano), quest’ultimo dotato di un pozzo d’acqua ritenuta miracolosa e con una perduta cappella di pertinenza dell’Arte Minore dei Maestri di Pietra e Legname, affrescata con le figure dei “Quattro Santi Martiri Coronati Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castorio”.
- 1234 ‐ 1379 (cenni storici carattere generale)
- Il 12 marzo 1234, per volontà del vescovo Ardengo (m. 1247), la chiesa di San Giorgio è annessa alla prioria di S. Andrea a Mosciano. La chiesa è citata come parrocchia a partire dagli anni Settanta del Duecento.
- 1295 ca (cenni storici dipinti su tavola)
- Attorno al 1295 Giotto (1267-1337) esegue una “Maestà” (“Madonna in trono con il Bambino e due Angeli”), secondo il Vasari per le “Donne della Beata Umiltà” (beata vallombrosana morta nel 1310), originariamente nella chiesa del loro convento di S. Giovanni Evangelista presso porta a Faenza, dove è conservato anche il corpo della beata Margherita (morta nel 1330), nel Cinquecento traslato, con quello della Beata Umiltà e con la tavola di Giotto, nella chiesa di S. Giorgio. Egli dipinge anche un perduto “Crocifisso”, citato ancora dal Ghiberti.
- 1309 ‐ XV (cenni storici altare, affreschi )
- Nel 1309 S. Giorgio risulta dei canonici regolari di S. Andrea a Mosciano, detti Scopetini. Nel 1340 messer Baldi Ridolfi fa innalzare in chiesa un altare dedicato a S. Matteo. Nulla è rimasto della decorazione pittorica originaria ricordata dal Vasari, cioè l’affresco trecentesco ritenuto di Barna da Siena con “alcune storie di S. Giovanni Evangelista, et in alcune figure il ritratto di sé e di molti amici suoi, nobili di quella città”, e quello sulla porta della chiesa con una “Pietà e le Marie”.
- 1432 ‐ 1448 (cenni storici oratorio dei Santi Girolamo e Francesco )
- Fra il 1432 ed il 1448 viene eretto presso il monastero l’oratorio dei Santi Girolamo e Francesco delle pinzochere di S. Francesco, a spese della Repubblica fiorentina, in seguito incorporato nel complesso.
- 1434 ‐ 1447 (cenni storici carattere generale)
- Gli Scopetini rimangono a S. Giorgio per due secoli, fino al 1434, quando Eugenio IV concede la chiesa ai Domenicani di Fiesole, i quali nel 1435 aggiungono al monastero alcune case avute da dom Bartolomeo, abate di Moscheta, per adibirle a “hospitium” monastico. Qui i Domenicani restano solo fino al giugno del 1436, ottenendo dallo stesso pontefice il convento di S. Marco, obbligando nel 1437 la Congregazione dei Salvestrini di Montesano, guidati dall’abate Gioacchino, a trasferirsi a S. Giorgio. Il Vasari ricorda in chiesa un’“Annunciazione” del Pesellino (circa 1422-1457), da riconoscere invece in quella commissionata dai Medici nel 1447 ad Alessio Baldovinetti (1427-1499), che poi verrà requisita nel 1868 dalle Reali Gallerie e ancora oggi si trova agli Uffizi.
- 1447 ca ‐ 1448 (cenni storici carattere generale)
- I Salvestrini rimangono a S. Giorgio fino al 1447/1448 (non fino al 1473, come talora è riportato), allontanati da Eugenio IV (secondo altre fonti da Niccolò V), su petizione dei magistrati della Repubblica di Firenze, a causa della cattiva condotta di frate Placido Catanzio. Subentrano nella chiesa e nel monastero i Vallombrosani, alle dipendenze della badia di S. Salvi.
- 1450 ca ‐ 1492 ante (cenni storici carattere generale)
- Nel 1462 viene istituita la Compagnia di S. Giorgio dei Cornacchioni, che ha sede nei sotterranei della chiesa. È detta dei "Cornacchioni" perché si vestivano incappucciati di nero. Neri di Bicci (1419/1420-1492) dipinge tre tavole, ancora documentatevi a fine Ottocento.
- XV fine ‐ XVI metà (cenni storici dipinti su tavola, affresco )
- Il Vasari indica a S. Giorgio opere forse in origine provenienti dall’adiacente convento francescano, come l’“Incoronazione di Maria Vergine con Santi Girolamo, Francesco d’Assisi, Bonaventura e Ludovico di Tolosa” di Filippino Lippi (1457-1504) e pare completata in seguito da Alonso Berruguete (1488-1561), ora nel Museo del Louvre, o i due sportelli con “Santa Elisabetta d’Ungheria e San Francesco” di Giovan Antonio Sogliani (1492-1544), attualmente del Museo di S. Marco. Nel 1504 Raffaellino del Garbo (1466-1524) affresca una perduta “Madonna”.
- 1520 ‐ 1530 ca (cenni storici ampliamento e ricostruzione del monastero )
- Il 27 maggio 1520 Leone X de’ Medici separa il monastero e la chiesa prioria di S. Giorgio dall'abbazia di S. Salvi. Ottenuto il consenso dal padre generale di Vallombrosa Giovanni Maria Canigiani, dispone che a S. Giorgio si insedi un nucleo di undici monache vallombrosane, dette dello Spirito Santo, provenienti dal monastero di S. Verdiana e alla guida di suor Alessandra da Vernio, concedendo loro in dote beni della badia di S. Salvi, di Monte Scalari e del monastero di Vallombrosa, ai quali si aggiungono altre donazioni da parte di vari benefattori. La chiesa è anche parrocchiale e le monache ne eleggono il parroco. Per tali monache Lucrezia de’ Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico, fa costruire nuovi chiostri, dormitori e lavoratori.
- 1520 ca ‐ 1534 (cenni storici dipinto su tavola )
- Attorno al 1534 Francesco Granacci (1469-1543) esegue, su commissione di Annalena Aldobrandini, monaca del monastero, l’“Assunzione della Madonna con i Santi Bernardo degli Uberti, Giorgio, Giovanni Gualberto e Caterina d’Alessandria” (ora nella Galleria dell’Accademia di Firenze a seguito della soppressione ottocentesca del monastero medesimo). Secondo altre fonti il dipinto sarebbe invece stato eseguito già nel 1512/1520 (reputando falsa la notizia della commissione Aldobrandini riferita dal Richa).
- 1535 ca ‐ 1685 ca (cenni storici carattere generale)
- Con il fiorente monastero di S. Giorgio e dello Spirito Santo si conclude lungo la Costa la serie di edifici religiosi che, partendo da piazza di Santa Felicita, vede in successione il monastero benedettino vallombrosano di S. Felicita e quello francescano dei SS. Girolamo e Francesco, per giungere, nella prima metà del Seicento, sull’altro lato della via, al convento di S. Agostino e S. Cristina. È questo un lungo periodo di grande prosperità del monastero di S. Giorgio e dello Spirito Santo.
- 1572 ante ‐ 1575 (cenni storici dipinto su tavola, organo, Compagnia )
- Le monache vallombrosane danno inizio ad una lunga stagione di lavori per conformare la chiesa alle regole della Controriforma. il monastero è ingrandito ed abbellito grazie anche al cospicuo lascito del cavaliere di S. Stefano Simone Zati (gli Zati si trasferiranno a Palermo da Firenze nella metà dei Seicento). Forse Carlo Portelli (1510-1574) dipinge la tavola raffigurante “Cristo con la Croce e il calice”. Nel 1572 il maestro cortonese Onofrio Zeffirini (1510-1580) esegue per il coretto alto delle monache un organo, che verrà suonato anche da Virginia, figlia di Galileo, monaca nel monastero di S. Giorgio con il nome di Maria Celeste (1600-1634), dal 1771 traslato nel coretto destro della chiesa di S. Felicita. La Compagnia di S. Giorgio e della Madonna dei Cornacchioni è riformata con nuovi capitoli nel 1575.
- 1597 ‐ 1599 (cenni storici abside, portale )
- Nel 1597 due monache della famiglia Aldobrandini promuovono la costruzione della nuova cappella absidale della chiesa, dove è posta, sull’altar maggiore, la pala del Granacci. Nel 1599 è rifatto il portale principale della chiesa, che poi sarà ammodernato nel corso dei lavori di inizio Settecento.
- XVII ‐ 1646 (cenni storici dipinti su tela, reliquie )
- Jacopo Vignali (1592-1664) esegue due dipinti, dei quali ci rimane solo la “Madonna con San Domenico e Santa Caterina” su uno degli altari laterali. Nel 1646 si dà incarico ad Orazio Fidani (1606-1656) di una non meglio identificata “Pietà”. Al di sotto dell’altar maggiore è collocato il corpo di S. Valentina martire, fatto rimuovere dalle catacombe romane di S. Ciriaca per volontà di Innocenzo X e da lui donato nel 1646 alla contessa Francesca Calderini, moglie del marchese Riccardi, ambasciatore a Roma, che a sua volta lo cede alle monache di S. Giorgio.
- 1610 ‐ 1643 (cenni storici altari laterali, chiostro, affreschi, cappella )
- Verso il 1610 sono innalzati i due altari dell’aula. Domenico Cresti detto il Passignano (1559-1638) dipinge un “San Giovanni Gualberto in atto di perdonare il nemico” per uno di tali altari. Nel 1628 è riedificato uno dei due chiostri, completato nel 1643 con un ciclo d’affreschi, poi scialbato con i lavori per la riconversione d’uso dell’edificio dopo la sua soppressione, forse apparentati con l’affresco del parlatorio raffigurante i “Santi Benedetto, Giovanni Gualberto, Giorgio e Mamiliano”, databile allo stesso periodo. Nel 1641 è costruita nel chiostro la cappellina del Rosario, che viene affrescata (ma perduta con i lavori post-unitari). Sempre nel 1641 le monache dello Spirito Santo vendono agli Agostiniani del convento di S. Agostino e S. Cristina due case a schiera per ampliare il loro convento
- 1667 ‐ 1678 (cenni storici presbiterio, altar maggiore, soffitto ligneo)
- Lavori più importanti si registrano nel 1667 con il rifacimento della tribuna, dove trova collocazione il nuovo altar maggiore, le cui modanature saranno dorate durante il rinnovamento del Foggini. Sempre nel 1667 Vincenzo Dandini (1609-1675) esegue la “Discesa dello Spirito Santo” per il coro basso delle monache, e, nel 1674, lo stesso artista dipinge la serie con “Storie bibliche”, menzionata nel suo “Libro di ricordi”, su commissione di suor Maria Prudente Rondinelli, probabilmente completata dal giovane nipote Pier Dandini (1646-1712) per la morte dello zio. Nel 1678 viene realizzato il soffitto a cassettoni in legno intagliato e dipinto, diviso in 15 lacunari disposti su tre file con il riquadro centrale recante la colomba dello Spirito Santo raffigurata sopra una raggiera dorata
- 1685 (cenni storici affreschi)
- Attorno al 1685 Pier Dandini esegue la decorazione ad affresco della parete absidale con un ignoto motivo sacro, causando lo spostamento de “l’Immagine di legno”, forse la tavola di Giotto, ma più verosimilmente quella del Granacci.
- 1701 (vicende conservative affreschi)
- Nel 1701 da Anton Domenico Bamberini (1666-1741), prolifico frescante attivo soprattutto nell’area del Valdarno Inferiore, restaura gli affreschi della cappellina del Rosario, andati poi distrutti.
- 1704 (cenni storici rifacimento interno della chiesa )
- Sollecitate dal “gran principe” Ferdinando de’ Medici, nel 1704 le monache danno inizio – in stretta continuità temporale - ad una seconda fase di ingenti lavori. Esse chiamano Giovan Battista Foggini (1652-1725) per riprogettare l’interno della chiesa secondo stilemi rococò di un “barocco da camera” (come lo definì Carlo Cresti). Il progetto e la realizzazione di tutto il complesso apparato ornamentale viene plasmato sui volumi preesistenti, con l’ausilio di Alessandro Gherardini (1655-1727) per la parte pittorica (tra cui “San Giorgio in gloria dopo l’uccisione del drago” nel soffitto del vestibolo; “Cristo deposto dalla Croce” per il dossale dell’altare di sinistra nell’aula), del comasco Giovan Battista Ciceri (noto 1691-m. 1716 circa) per gli stucchi, di Niccolò Cervischi e di Lorenzo Ferrari per la doratura, d’Jacopo Pini per le grate e del marmista Romolo Tortoli per la pavimentazione. Ad un progetto del Foggini si deve il ciborio dell’altar maggiore.
- 1704 ‐ 1705 (cenni storici dipinto su tela, ricollocazione dipinti)
- Tommaso Redi (1665-1726) esegue la pala raffigurante “San Benedetto resuscita un Fanciullo”. Sono ricollocati la “Giuditta con la testa del Battista”, il “Davide con la testa di Golia” e il “Cristo porta croce”, fatti realizzate dalle monache dopo il 1530. Sulla fascia superiore delle pareti laterali sono mantenute cinque tele con le storie testamentarie di Vincenzo e Pier Dandini.
- 1705 (cenni storici stucchi, dipinti, consacrazione)
- Un cartiglio in chiave di volta del catino absidale sostituisce lo stemma degli Aldobrandini, in cui è indicata la data di ultimazione dei lavori (1705). Angeli inginocchiati reggono, in basso, la cornice dell’ovale, raffigurante la “Discesa dello Spirito Santo”, commissionato dal Gran Principe Ferdinando ad Anton Domenico Gabbiani (1652-1726) in sostituzione della tavola del Granacci. Sopra la porta destra, che si apre sulla cappellina del SS. Sacramento, è esposta la Madonna di Giotto che, per adattarla alla cornice, viene profilata. Nel 1705 Francesco Soderini (1673-1736) esegue la tela raffigurante “Santa Cecilia in Gloria” per l’organo cinquecentesco. In quell’anno, il 28 ottobre, la chiesa è consacrata dall’arcivescovo Tommaso Bonaventura Della Gherardesca (1654-1721), confermandola prioria.
- 1705 post ‐ 1705 (cenni storici confessionali lignei )
- Dopo il 1705 vengono realizzati i confessionali, coprendo piccole porzioni della decorazione fogginiana.
- 1725 ‐ 1726 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1725-1726 si verifica un contenzioso fra le monache dello Spirito Santo e gli Agostiniani di S. Agostino e S. Cristina a causa dei fastidi arrecati alle prime a causa del suono delle campane del campanile a vela dei secondi
- 1784 ‐ 1785 (cenni storici Compagnia soppressa )
- Nel 1784 la chiesa è resa secolare, di libera collazione ed il, parroco dichiarato inamovibile (secondo altre fonti ciò avvenne solo dopo la soppressione del 1808). La Compagnia di S. Giorgio e della Madonna dei Cornacchioni è soppressa da Pietro Leopoldo nel 1785.
- 1808 (cenni storici monastero soppresso )
- Il monastero è soppresso da Napoleone nel 1808.
- 1816 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1816 è ripristinata la destinazione originaria monastica del complesso.
- 1833 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1833 è parroco della chiesa dei Santi Giorgio, Mamiliano e Sigismondo don Fran¬cesco Giannini e dal 1837 don Cassiano Giannini. Nel 1847 il ‘popolo’ della chiesa conta 1.027 anime. Il patronato spetta allora al Granduca “per le ragioni delle RR. Monache dello Spirito Santo”.
- 1866 (cenni storici carattere generale)
- Il monastero è definitivamente soppresso nel 1866 e i due complessi di S. Giorgio e dei SS. Girolamo e Francesco sono destinati ad uso militare, con un decreto di esproprio che prevede l’occupazione pure delle chiese per motivi di pubblica utilità, ad eccezione di quella dedicata a S. Giorgio, riconosciuta come parrocchia.
- 1928 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1928 i due complessi di S. Giorgio e dei SS. Girolamo e Francesco, unificati, sono oggetto di interventi di rifunzionalizzazione, completati nel 1933, per ospitare la caserma “Vittorio Veneto” con la Scuola di Applicazione di Sanità Militare (attiva fino al 1998) per la formazione di allievi ufficiali medici e chimici. Ancora negli Anni Trenta tutti gli esterni della chiesa sono intonacati.
- 1954 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1954 il Comitato per l'Estetica Cittadina riscopre, sotto l’intonaco, il paramento a filaretto ben conservato della chiesa romanica.
- 1960 ‐ XX (cenni storici carattere generale)
- Dal 1960 diviene priore di S. Giorgio don Carlo Celso Calzolai (1922) da Borgo S. Lorenzo
- 2012 ‐ 2017 (vicende conservative coperture, soffitto, intonaci esterni )
- A causa di danni strutturali al tetto, la chiesa, chiusa dai primi Anni Ottanta, sul finire del 2012 è oggetto di opere provvisionali a sostegno del soffitto ligneo, avente elementi portanti sempre più lesionati. Nel 2015-2017 è messo in opera il restauro dell’ordito ligneo a sostegno del soffitto, oltre al restauro di tutte le capriate sovrastanti e dell’orditura primaria e secondaria delle coperture, incluse la messa in opera di una guaina impermeabilizzante e la revisione di tutto il manto di copertura. Tale restauro è iniziato con la sostituzione delle travi lesionate, seguito dal ripristino della soffittatura lignea, che si presentava in pessime condizioni conservative, con zone decoese e degradate. È rifatta parte degli intonaci esterni, in alto e nelle imbotti delle finestre laterali. La chiesa fino al 2017 è sede della Chiesa ortodossa rumena, che celebrava le funzioni in un locale annesso
- 2018 ‐ 2021 (vicende conservative intero bene)
- Viene restaurata, restituendola al culto cattolico. Le ulteriori attività di restauro, iniziate nel 2018 e conclusesi nel marzo del 2019 (con definitiva ultimazione nel 2021), hanno interessato elementi lignei e griglie, la decorazione plastica fogginiana e l’apparato lapideo. Per quanto riguarda lo stato di conservazione dell’apparato decorativo, esso si presentava molto degradato e la cromia alterata da un’incauta imbiancatura, effettuata negli Anni Settanta, con tempera acrilica di tonalità giallastra, passata sia sulle specchiature delle pareti che sui rilievi in stucco. Nel 2019 è presentato alla CEI anche un progetto per il finanziamento del restauro della torre campanaria. A lavori terminati, il cardinale Giuseppe Betori (n. 1947) ha presieduto il 21 novembre 2021 alla celebrazione della messa inaugurale.
- X ‐ 1202 (origini carattere generale)
✝️ Dati e foto del giorno
| Popolazione: | FIRENZE |
| Abitanti: | 370 |
| Parroco: | REV. GRZEGORZ SIERZPUTOWSKI |
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