(FIRENZUOLA) S. GIOVANNI BATTISTA DECOLLATO A CORNACCHIAIA

📍 VIA DI CORNACCHIAIA (FIRENZUOLA), FIRENZUOLA - 50033 (FI)
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⛪Dove si trova la chiesa?
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🧾Approfondimento sulla chiesa
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di San Giovanni Battista Decollato a Cornacchiaia
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La pieve di S. Giovanni Battista si trova a Cornacchiaia, frazione del comune di Firenzuola.
La chiesa sorge "alla destra del fiume Santerno sull'ingresso d'un profondo Vallone", isolata entro un contesto montano, a sudovest di Firenzuola e immediatamente a sud del borghetto di Cornacchiaia, alle falde di rilievi boscosi. L’altitudine è di m 490 s.l.m. e l’orientamento attuale è ovest/nordovest-est/sudest. Sul lato sinistro, in direzione sud/sudovest, è la canonica, intonacata e con un portale centinato a fiamma estradossata seicentesco, sul retro la torre campanaria in pietra, rivolta ad ovest/nordovest. La chiesa è costruita in pietra arenaria a vista, con inserti localizzati in laterizio, alberese e serpentino. La facciata, con portico antistante, è a salienti, l’interno a tre navate. -
- Pianta
- La chiesa ha pianta a tre navate, concluse da tre cappelle quadrangolari, delle quali la scarsella è la maggiore. Dalla scarsella presbiteriale a sinistra si accede alla sacrestia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 25,10; lunghezza fino all'arco trionfale: m 19,40; lunghezza delle navate laterali: m 19,40, larghezza totale: m 14,20; larghezza della navata centrale: m 6,85; larghezza delle navate laterali: m 3,35.
- Facciata
- La facciata è a salienti, intonacata, preceduta da un portico con copertura lignea a falda unica poggiante sulle murature esterne in pietrame a vista e su quattro pilastri in pietra a pianta ottagonale, sotto il quale trovava posto il vecchio cimitero (permangono tre lapidi a parete, di fianco al portale: in memoria delle missioni del 1920, del passaggio della Madonna di Bocca di Rio nel 1940 e a ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale, posta nel 1920 e 1926). Il portale è in arenaria, qui rimurato con il riutilizzo anche dei conci originari della muratura medievale, formato da due stipiti decorati con motivi a intreccio (in quello di destra vi sono dodici piccole borchie scolpite che simboleggiano i dodici Apostoli), con due semicolonne dai capitelli a foglie d'acqua ormai quasi illeggibili nell'imbotte, e dall'architrave decorato anch'esso a intreccio con al centro una Croce greca, sormontato da una lunetta con pittura murale novecentesca raffigurante Cristo in trono Pantocrator; il portone è in legno con rustiche specchiature. Le ipotesi, secondo le quali la decorazione del portale simboleggerebbero il fluire del tempo che porta a Cristo (rappresentato dalla Croce al centro) o l’indissolubile intreccio tra le cose umane e quelle divine, sono prive di fondamento, essendo decorazioni di derivazione classica reinterpretate nel Medioevo e presenti in tutto il bacino del Mediterraneo tra X e XII secolo. La fronte reca al centro un rosone con vetrata policroma. Nella parete settentrionale di destra vi è un altro portale, sempre contemporaneo alla chiesa medievale, formato da un arco a tutto sesto poggiante su due massicci stipiti. Il timpano reca al centro una Croce greca circondata dai simboli dei quattro Evangelisti e da motivi a intreccio simili a quelli del portale principale. Sulla parte destra è presente un triangolo con motivo a scacchiera in bozze alternate d'alberese e di serpentino, simile all'altro che era presente nella parte sinistra e che fu demolito per aprirvi una finestra. L’ipotesi che la scacchiera rappresentasse la lotta tra il bene e il male o che avesse una funzione di protezione nei confronti degli influssi maligni è priva di fondamento storico. Certamente ha un riferimento con le decorazioni marmoree delle architetture urbane coeve e, insieme alla tipologia delle alte colonne sorreggenti originariamente una complessa armatura lignea della copertura (costituita da capriate ordite sia trasversalmente sia longitudinalmente a quote sfalsate), rappresenta la cifra delle maestranze che condussero questo cantiere e quello sostanzialmente contemporaneo di S. Agata.
- Campanile
- Il campanile è a pianta quadrata, in pietra non intonacata, con quattro campane nella cella, intonacata e qualificata da grandi aperture centinare; è posto presso l'angolata tergale nordoccidentale.
- Interno
- L'interno, a tre navate, presenta le due laterali scandite da tre arcate ed ha una cappella in testata coperta da una volta a crociera. La navata centrale è qualificata da sei colonne in arenaria (tre per lato) con capitelli a dado e dagli altrettanti archi a pieno centro in muratura frapposti nelle luci durante il Seicento, impostati a livello del cornicione che perimetra la nave; culmina nel presbiterio rialzato di tre gradini, che è preceduto da un arco trionfale con voluta a mensola in chiave ed ha, nella volta a crociera, pitture murali novecentesche raffiguranti I quattro Evangelisti entro decorazioni geometriche; alle pareti laterali, dipinte in origine tutte a finti conci isodomi, testa di cherubino alato entro blasone cardinalizio (a destra) e stemma nobiliare (a sinistra); nella parete di fondo, al di sopra di un Crocifisso, è dipinto un tondo entro una ghirlanda di foglie e frutti neorinascimentale, la memoria del rifacimento della chiesa voluto nel 1903 da don Casini sotto gli auspici dell'arcivescovo Mistrangelo. A sinistra si trova il portale secentesco in arenaria, che immette alla sagrestia, sovrastato da una cimasa a volute contrapposte con una Croce mediana. Al centro della scarsella è la mensa eucaristica in bicromia di marmi, così come lo sono i due altari alla romana presso le cappelle in testata delle navate laterali, realizzati in tricromia di marmi e con due gradi; anche le crociere delle due cappelle sono state dipinte nel Primo Novecento ed in quella di destra, a parete, sono stati effigiati entro finte edicole neogotiche il Sacro Cuore di Gesù e San Giovanni Battista. I rivestimenti interni sono ad intonaco e tinteggiati in bianco avorio, fatta eccezione per la parte inferiore della controfacciata e per porzione della parete laterale destra, che sono quelle originarie in pietra a vista. Al centro delle pareti della navate laterali sono due altari realizzati in muratura, sprovvisti di mensa, con dossale contraddistinto da semicolonne tuscaniche sorreggenti un frontone triangolare risaltato e spezzato (al centro di quello dell'altare a sinistra si trova inciso il monogramma di Cristo; nella nicchia di quest'ultimo è il Crocifisso seicentesco, in quella dell'altare di destra si trova una statua della Madonna con il Bambino. Nella controfacciata, si trovano il portale sovrastato da una lunetta centinata e due semicolonne di altezza assai inferiore rispetto alle colonne della nave ma in asse con queste, sormontate da capitelli del XII secolo, di oscura funzione (forse di pertinenza dell'originario arcone presbiteriale?). Il capitello di sinistra rappresenta due aquile con le ali spiegate che fiancheggiano una maschera con fattezze umane posta al centro; sotto l’ala della parte destra si trova una decorazione a intreccio simile a quella del portale. La maschera sovrasta un serpente aggrovigliato. Il capitello di destra, di più difficile lettura, rappresenterebbe la lotta fra due animali o tra un animale e un essere umano. Sempre in controfacciata si trovano due acquasantiere in marmo ai lati del portale e due confessionali lignei. Gli arredi interni sono stati realizzati o acquistati in gran parte tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ad opera di Don Stefano Casini. Dell’antico edificio romanico rimangono la tazza del fonte battesimale del XII secolo, mentre risale ad un rifacimento postumo il motivo ad archetti ed il labbro superiore. Un’acquasantiera, posta presso la porta della sacrestia, presenta la base in pietra e la tazza del XII secolo, mentre la colonna centrale è opera del Cinquecento. La chiesa prende luce dal rosone con vetrata policroma in facciata, da due finestre rettangolari lungo la parete laterale sinistra, da tre analoghe nella parete destra e da due monofore neogotiche con vetrate policrome aperte nella parete tergale nel presbiterio. L'altezza massima della navata centrale è m 10,30, la minima m 9,10; l'altezza massima delle navate laterali è m 7,90, la minima m 6,70.
- Elementi decorativi
- Capitelli del XII secolo, fonte battesimale, acquasantiere, pitture murali del Novecento.
- Coperture
- Le coperture poggiano su cinque capriate; orditura primaria e secondaria lignee, pianelle decorate nel Primo Novecento con forme geometriche in bicromia di rosso e nero. Volte a crociera nelle cappelle laterali e nella scarsella. Manto del tetto (a capanna in corrispondenza della navata centrale, a leggio sulle navi laterali) in coppi e tegole piane.
- Pianta
Notizie storiche
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- 995 ‐ 1025 (origini carattere generale)
- La pieve si trova a Cornacchiaia (Cornoclarius, Cornaclarius, da cornacula, cornacchia), sull’antico tracciato di probabile origine etrusca che portava da Fiesole a Felsina (Bologna), poi costituente la via medioevale detta di Sant'Agata, transitando dal Passo dell’Osteria o Ca' Bruciata nei territori degli Ubaldini, che a Cornacchiaia hanno un castello. La via congiunge S. Agata a sud con Cornacchiaia a nord, al di là del giogo appenninico, in direzione di Bologna. La prima menzione del borgo murato di Cornacchiaia è del 995, seguita da un'altra nel 1021. Secondo la tradizione leggendaria, la prima chiesa sarebbe stata fondata da Zenobio (San Zanobi) tra il IV e il V secolo su un tempio romano. La prima notizia sulla pieve risale al 1025.
- 1075 ‐ 1100 (origini carattere generale)
- Il complesso attuale si vorrebbe sia stato realizzato da Matilde di Canossa (1046-1115) nell'ultimo quarto dell'XI secolo, che lo avrebbe dedicato a Santa Maria (ma in realtà la chiesa di S. Maria era quella castellana già esistente), seguendo, pertanto, una cronologia assai simile alla pieve di Sant'Agata, con la quale ha numerose assonanze architettoniche. Il campanile sarebbe stato costruito su un’antica torre longobarda o gardingo connesso alla strada Firenze-Bologna, del quale, per altro, non vi sono evidenze architettoniche, ma solo analogie con quello della pieve di S. Agata. Conserva ancora una campana di più tarda epoca medievale.
- 1085 (origini carattere generale)
- Nel 1086 il conte d'origine longobarda Gottifredo detto Gotidio o Gotizio de' Gotizi, consorte dei Guidi e dominus ruralis di Fontebuona, Cantamerolo, Castro, Frena e Luco, e la moglie Gunizza o Cunizza del fu Alberto cedono numerose loro proprietà, tra le quali alcune poste a Cornacchiaia, compreso il patronato sulla chiesa di S. Maria nel castello di Cornacchiaia, presso la pieve di S. Maria e di S. Giovanni de rivo Cornaclario, al conte Tagido del fu Pagano. In seguito almeno parte di tali beni andranno al monastero camaldolese di S. Pietro a Luco, fondato dai Guidi e dai Gotizi, del quale Cunizza diverrà badessa fino al 1097, poi s\ucceduta dalla figlia Beatrice. La dedicazione a San Giovanni Decollato non risale, pertanto, come invece alcuni hanno sostenuto, al XIV secolo, quando la zona entrerà sotto l’influenza fiorentina.
- 1131 ‐ XII (cenni storici carattere generale)
- La strada di S. Agata è ricordata come transitante attraverso Cornacchiaia nel 1131, dove esisteva una mansio ovvero uno 'spedale' per "bianti et pellegrini" connesso alla pieve. In quel secolo (1186) nascono diversi contenziosi tra la pieve e le monache di S. Pietro a Luco. Un rifacimento dell’edificio sacro risalirebbe alla seconda metà del XII secolo, circa contemporaneamente alla seconda citazione storica della chiesa di Sant’Agata (1175) e, più specificamente, alla data presente nell'ambone marmoreo di quest'ultima.
- 1150 ‐ 1199 (cenni storici carattere generale)
- L'interno della chiesa della seconda metà del XII secolo è a tre navate, suddiviso da sei colonne con capitelli a scudo che in origine sostengono direttamente la copertura lignea del tetto, forse su capriate tra loro ortogonali come a S. Agata. Analogie sussistono tra i portali delle due pievi (architravi in pietra serena con motivo a treccia simile, ma non uguale, con croci greche) e tra la scacchiera triangolare presente nel prospetto nordorientale della chiesa di Cornacchiaia (uno analogo ne esisteva lungo il prospetto sudoccidentale) e quella a losanga nel prospetto nordorientale di S. Agata. In realtà, l'orientazione attuale è con la facciata rivolta a est/sudest, ma in origine la pieve doveva avere orientazione capovolta, con l'abside rivolta in quella direzione, verso l'alba del giorno di Natale, analogamente alla pieve di S. Agata.
- 1203 ‐ 1220 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1198 Greccio e Albizzo di Ugone di Greccio degli Ubaldini vendono alcuni beni allo 'spedale' di Cornio o Corniolo, posto presso l'altro passo della Vecchia, variante al tracciato per Osteria Bruciata, ma colleganti entrambi le stationes di Sant’Agata e Cornacchiaia.
- 1300 ‐ 1306 (cenni storici carattere generale)
- Particolarmente intenso risulta il passaggio attraverso la via di S. Agata, controllata dagli Ubaldini, nel 1300, anno del primo Giubileo voluto da Bonifacio VIII, allorché pellegrini romei si recano a Roma. Allora aumenta la funzione svolta dalle due pievi di Sant’Agata e di Cornacchiaia, al di qua e al di là del Passo dell’Osteria Bruciata, con i loro 'spedali'. La perdita di importanza della strada e il conseguente progressivo abbandono degli 'spedali' hanno principio nel 1306, quando i Fiorentini, dopo la distruzione di Montaccianico, iniziano l'apertura della nuova strada verso Bologna transitante dalla 'terra nuova' di Scarperia e si dirige verso il Passo del Giogo per raggiungere la valle del Santerno nel luogo in cui sarebbe sorta l’altra 'terra' di Firenzuola, per poi ricongiungersi prima di Pietramala alla vecchia via Bolognese.
- 1332 ‐ 1335 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1332 la Repubblica ottiene dagli Ubaldini il castello di Cornacchiaia. Il popolo nel 1335 entra a far parte dei dieci costituenti la Lega d'Oltr'Alpi o delle Alpi de' Fiorentini (già Alpi degli Ubaldini).
- 1360 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1360 Ottaviano e Giovacchino del fu Maghinardo o Maginardo Novello, figlio di Giovanni di Ugolino Ubaldini, e Albizzo del fu Schiatta degli Ubaldini si pongono sotto l'accomandigia di Firenze, promettendo di difendere il popolo di Cornacchiaia da eventuali aggressioni nemiche.
- 1373 (cenni storici carattere generale)
- Con provvisione del 1373 la Repubblica, in seguito all'istanza avanzata dal popolo "plebatuum Cornaclarii" perché fosse difeso dalle ingerenze degli Ubaldini, che lo tartassano dal 1341 circa, essendosi nuovamente assoggettato a Firenze, delibera un indulto e la cancellazione dei debiti pregressi di gabelle, dazi e prestanze, nonché la cancellazione per i prossimi cinque anni di tutte le tasse, entrando il "plebatus plebis Sancti Johannis de rivo Cornaclario" a far parte della comunità di Firenzuola. Dalla pieve dipendono le chiese suffraganee di S. Maria a Frena, S. Maria a Rifredo, S. Pietro a Santerno, S. Martino a Castro, S. Jacopo a Montale, S. Michele a Casanova, S. Bartolo a Poggio Alto (alle Valli), S. Matteo al Covigliajo e di S. Giovanni Battista a Firenzuola.
- 1431 ‐ 1491 (cenni storici carattere generale)
- Nel Quattrocento la pieve, della quale abbiamo notizie nel 1431, diviene di patronato dei Priori delle Arti di Firenze e del Gonfaloniere di Giustizia, che nel 1449 nominano pievano fra' Giuliano di Antonio da Firenze, "vescovo di Cantaride". In seguito, con bolla di Innocenzo VIII del 1491, ne diventa patrono il Capitolo di S. Maria del Fiore, che pone un suo vicario come vice-pievano.
- 1640 ‐ 1641 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1640, a causa delle cattive condizioni della chiesa, dovute a infiltrazioni d’acqua, si inizia a costruire una nuovo edificio sacro in località Ca' di Mercato, ma poiché anche questo terreno ha problemi idrologici, la costruzione viene interrotta. Si decide allora di restaurare la vecchia pieve. Attorno al 1641 viene eseguita una perizia e una relazione da Vincenzo "muratore" o Muratori detto il Maestrino, che redige anche una pianta della chiesa, con una curiosa descrizione in rima delle condizioni e dei lavori da fare, che inizia con questi versi: “Signori, mi convien dar questa pianta / di questa chiesa detta Cornacchiaia / mostrarla per l’appunto tutta quanta / col campanile e colla colombaia / e dirvi come il tutto si dispianta / per amor di decrepita vecchiaia / e se non si rimette avanti il verno / la vuole andar nell’acqua del Santerno”.
- 1778 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1778 il Capitolo fiorentino decide di provvedere al restauro della pieve. Verosimilmente allora è capovolta l'orientazione della chiesa. Vengono ricostruiti l’abside ed il presbiterio e scompare la cripta; sono smontate le capriate poste longitudinalmente sulle colonne e tra queste ultime è realizzata una muratura ad archi a parziale tamponamento, per dare stabilità all’edificio. Inoltre sono sbassati i lati del tetto, originariamente a capanna a sole due falde, tanto da dare alla nuova facciata la fisionomia a gradienti e portando il tetto medesimo a 4 falde.
- XIX (cenni storici carattere generale)
- Il portale laterale di chiesa (ora a destra, ma in origine a sinistra, come a S. Agata) viene murato in epoca imprecisata granducale, ma verosimilmente nell'Ottocento.
- 1829 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1829 il titolo di pieve viene trasferito alla propositura di S. Giovanni Battista a Firenzuola.
- 1833 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1833 il popolo di S. Giovanni conta 382 anime e nel 1847 409. Dal 1836 è pievano della chiesa Stefano Ubaldini. Il Capitolo Fiorentino è sempre il patrono della chiesa. Allora il Crocifisso secentesco "incassato in un altare laterale a sinistra" è oggetto di grande venerazione.
- 1888 (cenni storici carattere generale)
- Attorno al 1888 il parroco Stefano Casini fa intonacare le pareti interne della chiesa. Don Casini è colui che nel 1914 pubblicherà in tre volumi il Dizionario biografico geografico storico del Comune di Firenzuola. Compilato a norma dei programmi governativi dal Sac. Stefano Casini di Cornacchiaia, membro della Società Colombaria di Firenze e Pievano di S. Maria a Fagna in Mugello. Quando sarà già trasferito come parroco a Fagna, scriverà una poesia piena di nostalgia per i castagneti che si trovavano nei pressi della sua Cornacchiaia ("Chi mi ritorna a’ miei vecchi castagni / tutta ombreggianti la pendice alpestre, / al mio podere, ai margini, ai vivagni gialleggianti de’ fior delle ginestre?").
- 1900 ‐ 1903 (cenni storici carattere generale)
- Ai primi del Novecento sono effettuati altri lavori di restauro che conducono alla configurazione attuale. Le opere di maggior importanza fatte eseguire da don Stefano Casini sono il rifacimento del presbiterio (con l'apertura di due monofore sestiacute e con la decorazione pittorica neogotica nella crociera) e gli affreschi delle cappelle laterali, eseguiti dal pittore veneto Antonio Pittaco, verosimilmente figlio del pittore e decoratore friulano Rocco Pittaco (1822-1898), che operò nel Veneto e soprattutto a Vicenza. La lunetta con il Cristo Pantocratore sopra il portale è l'unica opera firmata e datata dal Pittaco (1903). Don Casini risistema inoltre gli altari laterali, acquistandoli dalla vedova di un marmista di Firenze per 700 Lire e ponendovi una statua della Madonna del Carmine, in quello di destra, e riutilizzando il Crocifisso seicentesco, già presente sull'altare precedente, per quello di sinistra. L’altar maggiore viene realizzato da un certo Berti, scultore fiorentino.
- 1970 ‐ 1975 (vicende conservative intero bene)
- Nel corso degli anni 1970-1975, durante i lavori di restauro, sono riscoperte le colonne appartenenti all'impianto originario, una monofora nella parete laterale della cappella di sinistra ed una porzione della muratura originale della parete destra, viene realizzato un impianto di riscaldamento e, nella torre campanaria, sono elettrificate le campane. Nel 1974, con il rifacimento della pavimentazione, vengono alla luce anche altri lacerti della chiesa romanica, tra i quali alcune parti dell’abside originaria.
- 1980 ‐ 1999 (vicende conservative intero bene)
- Nel 1980, viene restaurato il portone ligneo all'ingresso della chiesa e, nel corso degli Anni Novanta, sono revisionate le coperture. Nel 1999, su progetto complessivo dell'arch. Giorgio Carli, sono eseguiti il rifacimento delle coperture del presbiterio, il consolidamento delle volte ed il restauro delle pitture murali.
- 2002 ‐ 2007 (vicende conservative intero bene)
- Negli anni 2002-2006 viene realizzato un ampio scannafosso all'esterno dell'area presbiteriale ed alla parete laterale destra. Inoltre, è rifatto il sagrato, viene consolidata la parete laterale destra ed è spostato l'asse viario, prima contiguo alla parete stessa ed attualmente posto ad una distanza di circa dieci metri. Con l'inizio del 2007 sono revisionate le coperture della cappella laterale sinistra e la chiesa è oggetto di una complessiva tinteggiatura.
- 2013 (vicende conservative intero bene)
- Nel 2013 è restaurata la parte dell'area esterna in adiacenza alla parete laterale sinistra, in corrispondenza interna con la cappella.
- 995 ‐ 1025 (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1975)
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare realizzato nel 1975 mediante rimozione dell’originario altare maggiore ed adozione di una mensa eucaristica in marmo che consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. Tabernacolo in marmo posto al centro dell’altare nella cappella di testata della navata laterale destra. Due amboni in pietra di Firenzuola in posizione speculare nel presbiterio. Sede lignea collocata al centro della parete tergale. Fonte battesimale in pietra di Firenzuola collocato nella navata laterale destra presso la controfacciata. Due confessionali lignei in controfacciata, opera del signor Pietro Biondi sul finire del XIX secolo.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1975)
🙏 Immagine e dati del giorno
| Popolazione: | FIRENZUOLA |
| Abitanti: | 315 |
| Parroco: | REV. ALDO MENICHETTI |
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