(SIGNA) S. MARIA A CASTELLO DI SIGNA

📌 VIA S. MARIA 1 (SIGNA), SIGNA - 50058 (FI)
⌛ Orario delle Messe in S. MARIA A CASTELLO DI SIGNA
In questa pagina potrai vedere gli orari delle eucaristie all’interno della chiesa in questo 2026, con la disponibilità degli orari durante tutti i giornate, sia nei giornate lavorative, i giorni festivi o le giornate precedenti a una festa.
Oggi Mercoledì 16 settembre 2026, l'orario della messa è: 18:00
| Lunedì | 18:00 |
|---|---|
| Martedì | 18:00 |
| Mercoledì | 18:00 |
| Giovedì | 18:00 |
| Venerdì | 18:00 |
| Sabato | 18:00 |
| Domenica | 10:30 |
➡️Qual è la posizione della chiesa?
Se hai bisogno indicazioni per arrivare a la chiesa, qui sotto potrai vedere la piantina insieme a riferimenti per non avere alcuna difficoltà a giungere a questo tempio.
🧾Approfondimento sulla chiesa
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di Santa Maria a Castello di Signa
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La chiesa di S. Maria in Castello si trova a Signa Alta (o Signa Castello), nell'omonimo Comune. Sorge entro un contesto urbano (ca. 85,00 m s.l.m.). Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla sede dell'ex Compagnia di S. Giuseppe già della Buona Morte che vi è costruita in adiacenza destra. sul retro dell'ex Compagnia, ed oltre il volume della sagrestia, è la torre campanaria. L’abside è in aggetto su quattro mensole in arenaria sorreggenti tre archetti, il prospetto tergale reca sporti, ora murati ed all'interno dei quali si trovano alcune cantine; in alto, sottogronda, la chiesa presenta archetti ciechi. Sul fianco sinistro è la canonica, con i locali parrocchiali ed un piccolo giardino. Il prospetto frontale, sulla stretta via di S. Maria, reca in successione le facciate della canonica, della chiesa e dell'ex Compagnia. La facciata è a capanna, la pianta ad aula.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta ad aula con scarsella orientata a sud/est. La porta nella parete destra del presbiterio dà accesso alla sagrestia, dalla quale si accede da un lato alla torre campanaria, dall’altro alla sede dell'ex Compagnia. Nella parete sinistra del presbiterio la porta dà accesso alla canonica. La porta al di sotto della cantoria conduce, verso destra, alla sede dell'ex Compagnia Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 30,00; lunghezza fino all'arco absidale: m 26,50; larghezza della navata: m 8,60.
- Facciata
- La facciata della chiesa, preceduta da un piccolo sagrato lastricato, è a capanna, attualmente non più intonacata. in muratura un conci non isodomi dei quali quelli nel settore inferiore sono quelli più ampi e più antichi. Sul colmo è una croce metallica sul monte, il cornicione in sottogronda è in muratura intonacata. Nel registro superiore si trova una grande finestra circolare con la mostra in muratura e due finestre laterali centinate. Il portale in arenaria del Santelli è trabeato, con decorazioni fitomorfe a girali e rosette nel fregio, sotto le quali scorre l'iscrizione "D[EO]. O[PTIMO]. M[AXIMO]. ET B[EATAE]. M[ARIAE]. V[IRGINI]. CURIO I[OSEPH]. FIAMMETTUS DONAVIT, P[ETRUS]. SANTELLIUS SCULPSIT AN[NO] MDCCCLXXXI"; il cornicione è sormontato da uno scudo. Sopra il portale e le due finestre laterali si vedono gli archi di scarico in mattoni ottocenteschi. Il portone è ligneo, con ampie specchiature. Nella fronte della sede dell'ex Compagnia, intonacata e tinteggiata di bianco, tutte le scansioni architettoniche sono in arenaria. Al di sopra del portale architravato e sormontato da una cimasa centinata e fiancheggiata da due lisci acroteri, si trova una finestra a campana barocca munita d'inferriata.
- Campanile
- Il campanile, intonacato e tinteggiato di bianco, è a pianta rettangolare; vi sono due grandi orologi con il quadrante dipinto. La cella campanaria presenta fornici a doppia centina che ospitano quattro campane azionate elettricamente; la copertura è a padiglione e sotto la gronda corre una modanatura a dentelli.
- Interno
- L’interno è a pianta rettangolare, ad aula che culmina nel presbiterio rialzato di due gradini e recante al centro la mensa eucaristica in pietra serena, che poggia sopra una coppia di mensole modanate. Sul retro è l’abside a pianta rettangolare, introdotta da un maestoso arcone in arenaria su due semipilastri corinzi; nella parete tergale è conservata l'affresco trecentesco, staccato, che raffigura la "Crocifissione tra i due dolenti" tardoduecentesca. La boiserie è dipinta a finto legno. Nella parete a sinistra dell’arcone è il tabernacolo, con la mostra in arenaria e lo sportello in ottone, entro una più ampia mostra trilobata; nella parete opposta è il dipinto su tavola attribuito a Lorenzo Monaco, rappresentante la "Madonna dell'Umiltà". Nella parete sinistra del presbiterio, al di sopra del portale, vi è affisso un lacerto staccato d'affresco tardoduecentesco. I rivestimenti interni sono ad intonaco tinteggiato in bianco. Alle pareti dell’aula i sei altari sono posti, tre per parte, in posizione speculare e sono in arenaria. Il primo altare di sinistra, già dedicato alla Natività di Maria, presenta due lesene corinzie sopra le quali si innalza un frontone centinato spezzato con la centro l'emblema bernardiniano; nel fregio della trabeazione ha l'iscrizione "SORS TUA NATIVITAS MEA"; contiene la tela copia di quella del Vignali. Il monumento sepolcrale in arenaria a Don G. Fiammetti è posto tra il primo ed il secondo altare. Il secondo ed il terzo altare di sinistra, settecenteschi, rispettivamente dedicati a S. Giuseppe e ai Santi Caterina e Gaetano, hanno colonne corinzie, sulle quali s'imposta il frontone centinato a volute con al centro un cartiglio, e recano le tele con il "Transito di San Giuseppe" e l'"Apparizione della Vergine in gloria con il Bambino a Santa Caterina d’Alessandria, San Gaetano di Thiene e San Carlo Borromeo" del Sacconi o del Ferroni. Nei plinti sotto le colonne sono in ambedue gli altari gli stemmi dei Mori Ubaldini ("scaccato d'argento e di nero"). Il primo altare di destra, settecentesco, è analogo a quello speculare di sinistra e reca l'iscrizione "MORS MEA VITA TUA"; contiene il Crocifisso ligneo tardocinquecentesco-primosecentesco. Nei due plinti sotto le lesene reca lo stemma dei Vieri. Il secondo e il terzo altare di destra, ottocenteschi, il primo dei quali dedicato alla SS. Trinità, sono analoghi ai due speculari lungo la parete sinistra e recano rispettivamente le tele del Gagliardi e del Coccapani. La cantoria in controfacciata è in muratura ed ha tre arcate che poggiano su due colonne doriche in pietra serena. Nella parete sinistra si trova il fonte battesimale in arenaria, collocato in una nicchia preceduta da cancelletto in ferro battuto: presenta una vasca con una testa alata di cherubino, sopra una colonna a balaustro; dietro, a parete, è l'altorilievo raffigurante il "Battesimo di Gesù", posto in memoria di Telemaco Tamburini. La bussola è lignea, le due acquasantiere a parete sono in marmo. La chiesa prende luce dalla tre finestre in controfacciata, con vetrate policrome, e da tre finestre aperte nelle pareti absidali, anch'esse con vetrate policrome, delle quali la centrale è circolare (con la raffigurazione della "Vergine Assunta") e le due laterali sono centinate. L'altezza massima della navata è m 10,90, la minima m 8,90. La sede dell'ex Compagnia della Buona Morte è ad aula, con la parete sinistra privata dell'intonaco per mettere in luce l'apparecchio murario della chiesa romanica contigua, in conci non isodomi, e la porta laterale originaria (poi tamponata) della chiesa medesima. Il rimanente delle murature è intonacato, con lesene tuscaniche dipinte che scandiscono la navatella. L'altare presenta un dossale con due colonne laterali corinzie sulle quali poggia il frontone triangolare spezzato e recante al centro l'iscrizione "DIVO IOSEPHO MORIENTIUM CONSOLARORI". Su di esso è la tela del Pacini raffigurante "San Giuseppe con il Bambino e Santa Teresa d'Avila".
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto, con mattoni quadrati ed inserti in marmo. Presso il presbiterio vi sono cinque mattoni quadrati con croce in marmo inserita al centro, a memoria di sottostanti sepolture.
- Coperture
- La copertura della chiesa poggia su sette capriate lignee, con orditura primaria e secondaria lignee e scempiato in cotto. L’abside è voltata a botte, con decori murali a finti lacunari. Il manto di copertura del tetto a capanna è in coppi e tegole piane. La sede dell'ex Compagnia presenta una volta a botte ribassata.
- Pianta
Notizie storiche
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- X ‐ XI (origini carattere generale)
- I resti di mura rinvenuti al di sotto del pavimento della chiesa di S. Maria Assunta, posta entro il castello di Signa, documentato fin dal X secolo, hanno fatto ipotizzare un insediamento di epoca etrusca o romana. Gaetano di Giuseppe Giannini, priore di Signa, nella sua "Storia dei rettori della Chiesa di Castello" presuppose che la chiesa già esistesse nel VII secolo e che nel 746 (748 secondo il Santoni) avesse un rettore proveniente dalla famiglia Contarini di Venezia, prete Contarino. La prima notizia certa sulla chiesa risale al 977, quando viene donata, insieme alla "curtis" e a 40 mansi, dalla contessa Willa di Spoleto (m. 979), vedova di Uberto di Toscana (920/925-967/970) e madre del marchese Ugo di Toscana (951/953-1001), alla Badia Fiorentina, da lei fondata (la chiesa viene citata senza titolo ma ubicata nel "Castello di Signa"). La chiesa è nuovamente citata nel 1042 e nel 1070.
- XIII (cenni storici carattere generale)
- Intorno al patronato sorgono aspri contrasti, così che Onorio III nel 1211 "obbligava gli uomini dei Castel di Signa a ricevere il rettore della loro chiesa dall’abate e monaci della Badia fiorentina". In quel secolo sono rettori prete Recupero e prete Uguccione, che nel 1258 acquista per la chiesa alcune terre dada Buoninsegna e Torrigiano di Bernardo. La chiesa è suffraganea della pieve di S. Giovanni Battista a Signa.
- XIII fine (realizzazione affreschi interno chiesa)
- Alla fine del Duecento la chiesa viene affrescata con "Storie della Vergine e di Cristo". Ne rimangono alcuni lacerti nella parete sinistra e il riquadro con la "Crocifissione tra la Madonna e San Giovanni", che il Giannini riferisce al 1265, oggi nell'abside, ma che originariamente si trovava all’inizio della parete destra, entro lo spazio oggi occupato dal primo altare. Dopo fantasiose attribuzioni a Cimabue (1240-1302) ed una più recente al Maestro della Cappella Velluti, oggi gli affreschi sono ricondotti ad un’anonima personalità attiva in ambito fiorentino entro l’ultimo decennio del XIII secolo, già al corrente delle novità espresse da Giotto nel suo Crocifisso di Santa Maria Novella e sviluppatasi parallelamente all’attività del cosiddetto Ultimo Maestro del Battistero.
- 1311 ‐ 1397 (realizzazione secondo altare di destra)
- Nel 1311 viene eretto dai fratelli Parfo e Guidone Fagioli il secondo altare gotico di destra, dedicato alla SS. Trinità, con la mensa sostenuta da cinque colonnine di pietra e con un'iscrizione incisa nell’architrave. Della famiglia Fagioli (il cui stemma è "d'oro, a tre piante di fagiolo sradicate di verde, 2.1") si hanno notizie dal XIII secolo. La distruzione del castello, avvenuta nel 1326 ad opera delle truppe di Castruccio Castracani, non sappiamo quanti e quali eventuali danni arrechi alla chiesa e neppure se essa sia stata danneggiata nel 1397 dalle truppe filoviscontee senesi del conte Alberigo.
- 1400 circa ‐ 1450 circa (opere pittoriche e altare a sinistra chiesa - interno)
- Agli inizi del Quattrocento, forse entro il primo decennio, viene realizzata, su commissione del nobile fiorentino Angiolo Biliotti, la piccola "Madonna dell'Umiltà" di scuola fiorentina, già accostata in passato ai modi di Mariotto di Nardo e poi attribuita alla scuola di Lorenzo Monaco (1370-1422). Il primo altare a sinistra è fatto ricostruire intorno al 1450 da Alessandro, figlio di Angiolo Biliotti, che lo dedica alla Natività di Maria. Il Maestro di Signa esegue una "Santa Caterina d'Alessandria" al di sopra della precedente "Crocifissione" duecentesca.
- 1599 (descrizione chiesa)
- Durante una visita pastorale del 1599, effettuata dal vicario Paolo Ceccarelli per conto dell'arcivescovo Alessandro de' Medici (1535-1605), la chiesa è definita essere "ampia e bella".
- 1640 ‐ 1646 (riqualificazione 2° altare di destra e 1° altare di sinistra)
- Nel 1640 i Fagioli, che si erano inurbati a Firenze agli inizi del secolo, ricavando una certa agiatezza dall'esercizio della mercatura, cedono agli Squadrini di Firenze (residenti nel Gonfalone del Drago del Quartiere di S. Spirito) il patronato del secondo altare di destra, che nel 1674 passa al senatore Bonafè di Andrea di Luca de' Pitti. Nel 1646 il primo altare di sinistra, che verrebbe definito del SS. Crocifisso e che già incorniciava il ricordato affresco con la "Crocifissione" ma poi dal Quattrocento quello del Maestro di Signa, almeno secondo alcune fonti risulterebbe decorato con marmi. Viene però il fondato sospetto che ad essere riqualificato sia stato invece il primo altare di destra, quello sì allora dedicato al SS. Crocifisso, un manufatto in legno scolpito e dipinto molto venerato dal popolo e risalente al Tardo Cinquecento - Primo Seicento.
- 1713 ‐ 1718 (costituzione Compagnia della Buona Morte)
- Nel 1713, essendo parroco Michele Maria Pallavicini, si costituisce la Compagnia della Buona Morte (così denominata solo dal 1718), i cui confratelli assistono il parroco nel trasporto del Viatico ai moribondi.
- 1715 (riqualificazione 1° altare di destra e 1° altare di sinistra)
- Nel 1715 viene riedificato, a spese del patrizio fiorentino Girolamo Vieri, il primo altare di destra dedicato al SS. Crocifisso, assai venerato, che il Calzolai confonde con il primo altare di sinistra. Il Vieri era il pronipote di Sallustio Berti, che aveva eretto il precedente altare presumibilmente agli inizi del Seicento. Non convince la datazione al 1790-1810 del Crocifisso, che appare opera assai precedente, forse cinquecentesca, per la quale già nel 1715 si dice che circa un secolo prima era stato innalzato l'altare ("altare [...] a Salustio Berti [...] vetustae huic Crucifixi Domini Imagini, plura hic signa facientis, iam erectun ac dicatum": "un altare già eretto da Sallustio Berti e dedicato a questa antica Immagine del Crocifisso del Signore, che qui fa molti miracoli"). Sempre nel 1715 il primo altare di sinistra, dedicato alla Natività di Maria, è fatto abbellire, a sue spese, dal sacerdote signese Giuseppe Serafini, rettore dell'altare medesimo.
- 1716 (realizzazione 2° altare di sinistra e 3° altare di sinistra)
- Nel 1716 viene eretto a spese del pievano di S. Ippolito in Val di Pesa, Girolamo Mori Ubaldini, il secondo altare di sinistra, per il quale Carlo Ferroni (secondo talune fonti) aveva eseguito nel 1715 un "Transito di San Giuseppe", che il Giannini nell'Ottocento attribuirà al pittore fiorentino Carlo di Francesco Sacconi (ante 1697-post 1747), attivo negli ultimi decenni del Seicento e nei primi del Settecento. Sempre il Ferroni, contestualmente, esegue per il terzo altare di sinistra, ricostruito e dedicato a S. Caterina e a S. Gaetano, su commissione del patrizio fiorentino Carlo di Benedetto Mori Ubaldini, un'"Apparizione della Vergine in gloria con il Bambino a Santa Caterina d’Alessandria, San Gaetano di Thiene e San Carlo Borromeo", dipinto che risulta parimenti attribuito al Sacconi dal Giannini e da altre fonti a Giovan Camillo Sagrestani (1660-1731).
- 1720 ‐ 1728 (realizzazione Compagnia della Buona Morte)
- Sempre essendo parroco il Pallavicini, accanto alla chiesa sorge l’edificio che ospita la Compagnia della Buona Morte, realizzato nel giardino adiacente la chiesa, donato alla Compagnia stessa dal parroco nel 1720; i lavori sono terminati nel 1723. Tale sede è provvista di una copertura a volta affrescata con l’immagine di "San Giuseppe in gloria". L’altare, donato dalle Terziarie Francescane, è dedicato a S. Giuseppe e a S. Teresa, entrambi raffigurati sulla tela al di sopra della mensa ("San Giuseppe con il Bambino Gesù che ascolta le suppliche di Santa Teresa d'Avila in favore degli ascritti defunti della Compagnia"), secondo talune fonti eseguita nel 1724 dal pittore Santi Pacini, ma la data non coincide con i dati anagrafici del fiorentino Sante Pacini, nato nel 1734 e morto nel 1800 o nel 1801, la cui attività artistica è documentata dal 1761. Il 23 aprile del 1728 l'arcivescovo Giuseppe Maria Martelli (1678-1841), durante la sua visita pastorale, eleva la chiesa a prioria.
- 1745 ‐ 1750 (ampliamento e collocazione orologi chiesa e campanile)
- Nel 1745 il 'popolo' di S. Maria conta 706 anime. Nella lapide di consacrazione del 1816 si dice che la chiesa è stata ampliata prima del 1746. Nel 1750 sono inseriti nel campanile i due orologi provenienti dalla Villa medicea di Poggio a Caiano.
- 1802 ‐ 1816 (lavori di trasformazione e campane intero bene)
- Nel 1802 diviene priore di S. Maria Gaetano di Giuseppe Giannini (1769-1839), che vi rimarrà fino al 1839 e verrà sepolto in chiesa, dove sarà posta la lapide sepolcrale a cura del fratello Jacopo, parroco di S. Pier Gattolini a Firenze. Tra il 1803 e il 1816 il Giannini fa eseguire importanti lavori di trasformazione. Al prelato spettano non solo il rifacimento di due altari laterali della chiesa, ma anche l’acquisizione di tre delle quattro tele che li ornano. Egli farà anche realizzare le quattro campane per il campanile, dopo averne fatte fondere due antiche.
- 1806 (ricostruzione 2° altare di destra)
- Nelle precedenti visite pastorali si raccomandava il rifacimento del vecchio secondo altare di destra della SS. Trinità e così nel 1806 il Giannini dà avvio alla sua ricostruzione; il nuovo altare, eretto a spese del priore, riporta il suo stemma di famiglia ("d'azzurro, allo scaglione di nero, con giglio d’oro in punta") e s'ispira a quelli già presenti nella parete opposta e dedicati a S. Giuseppe e ai Santi Caterina e Gaetano. Sempre nel 1806 trasla in un unico luogo i resti mortali dei precedenti parroci.
- 1806 ‐ 1807 (realizzazione lapide a G. Moneta)
- Alla sua morte nel 1806, il musicista Giuseppe Moneta (1754-1806), originario di Firenze ma nato a Signa, lascia la volontà testamentaria di farsi realizzare una lapide in chiesa: in essa è raffigurato il suo ritratto come compariva nel frontespizio di una sua opera del 1791. Al di sotto sottolinea che le schiere angeliche e dei beati, in Paradiso, cantino i versi danteschi: "'Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo', / cominciò, ‘gloria!’, tutto ’l paradiso, / sì che m’inebriava il dolce canto". La collocazione della lapide, fortemente voluta dalla moglie, incontra la contrarietà del Giannini, il quale, non soddisfatto dell'opera, a fatica accetta di porla in chiesa, lungo la parete di destra.
- 1809 (collocazione tele e realizzazione 2° altare di destra e 3° altare di destra)
- Nel 1809 il Giannini colloca sul nuovo altare della SS. Trinità la tela commissionata nel 1806 all’allora giovane pittore fiorentino Giovanni Gagliardi, discepolo di Luigi Sabatelli (1752-1850), raffigurante "La Santissima Trinità" e pagata 100 scudi, suddivisi in sette rate. Il quadro era stato esposto nel 1808 (anno della sua ultimazione) alla Reale Accademia di San Marco. Il Gagliardi è autore anche, nel 1806 e nel 1807, di due tele per la pieve di Signa (il "Miracolo della grandine" e "Il transito della Beata Giovanna"). Sempre nel 1809 il Giannini fa erigere anche il terzo altare di destra, che reca in rilievo ancora una volta l’arme gentilizia del prelato e sul quale pone la tela di Sigismondo Coccapani (1583-1643) risalente al 1617 e raffigurante un'"Adorazione dei Magi", dipinto proveniente dal soppresso convento di S. Baldassarre a Firenze.
- 1812 (collocazione corpo di S. Placido presso altar maggiore)
- Il 13 agosto 1812 si svolge una grande processione con la quale viene portato nella chiesa il corpo di S. Placido, convenzionalmente martirizzato nel 251 sotto l’imperatore Decio, le cui spoglie erano state ritrovate nel Seicento nelle catacombe dì San Callisto a Roma e che provengono dalla chiesa del soppresso monastero di S. Pietro a Monticelli, al quale le avevano donate i Riccardi. La richiesta delle reliquie era stata fatta del Giannini, reliquie che egli pone presso l'altar maggiore.
- 1815 ‐ 1820 (collocazione tela e consacrazione 1° altare di sinistra e chiesa)
- Sul primo altare di sinistra è collocata la tela raffigurante "Cristo mostra la sesta piaga sulla spalla a San Bernardo di Chiaravalle", copia primosettecentesca dell’originale di Jacopo Vignali (1592-1664) del 1623 conservato nella chiesa dei Santi Simone e Giuda a Firenze, tela che secondo talune fonti sarebbe stata comprata dal Giannini nel 1789 (la data resta alquanto dubbia). Il dipinto va a sostituire un quadro con l’immagine di “Maria Vergine Santissima”, da talune fonti identificato con la "Madonna dell’Umiltà", la quale dal 1816 è posta sull’altar maggiore. L'8 settembre 1816 l'arcivescovo Pier Francesco Morali (1758-1826) consacra la chiesa (lapide in loco posta dal Giannini nel 1820).
- 1833 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale – parrocchia)
- Nel 1833 il 'popolo' di S. Maria conta 827 anime, nel 1840 881, nel 1843 930 e nel 1847 1.000. Dal 1840, dopo la morte del Giannini, è parroco di S. Maria don Domenico Benedetti. La chiesa è di libera collazione. Le reliquie di S. Placido si trovano "sotto l'altare maggiore in una cassa intagliata dorata con cornice di foglie di argento" (luigi Santoni, 1847).
- 1867 ‐ 1881 (realizzazione portale e modifiche facciata)
- Nel 1867 diviene parroco di S. Maria don Giuseppe Fiammetti (1834-1905), fondatore nel 1870 della Congregazione delle Suore Passioniste di S. Paolo della Croce. Nel 1876 è apposta sulla parete destra della sede della Compagnia una lapide commemorativa. Nel 1881 viene eretto a spese di don Fiammetti Il portale neorinascimentale di chiesa, scolpito da Pietro Santelli (1852-1912), un ornatista, padre del più noto Giuseppe, e sono aperti il sovrastante oculo e le due finestre centinate laterali. È realizzato anche un ciborio neoquattrocentesco in pietra serena.
- 1898 ‐ XIX (cenni storici carattere generale - parrocchia)
- Nel 1898 è sempre parroco monsignor Fiammetti.
- 1905 ‐ 1906 circa (posa epigrafe a Fiammetti interno – parete laterale sinistra)
- Tra il 1905 ed il 1906 viene posta in chiesa, tra il primo ed il secondo altare di sinistra, l'epigrafe celebrativa di monsignor Fiammetti, parroco di S. Maria fino alla sua morte, composta dal nuovo parroco, don Guido di Francesco Pagnini da Campi Bisenzio (che nel 1919 sarà uno dei fondatori della Cassa Rurale di Prestiti di Signa), ed eseguita dal signese Giuseppe di Pietro d'Adamo Santelli (1880-1956) con la collaborazione dei fratelli Adamo (1889-1963) e Francesco. Ai primi del Novecento, nella parete posta a destra della facciata, è inserito un rilievo in pietra serena raffigurante "Cristo crocifisso", opera attribuibile anch'essa a Pietro Santelli.
- 1967 ‐ 1970 (cenni storici carattere generale – parrocchia)
- Dal 1967 è parroco di S. Maria don Natalino Rossi (n.1922) da Dicomano. La chiesa è di libera collazione. La parrocchia nel 1970 conta 1.350 anime.
- 1975 (restauri chiesa)
- Nel 1975, nel corso di alcuni restauri, è staccata la "Santa Caterina d’Alessandria" del Maestro di Signa e torna alla luce la Crocifissione del XIII secolo.
- 1987 ‐ 1992 (realizzazione cripta)
- Nel 1987 il priore don Natalino Rossi fa costruire una cripta sotto dell’altar maggiore, dove conservare il corpo di San Placido, copatrono della chiesa e contestualmente avviene l'adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare. Dal 1992 diviene parroco don Gianni Cioli (n. 1958).
- X ‐ XI (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1987)
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare realizzato nel 1987. Rimosso l’originario altare maggiore, la mensa eucaristica in arenaria poggia su due mensole in pietra serena e modanate, è posta al centro del presbiterio e consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. Dimensioni mensa eucaristica: altezza cm 109, larghezza cm 86, lunghezza cm 194. Il tabernacolo in pietra serena, con sportello in ottone, è posto in parete a sinistra dell’arco absidale. La sede lignea è posta al centro della parete tergale del presbiterio. Un leggio ligneo, intagliato e dorato, è posto sul lato sinistro del presbiterio. Il fonte battesimale in pietra serena, con vasca ellittica scolpita e su fusto a colonna, è posto in nicchia dedicata in parete sinistra presso la controfacciata. Un confessionale ligneo è inserito nella parete destra.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1987)
🙏 Dati e foto del giorno
| Popolazione: | SIGNA |
| Abitanti: | 1300 |
| Parroco: | REV. VINCENZO VARRIALE |
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