(TAVARNELLE VAL DI PESA) S. MARIA AL MORROCCO

📍 (TAVARNELLE VAL DI PESA), BARBERINO TAVARNELLE - 50028 (FI)
⏳ Orari delle Messe in S. MARIA AL MORROCCO
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🛐Come arrivare alla chiesa?
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🧾Dettagli della parrocchia
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di Santa Maria al Morrocco
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La chiesa di S. Maria si trova al Morrocco (332,00 m s.l.m.), frazione del Comune di Tavarnelle Val di Pesa. Sorge un posizione isolata, entro un contesto agreste, “in un poggio selvoso dove s’incontrano le prime sorgenti del torrente Virginio, sulla strada traversa che staccasi a Tavarnelle dalla Regia Postale di Siena per scendere alla Sambuca sulla Pesa” (Emanuele Repetti), “nel ripiano di brillante prospettiva a ponente, su la fronte di spazioso prato” (Luigi Biadi). Il complesso è costituito dalla chiesa e dai locali parrocchiali, già monastero, che vi sorgono in adiacenza destra, attorno ad un chiostro (adorno di pitture murali secentesche), e verso il retro; la scarsella con il coro è in muratura a vista e contraffortata. Addossata sul fianco sinistro è la sede dell’ex Compagnia, parimenti con prospetti in muratura a vista. Un campanile a vela è impostato sopra le coperture, verso il retro. Un portico in muratura mista, con arcate a tutto sesto poggianti su pilastri a pianta quadrata in laterizio, a loro volta al di sopra di un muretto in pietrame, è addossato sul fianco sinistro, a partire dall’ingresso all’ex Compagnia, con ulteriore sviluppo davanti alla facciata ed alla parte del già monastero a destra. Sul pilastro dell’angolata sinistra lo stemma dei Sernigi è in arenaria. Le pareti all’interno del portico recano pregevoli tracce di affreschi e di sinopie del Quattrocento; quelle superiori sono intonacate e tinteggiate di ocra. La facciata è a capanna, la pianta ad aula.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta ad aula orientata a est. Nella parete laterale destra del presbiterio si apre l’accesso alla sacrestia, in quella opposta è l’ingresso all’ex Compagnia. al centro della parete longitudinale destra si apre un accesso al chiostro adiacente. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 29,90; lunghezza fino all'arco absidale: m 25,00; lunghezza fino all'arco presbiteriale: m 18,50; larghezza della navata: m 6,60.
- Facciata
- La facciata è a capanna, sul colmo è una croce in arenaria su un calvario; le cornici d’imposta sono in laterizio, lo stemma in posizione centrale è in marmo, la finestra circolare ha vetrate opacizzate. È intonacata, con una vistosa caduta d’intonaco a sinistra, che evidenzia una muratura in pietrame, con alcuni grandi conci in corrispondenza dell’angolata e alcuni settori in filari di mattoni. Il portale architravato in facciata è in arenaria, qualificato da un frontone spezzato a valve di conchiglia. Il portone è ligneo. La facciata dell’ex Compagnia, posta sotto il portico, è intonacata, con ampie cadute d’intonaco e con lacerti di affreschi e reca un portale in arenaria trabeato e dotato di un frontoncino centinato spezzato.
- Campanile
- Il campanile a vela sei-settecentesco, intonacato, è provvisto di due campane. È sormontato da una croce latina in arenaria.
- Interno
- L’interno è a pianta rettangolare, con l’aula che culmina nel presbiterio rialzato di tre gradini. La mensa eucaristica, staccata dal dossale e ricollocata in posizione da consentire la celebrazione “coram populo”, è in arenaria e poggia su due mensole a volute e su un basamento in muratura, dove si legge “ATTENDITE AD PETRAM UNDE EXCISI ESTIS” (“considerate la roccia da cui foste tagliati”, Isaia, 51, 1). Il grande dossale settecentesco a tergo è in muratura e reca al centro il tabernacolo frontonato ligneo, scolpito e dipinto. Le due colonne tortili laterali sono marmorizzate e sorreggono la cimasa centinata, al centro della quale è il monogramma raggiato di Maria, sorretto da due cherubini a tutto tondo. Al centro del dossale è una riproduzione della Madonna trafugata nel 1980. Le quattro colonne sulle quali s’impostano gli archi del presbiterio sono anch’esse marmorizzate e sul retro è il coro, provvisto di stalli lignei e dove è conservato un organo, attualmente non in uso. Nella parete di sinistra del presbiterio è l’urna con le reliquie di S. Massenzio martire. Gli elementi costitutivi dei dossali degli altari laterali sono in arenaria, eccezion fatta per il dossale sul retro del secondo altare nella parete laterale sinistra, dedicato al SS. Crocifisso, che presenta colonne composite e il simbolo bernardiniano nel frontone triangolare spezzato e risaltato, come quello speculare di S. Sebastiano. Gli altri due altari, di S. Teresa e di S. Isidoro, hanno colonne tuscaniche ed un frontone centinato spezzato e risaltato con al centro una testa alata di cherubino. Le mense dei due altari sono in muratura, come le mensole su cui poggiano. Presso l’altare laterale destro è il tabernacolo per gli oli santi. I pregevoli affreschi sono quelli quattrocenteschi. Lungo la parete destra sono l’epigrafe marmorea settecentesca dei Torelli Alberti, sormontata dal loro stemma (partito: “d'oro, al toro di rosso, ascendente un monte di sei cime di verde; il tutto accompagnato in capo da tre gigli di rosso ordinati fra i quattro pendenti di un lambello dello stesso” – Torelli; “d'azzurro, a quattro catene d'argento, moventi dai quattro angoli dello scudo e unite in cuore per un anello dello stesso” – Alberti) e la lunetta invetriata con l’“Annunciazione” della bottega di Andrea della Robbia. Nella parete sinistra è il busto entro ghirlanda robbiana di Niccolò Sernigi. In controfacciata la bussola è lignea, le due acquasantiere sono in marmo scuro. La chiesa prende luce dalla finestra circolare in controfacciata e da quella rettangolare aperta nella parete tergale del coro. L'altezza massima della navata è m 9,30, la minima m 8,20.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto, con mattoni quadrati disposti in diagonale. Nella sezione centrale vi sono tre ossari, la cui copertura a pavimento è in arenaria.
- Coperture
- La copertura dell’aula poggia su quattro capriate, con orditura primaria e secondaria lignee e scempiato in cotto. Il presbiterio è voltato a vela, con pittura settecentesca entro una cornice in stucco bianco, raffigurante la “Trinità veterotestamentarie” e dove è scritto “TRES VIDIT ET UNUM ADORAVIT” (S. Agostino). Il manto di copertura è in coppi e tegole piane.
- Pianta
Notizie storiche
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- XIII ‐ 1460 (origini carattere generale)
- L’originaria chiesa parrocchiale della zona è quella di S. Martino a Cozzi (memoria toponomastica di un Cotius d’età romana o di un Cozzo o Gozzo germanico), citata dal 1276 nelle “Rationes decimarum Tusciae”, suffraganea della pieve di S. Donato in Poggio. Secondo la leggenda, nel 1459 alcuni pellegrini romei di origine lorenese, lasciano, per volontà divina, al Morrocco o Morocco (Murocho, etimo di origine oscura, ipoteticamente da “Mons Rocchi”, monte di Rocco, nome germanico), presso una quercia, un’antica immagine tardoduecentesca della “Madonna con il Bambino” (nell’Ottocento data alla scuola di Lippo Memmi o addirittura a quella del Masaccio), per la quale il ricco Niccolò di Giovanni de’ Sernigi (circa 1415-post 1481), signore del castello di S. Andrea a Corniolo o Vignolo ed il cui padre era stato in affari con il fondaco di Francesco Datini agli inizi del Quattrocento, convertitosi, avrebbe creato una chiesa dedicata a Maria, fondata il 20 febbraio del 1460 (stile moderno).
- 1460 post ‐ 1469 circa (cenni storici affreschi)
- L’edificio sacro, affidato ai Carmelitani, secondo la tradizione ottocentesca, è affrescato da Neri di Bicci (1418/1420-1492) ed altri; oggi permangono solo alcuni “Apostoli”, un’“Adorazione dei pastori” e un “Angelo dell’Annunciazione”, ma attribuiti ad un artista vicino a Filippo Lippi (1406-1469) – carmelitano del Carmine a Firenze e figlio di Tommaso e di Antonia di ser Bindo Sernigi – e, dubitativamente, a Giovanni di Piamonte (noto 1456).
- 1472 ‐ 1473 ( cenni storici dipinti su tavola)
- Neri di Bicci dipinge certamente, su commissione di Niccolò Sernigi, quattro tavole (oggi nel Museo di Arte Sacra di Tavarnelle). Due, con le relative predelle, commissionategli il 21 dicembre 1472 e pagate 30 fiorini larghi, sono eseguite nella prima metà del 1473 e raffigurano la “Lamentazione sul Cristo morto con la Madonna e i Santi Giovanni Evangelista, Caterina, Maddalena, Lucia, Margherita e Luca” e la “Vergine in trono con il Bambino, l'Angelo Raffaele e Tobia e i Santi Nicola, Antonio Abate, Donnino e Giuliano”. Le elaborate cornici sono eseguite da Domenico di Antonio e da Zanobi di Domenico. Le predelle sono andare perdute, una (di pertinenza della seconda tavola) è stata dubitativamente identificata con quella ora in deposito presso il Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona e raffigurante i “Santi Niccolò, Donnino e Antonio Abate”.
- 1475 (realizzazione, cenni storici dipinti su tavola, tabernacolo)
- Nella seconda metà del 1475 Neri di Bicci esegue la tavola con la Trinità” per l’altar maggiore. Oggi permangono i due scomparti laterali con la “Vergine e San Sebastiano” e i “Santi Giovanni Evangelista e Rocco” e lo sportello del tabernacolo posto al centro, raffigurante l’“Effusio Sanguinis” (già erroneamente dato nell’Ottocento al Beato Angelico), mentre sono andate perdute le rappresentazioni al di sopra di quest’ultimo con “Dio padre e la Colomba dello Spirito Santo”. I due superstiti “Ritratti di un monaco carmelitano (fra’ Luca Lanfranchini da Mantova?) e di Niccolò Sernigi” sono di pertinenza di tale tavola (opere tutte ora anch’esse nel Museo di Arte Sacra di Tavarnelle). È realizzato da maestranze fiesolano-settignanesi un tabernacolo in arenaria.
- 1480 ‐ 1481 (cenni storici carattere generale)
- Secondo quanto ritiene il Repetti, la fondazione della chiesa dovrebbe invece essere contemporanea a quella del vicino convento e risalire al 1480. Risale, però, a tale data il solo convento, reimpiegando una casa del ‘popolo’ di S. Jacopo alla Sambuca, posta nel piviere di S. Pietro in Bossolo. Il Sernigi (il cui stemma è “d'azzurro o d’argento, al monte di sei cime d'oro, sormontato da tre rami di rosaio al naturale con rose di rosso”), a nome suo e dei figli del fratello Pier Francesco (Giovanni – cui dedicò un’opera letteraria l’umanista Giovanni di Donato Cocchi – Bernardo e Angelo), nel 1481 affida il complesso a fra’ Luca di Pietro Lanfranchini, carmelitano della congregazione di Mantova, dotandolo di vari beni, tra i quali l’intero poggio di Morrocco, un castagneto a Campo delle Fosse e tre terreni con una casa. L’antica immagine mariana è posta sull’altar maggiore. Il convento è dotato di un chiostro con colonne ioniche.
- 1481 post ‐ 1506 ante (realizzazione affreschi loggiato)
- Forse Filippo di Antonio Filippelli (1460-1506) e altri affrescano parte del loggiato attorno alla chiesa, con varie scene, tra le quali “Storie di Sant’Elia e del Monte Carmelo” (I primi Carmelitani, a imitazione di S. Elia profeta, avevano condotto una vita solitaria sul monte Carmelo presso la fonte detta di Elia), un “San Domenico” e la “Trinità”. Oggi permangono lacerti abrasi con “Dio Padre”, “Cristo crocifisso”, la “Colomba dello Spirito Santo”, alcuni cherubini, una tenda, navi in lontananza, lo stemma dei Sernigi, il tutto entro scomparti architettonici con trabeazione, fregi a palmette e lesene strigilate. Il Filippelli nel 1488 è presente nella zona della Val di Pesa, anche nella chiesa di S. Biagio a Badia a Passignano, con alcuni affreschi del tutto simili, sia nell'impostazione architettonica che figurativa, a questi del Morrocco.
- 1500 circa (pitture e sculture chiesa e chiostro)
- Un’altra tavola in seguito presente in chiesa si riteneva di scuola del Ghirlandaio (il Biadi gliene attribuiva due: la “Madonna con il Bambino e i Santi Martino e Sebastiano”, del 1510-1515, ma forse del Maestro dei cassoni Campana o, meno verosimilmente, di Pietro del Donzello, che proveniva dalla chiesa di S. Martino a Cozzi e qui giunta solo a fine Settecento, e la “Pietà”, in realtà di Neri di Bicci). Andrea o Luca della Robbia eseguono la lunetta con l’“Annunciazione” posta sopra il portale di chiesa (oggi data alla bottega di Andrea della Robbia, 1435-1525). Al Sernigi, post mortem, viene dedicato un busto posto nel chiostro, che sempre la tradizione attribuiva a Donatello; è posto entro una ghirlanda in terracotta invetriata di Andrea della Robbia. Un anonimo pittore della prima metà del Cinquecento esegue una “Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Rocco e Alberto degli Abati [carmelitano] e con due confratelli”, per l’altare di una Compagnia laicale.
- 1552 ‐ 1591 (cenni storici carattere generale)
- La chiesa continua ad essere di patronato dei Sernigi, forse di Ranieri di Andrea Sernigi, che nel 1552 innalza l’altare di famiglia in S. Trinita (nel cui ‘popolo’ egli vive), di Vincenzo Sernigi, figura eminente nella Firenze dell’epoca (nel 1568 in contatto epistolare con Francesco I de’ Medici) e di Francesco, dal 1591 accademico della Crusca. Nel 1590 la chiesa è oggetto di una visita pastorale.
- 1592 ‐ 1626 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1592 l’arcivescovo fiorentino Alessandro de’ Medici (1535-1605) approva i capitoli della Compagnia di Maria Assunta, istituita tra i ‘popolani’ di S. Jacopo alla Sambuca, che verranno poi riconfermati dall’arcivescovo Alessandro Marzi Medici (1557-1630) nel 1626. Essi hanno facoltà di riunirsi presso l’altare della Compagnia di Maria o nell’oratorio contiguo alla chiesa di Morrocco e, almeno secondo talune fonti, godrebbero del privilegio di essere sepolti in chiesa. In quel secolo il cavalier Andrea Sernigi fonda, vicino alla sua villa al Corniolo, l’oratorio di S. Basilio. Per un altare dedicato al SS. Crocifisso un pittore seguace di Pulzone Scipione (1540/1542-1598) detto il “gaetano” (da Gaeta, circa 1550-1598) esegue la tela con la “Crocifissione con i due Astanti e la Maddalena”, derivata dall’originale presente nella Cappella del Crocefisso della chiesa di S. Maria in Vallicella dei Padri Filippini a Roma, risalente al 1583-1586 e presente in quella chiesa dal 1596.
- 1630 ‐ 1637 (rifacimenti interni e affreschi intero bene)
- Poiché l’intercessione della Vergine avrebbe preservato il Morrocco dalla peste del 1630, si formerebbe allora la Compagnia di S. Maria (ma pare poco verosimile, esistendo probabilmente già da prima); allora viene eretta o ristrutturata la sua sede a sinistra della chiesa, con un portale dotato di frontone centinato e con affreschi nella facciata. Fra il 1630 e il 1631 il padre carmelitano Giovanni Maria di Domenico Matelli (1616-1674), di una famiglia originaria dell'Emilia Romagna, inizia a far eseguire varie opere di “ammodernamento” in chiesa. Nel 1636 avviene una nuova visita pastorale. Nel 1637 Antonio Nannini o di Nanno (?) inizia ad affrescare, nelle lunette del chiostro del convento, alcune “Storie di Santa Teresa d’Avila”.
- 1640 ‐ 1643 (rifacimenti barocchi e arredi chiesa)
- Nel 1640 il Matelli fa erigere il primo altare di sinistra, dedicato a S. Isidoro Agricola e destinato alla Confraternita intitolata a tale santo e da lui fondata, per il quale Nanno da S. Gimignano (o Antonio Nannini?) dipinge una “Madonna in Gloria incoronata da Angeli e i Santi Isidoro Agricola e Teresa d’Avila”. Tra il 1640 ed il 1643 sono smembrate le predelle dei polittici di Neri di Bicci.
- 1643 ‐ 1649 (rifacimenti barocchi e dipinti su tela interno chiesa)
- Nel 1643 fra’ Giovanni Maria Matelli fa realizzare un portale sotto il portico avanti la chiesa che immette al “cenaculum extra monasterium”. Il primo altare di destra, in seguito di patronato dei Torelli Alberti, è dedicato a S. Teresa del Bambino Gesù, per il quale Nanno da S. Gimignano esegue “Cristo in gloria con Cherubini, la Vergine e i Santi Elia, Teresa, Antonio Abate e Luigi dei Francesi”; il secondo, dei coniugi Raffaello e Brigida Giuntini, che lo erigono nel 1644, a S. Sebastiano (con la tela dipinta dal medesimo pittore e rappresentante “La Trinità con i Santi Rocco, Sebastiano e Pietro martire da Verona”); il secondo di sinistra al SS. Crocifisso (con la tela raffigurante “La Crocifissione con i due Astanti e la Maddalena” derivata da Pulzone Scipione). Nel 1649 è costruito il coro.
- 1653 (cenni storici reliquie)
- Nel 1653 sono introdotte nel presbiterio le reliquie di S. Massenzio Martire per volere del cardinal Baccio di Silvestro Aldobrandini (1613-1665) su richiesta dello zio materno, il senatore Andrea Arrighetti (1592-1672), figlio di Giulio (1552-1618) e Maria Sernigi, fratello della madre del cardinal Baccio, Fiammetta, e seguace ed amico di Galileo, e con beneplacito dell’arcivescovo Francesco Nerli (1594-1670). La nonna materna del cardinale, quindi, apparteneva alla famiglia Sernigi, patrona della chiesa di S. Maria.
- 1674 ‐ 1688 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1674 fra’ Bartolomeo di Luca Celli di S. Gennaro fa ricostruire il portale principale di chiesa. Nel 1675 viene effettuata una visita pastorale alla chiesa e al ‘popolo’ di S. Pietro in Bossolo, nel quale si trova. Nel 1688, secondo talune fonti, i Sernigi si estinguono in Ranieri del cavalier Vincenzo.
- 1733 ‐ 1750 circa (cenni storici carattere generale)
- Nel 1733 Scipione di Carlo Ughi (dal 1705 accademico delle Arti del Disegno) dona alla chiesa un quadro raffigurante “Gesù Bambino attorniato dai Misteri della sua vita”. Nel 1744 il frate carmelitano Sebastiano Antonini fa ricostruire, più ampia, la “tribuna” (presbiterio e coro) e sull’altar maggiore è collocata l’immagine miracolosa di Maria. Nel 1748 il portale di chiesa viene restaurato a spese di Camillo Sernigi. Vi esiste sempre anche la Compagnia dell’Assunta.
- 1763 ‐ XVIII (cenni storici carattere generale)
- Nel 1763 i Carmelitani fanno decorare il coro ed il presbiterio, nella cui volta viene dipinto “Abramo nella Valle di Mambre” ovvero la “Trinità veterotestamentaria” (tema iconografico già affrontato dal Vasari nel 1539/1540); la navata ipoteticamente viene dotata di una controsoffittatura.
- 1792 ‐ 1821 (cenni storici carattere generale)
- Ancora nel 1791 le tavole di Neri di Bicci si trovano nel presbiterio. I Carmelitani rimangono al Morrocco fino alla soppressione nel 1792. In seguito a ciò la parrocchia di S. Martino viene soppressa nel maggio di quell’anno (e poi la chiesa sarà demolita) e, con decreto vescovile del 12 ottobre, è traslata a S. Maria, che diviene suffraganea della pieve di S. Pietro in Bossolo. Con le soppressioni napoleoniche del 1808-1810 il convento viene chiuso e un sacerdote secolare regge la chiesa. Con la Restaurazione, i Carmelitani chiudono definitivamente il convento nel 1821.
- 1821 ‐ 1861 (cenni storici carattere generale)
- Dal 1821 la chiesa viene dichiarata collativa e diviene parroco don Vincenzio Manetti (1787-1861) da Settimo, che vi rimarrà sino alla morte e che farà restaurare l’organo e “ridurre a nuova forma” l’altar maggiore, oltre a restaurare la sede della contigua Compagnia. Il patronato spetta al granduca “per le ragioni dei Reverendi Padri Carmelitani”. Annessa vi esiste la sede della Compagnia di S. Maria, alla quale nel 1829-1830 Pio VIII concede varie indulgenze; sull’altare è sempre presente la “Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Rocco e Alberto degli Abati” (ora nel Museo di Arte Sacra di Tavarnelle). Nel 1833 il ‘popolo’ di S. Maria conta 197 anime, nel 1847 232 e nel 1848 238.
- 1886 ‐ 1898 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1886 è parroco don Angiolo Anichini. Allora la parrocchia conta 233 anime. Nel 1898 è parroco don Ernesto Zini.
- 1901 ‐ 1915 circa (cenni storici carattere generale)
- Nel 1901 diviene parroco don Pietro Pagliai. Ai primi del Novecento, secondo talune fonti, la chiesa subirebbe un rifacimento in stile neogotico, del quale oggi non resta traccia.
- 1956 (cenni storici carattere generale)
- Dal 1956 diviene parroco di S. Maria don Amilcare Taddei (n. 1915 – m. ante 1981) da Bagno a Ripoli.
- 1970 ‐ 1989 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1970, al tempo sempre del parroco don Taddei, la parrocchia conta 250 anime, rimaste tali ancora nel 1993. Nel 1980 viene trafugata l’antica tavola della Madonna. Presso il monastero vi è una comunità di Carmelitane claustrali australiane; nel 1984 diviene amministratore parrocchiale don Attilio Belladelli (n. 1937) da Bagnolo S. Vito (Mantova), presbitero diocesano, parroco di S. Jacopo alla Sambuca dopo essere stato pro parroco a Tavarnuzze. Nel 1989 le opere d’arte mobili più rilevanti sono traslate nel Museo si Arte Sacra di Tavarnelle.
- XIII ‐ 1460 (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1980)
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nel corso degli anni ‘80. La mensa eucaristica è stata staccata dal dossale dell'altare maggiore e ricollocata in posizione da consentire la celebrazione rivolta verso i fedeli; dimensioni indicative cm 222 x 91 x 114 (h). Tabernacolo ligneo, scolpito e dorato, posto al centro del dossale dell’altare maggiore. Sede lignea, mobile, collocata nel presbiterio, sul lato destro; sul lato opposto è in uso un leggio ligneo. Due confessionali lignei sono inseriti in parete sinistra, un terzo lo è in parete destra.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1980)
🕊️ Informazioni e immagine del giorno
| Popolazione: | TAVARNELLE VAL DI PESA |
| Abitanti: | 300 |
| Parroco: | REV. ANTONY BASCAL SELVA CRUZ |
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