(IMPRUNETA) S. MARTINO A BAGNOLO

📍 VIA IMPRUNETANA PER TAVARNUZZE 89 (IMPRUNETA), IMPRUNETA - 50023 (FI)
🕎 A che ora sono le messe in S. MARTINO A BAGNOLO?
In questa pagina potrai vedere gli orari delle celebrazioni all’interno della messa in questo 2026, con la differenziazione degli orari durante tutti i giornate, sia nei giorni feriali, i festivi o le giornate precedenti a una festa.
Gli orari delle messe non sono attualmente disponibili. Se li conosci, ti invitiamo a contattarci attraverso la nostra sezione contatti.
➡️Dove si trova la parrocchia?
Se vuoi riferimenti per trovare la chiesa, più in basso potrai vedere la planimetria insieme a segnalazioni per rendere facile accedere a questo tempio.
🔎Approfondimento sulla chiesa
Descrizione
-
Tipologia
chiesa
-
Qualificazione
parrocchiale
-
Denominazione principale
Chiesa di San Martino a Bagnolo
-
La chiesa di S. Martino si trova a Bagnolo (ca 245,00 m s.l.m.), frazione del Comune di Impruneta. Sorge isolata, entro un contesto agreste, lungo la via che da Tavarnuzze conduce ad Impruneta. Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla canonica, eretta in adiacenza a destra. Sul retro è la torre campanaria. Sul lato sinistro si trova un piccolo cimitero. il prospetto sinistro è in muratura mista, a vista, con un possente contrafforte in corrispondenza dell'angolata tergale; quello sul lato opposto è rivestito ad intonaco. La facciata è a capanna, intonacata, la pianta a navata unica con cappelle laterali.
-
- Pianta
- La chiesa ha pianta a navata unica con cappelle laterali. Nella scarsella è la porta che introduce nella sagrestia, dalla quale si perviene alla canonica. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 14,70; lunghezza fino all'arco absidale: m 10,80; lunghezza fino all'arco presbiteriale: m 7,00; larghezza totale: m 9,40; larghezza della navata: m 5,30.
- Facciata e portico
- La facciata è a capanna, intonacata e tinteggiata di chiaro, sul cui colmo è una croce metallica. Nel settore superiore, al di sotto dell'ampio cornicione, si trova un oculo, con mostra in pietra. Il portico che la precede si articola su tre arcate, le colonne tuscaniche e la cornice in sottogronda sono in arenaria. Il portale è architravato ed in arenaria, il portone è ligneo, con le specchiature delle ante recanti un motivo polilobato.
- Campanile
- Il campanile è in mattoni, a pianta quadrata, provvista di tre campane azionate elettricamente; la copertura è a cuspide
- Interno
- L’interno è a pianta rettangolare, ad aula culminante nel presbiterio rialzato di due gradini in arenaria e preceduto da un arcone in muratura con l'intradosso color grigio. Il presbiterio è a pianta rettangolare e reca al centro la mensa in arenaria, poggiante su un setto murario frontale e due colonnini; sul lato sinistro sono la tela del Fabbroni e il tabernacolo per gli oli santi, anch'esso in arenaria, sul lato destro si trovano una nicchia centinata con la mostra in arenaria (che attualmente custodisce vari reliquari, ostensori e oggetti sacri) e l’accesso alla sagrestia. L'ambone è in legno, ricoperto a finta pietra, ed è posto sul lato sinistro del presbiterio. Sul retro è l’abside semicircolare, con il catino absidale e due aperture centinate, con mostra dipinta in grigio, che immettono in due piccoli vani adibiti a deposito. Sul lato sinistro dell’abside è il tabernacolo in arenaria, con lo sportello in ottone. La mostra dell’arcone absidale è in muratura dipinta in grigio nell'intradosso (come anche nel caso degli archi che immettono nelle cappelle laterali). Ai lati dell’aula si aprono quattro cappelle, due per parte: nella prima sul lato sinistro ha sede il moderno fonte battesimale in cotto, con il coperchio ligneo (la balaustra è in marmo); nella seconda, dedicata alla Madonna del Rosario, l’altare ha una mensa in arenaria poggiante su due colonnini in marmo, come il tabernacolo; il dossale ad arco è in arenaria con motivo a sbaccellatura, come lo stemma che lo sovrasta, forse della famiglia Simoni; a parete, entro una nicchia catinata e tinteggiata di celeste, si trova una statua della "Madonna di Lourdes". Nella prima cappella laterale destra sono un confessionale ligneo ed un armadio, nella seconda, dedica ta al Santissimo Nome di Gesù e ai Santi Giuseppe e Vincenzo Ferrer, si trova un altare con la mensa e il dossale in arenaria: su due lesene scanalate tuscaniche s'imposta un frontone triangolare spezzato con l'emblema bernardiniano al centro, attualmente contenente le tre finestre (un oculo e due monofore centinate) con le vetrate del 1944 al posto della tela settecentesca del Fabbroni. L'acquasantiera in controfacciata, a destra, è in marmo verde di Prato, con una valva di conchiglia in arenaria inserita a parete. La chiesa prende luce dall’occhio in facciata, da una finestra centinata nella prima cappella laterale destra, dalle tre vetrate policrome nella seconda cappella laterale destra, da due finestre centinate poste nella parete sinistra del presbiterio e dalla finestra al centro dell’abside. Le vetrate sono policrome, le due finestre poste nella parete laterale destra del presbiterio sono cieche ed illuminate con luce artificiale. L'altezza massima della navata è m 7,10, la minima m 6,20.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in gres, con mattonelle color cotto e piccoli inserti quadri in nero. La pavimentazione del portico è in cotto, con mattoni rettangolari disposti a spina.
- Coperture
- La copertura della chiesa poggia su una capriata e sopra l’arco in muratura del presbiterio, ha un'orditura primaria e secondaria lignee; lo scempiato è scialbato in colore del cotto. Le due cappelle laterali più prossime al presbiterio sono voltate a vela, le altre due hanno copertura a travicelli. Il manto di copertura del tetto a capanna è in coppi e tegole piane. La copertura del loggiato antistante la facciata è costituita da un tetto a semipadiglione, con manto analogo.
- Pianta
Notizie storiche
-
- X ‐ XI (origini carattere generale)
- Fin dal 1042 Rolando, detto Merluto, e suo fratello Bernardo donano alla Canonica fiorentina alcune terre poste a Bagnolo (da "balneolum", diminutivo di "balneum", piccole terme romane forse connesse al vicino colle e borro di Bifonica dal quale scaturivano acque solforose), in località detta Cuillemoli. La chiesa di S. Martino a Bagnolo, detta pure "in Bifonica" o anche "a Paterno" (nell'accezione toponomastica di "fondo ereditato dal padre", ma con la dedicazione a S. Stefano, il che farebbe pensare ad un differente e distinto edificio religioso), suffraganea della pieve dell'Impruneta, è rammentata fin dal 1076, quando Gregorio VII conferma alla Canonica fiorentina la sua donazione, fatta da Geremia di Ildebrando de' Gherardini e da Orlando di Pietro, insieme a tutta la "curtis", alle case ed alle "sortes et domnicata" della "villa de Bagnolo". La dedicazione a S. Martino farebbe comunque ipotizzare una sua antica fondazione legata a vie di pellegrinaggio connesse all'Impruneta.
- 1156 ‐ 1184 (citazione chiesa)
- Nel 1156 la chiesa viene nuovamente citata. Nel 1184 nasce nel suo 'popolo' il giurista e glossatore Accursio (m. 1263).
- XIII ‐ XIV (cenni storici carattere generale)
- Nel Duecento e nel Trecento il patronato della chiesa spetta ai Buondelmonti, proprietari di vasti beni in Val di Greve e in Val di Pesa. In seguito alla loro ribellione alla Repubblica fiorentina, viene distrutto il loro vicino castelletto di Montauto (da non confondersi con quello omonimo nella vallecola del Grassina) ed il patronato della chiesa (alla quale viene annesso quello già di Montauto) passerà ai Capitani di Parte Guelfa. Il 'popolo' di Bagnolo nel 1319 risulta gravato di vari debiti. Nel 1329 il papa concede la pieve dell'Impruneta e, fra l'altro, la chiesa di S. Martino in commenda al cardinale legato Giovanni Gaetano Orsini (circa 1285-1335), dopo che invano l'aveva richieste il canonico fiorentino Federico di Bartolomeo de' Bardi, ma a questo si oppone la Repubblica fiorentina. Nel 1365 all'estimo la chiesa di S. Martino paga 4 fiorini annui.
- 1474 (cenni storici chiesa)
- Nel 1474 viene istituita presso la pieve dell'Impruneta una cappellania "sotto il titolo di S. Martino, che ha la Cura di S. Martino a Bagnolo".
- 1581 ‐ 1590 (realizzazione pittura su tela)
- La chiesa è ancora citata nel 1581. Nel 1590 viene dipinta per la chiesa una "Madonna del Rosario", opera assai apprezzata, secondo Filippo Baldinucci, di Cosimo Daddi (circa 1550-1630), esistente in loco ancora nel 1907, ma poi scomparsa. L'anno precedente il Daddi aveva partecipato all'esecuzione degli apparati per l'ingresso di Cristina di Lorena, sposa a Ferdinando I. Già nel 1586 l'arista aveva dipinto una "Madonna che consegna il rosario a San Domenico" per la chiesa di S. Michele Arcangelo a Cetica di Castel San Niccolò (Arezzo).
- 1633 ‐ 1650 (realizzazione altare laterale e loggiato)
- Nel 1633 sarebbe stato innalzato l'altare laterale dedicato alla Madonna del Rosario, di patronato del cavalier Antonio Simoni, ma la notizia pare alquanto strana poiché già dal 1590 era stato dipinta la tela con la Madonna del Rosario; si dovrebbe pertanto trattare di una ricostruzione dell'altare. Sempre nella prima metà del Seicento forse la bottega di Matteo Rosselli (1578-1650) dipinge per l'altar maggiore il quadro esprimente i "Santi Martino, Niccolò e Rocco", ancora in loco nel 1907, poi scomparsa. Di fronte alla facciata viene eretto un loggiato.
- 1734 ‐ 1740 (realizzazioni pitture su tela)
- Nel 1734, al tempo di don Giuseppe Maria Parenti (parroco dal 1732) da Serravalle Pistoiese, "coll'accatto per chiesa" viene fatto dipingere il quadro raffigurante "San Pietro Martire" per un altare laterale. Nel 1735 sono aperte due nuove finestre nel coro. Verso il 1740 (ma la data potrebbe anche traslarsi al 1755 circa) forse Giacinto Fabbroni (1711-1783) dipinge per un altro altare laterale la tela raffigurante "L'Adorazione Eucaristica con i Santi Giuseppe e Vincenzo Ferrer", che poi sarà posta nella cappella dedicata al Santissimo Nome di Gesù, opera commissionata dalla famiglia Pecori, verosimilmente dal conte Bernardo (1720-1763), figlio di Francesco Maria (1672-1722), che nel 1746 sposerà Teresa del balì Baldassarre Suarez de la Concha e sarà ascritto al patriziato fiorentino dal 1752, proprietario della vicina villa del Ponte a Bagnolo (in origine dei Calvanesi), già stata della sua famiglia nel Seicento (di Luca e Guido di Simone Pecori fino al 1687), riavuta nel 1727.
- 1755 ‐ 1756 (realizzazione cappelle presso presbiterio e altare)
- Nel 1755 la chiesa viene ristrutturata, ampliando l'unica navata mediante due cappelle speculari voltate a vela, in prossimità del presbiterio (le atre due cappelle, coperte a tetto, parrebbero un'addizione posteriore). Da allora la chiesa risulta essere elevata a prioria. L'altare secentesco della Madonna del Rosario viene traslato nell'attuale seconda cappella di sinistra per volontà della contessa Teresa Suarez de la Concha, moglie del conte Bernardo Pecori e dal 1747 appartenente all'Ordre des Dames de la Croix de l'Etoile, che era stato fondato dall'imperatrice Eleonora Maddalena Gonzaga-Nevers, vedova di Ferdinando III d'Asburgo. Nel 1756 sempre i Pecori fondano l'altare dedicato al Santissimo Nome di Gesù e ai Santi Giuseppe e Vincenzo Ferrer nell'attuale seconda cappella di destra e vi traslano la tela del Fabbroni (a meno che tale quadro non venga dipinto proprio allora direttamente per questo altare).
- 1829 ‐ 1847 (realizzazione cappelle laterali presso ingresso)
- Dal 1829 è parroco don Gaetano Benucci. Il patronato spetta al Granduca "per le ragioni dei Capitani di Parte ed Eredi Buondelmonte alternativamente". Nella chiesa esiste la Compagnia di S. Rocco e S. Vincenzo Ferrer, presso l'omonima cappella di destra. Forse in tale periodo vengono aggiunte le ulteriori due cappelle laterali più prossime alla controfacciata. Nel 1833 il 'popolo' di S. Martino conta 247 anime, nel 1847 280.
- 1898 (cenni storici parrocchia)
- Nel 1898 è parroco della chiesa don Francesco Luschi.
- 1900 ‐ 1915 (ricostruzione catino absidale)
- Agli inizi del Novecento è ricostruito il catino absidale e forse vengono fatti ulteriori lavori alla chiesa.
- 1930 (realizzazione nuovo altar maggiore presbiterio)
- Nel 1930 il parroco della chiesa, Paolo di Torello Jancourt (1874-1949), fa erigere un nuovo altar maggiore. Nel 1936 don Jancourt verrà trasferito alla parrocchia di S. Bartolo in Tuto a Scandicci. Nel 1940 i suoi beni personali saranno sequestrati in quanto "ritenuto suddito nemico".
- 1944 (realizzazione fonte battesimale e vetrate cappella)
- Nel 1944 all'interno della prima cappella di sinistra viene realizzato il fonte battesimale, su progetto dell'architetto Primo di Onesto Saccardi (nato a Casellina e Torri nel 1904, laureatosi nel 1933), che nel 1949 subentrerà all'ingegner Mario Raddi nella direzione dei lavori per l'ampliamento del cimitero della Misericordia a Soffiano. Il fonte viene eseguito da Raffaello di Giuseppe Ricceri, artigiano del cotto imprunetino e proprietario con il fratello Giacinto di un'importante fornace, con il contributo economico di Tommaso Tobia Poggi, proprietario dal 1919 dell'altra ditta di terrecotte d'Impruneta, che poi dal figlio prenderà il nome di "Ugo Poggi". Nel medesimo anno viene rifatta la vetrata dell'abside dal noto maestro vetraio Rodolfo Fanfani (1899-1973) e raffigurante "San Martino" e sono realizzate anche le tre vetrate della seconda cappella di destra, dedicata al Santissimo Nome di Gesù, là dove precedentemente era collocata la tela del Fabbroni.
- 1947 ‐ 1970 (cenni storici parrocchia)
- Dal 1947 è parroco della chiesa don Mario Bellacci (n. 1920) da Sesto Fiorentino, che lo sarà ancora nel 1979. Nel 1970 la parrocchia conta 496 anime.
- 1991 ‐ 1999 (adeguamento liturgico presbiterio)
- Nel corso degli Anni Novanta avviene l'adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare. Al centro del presbiterio è posta una mensa in arenaria, proveniente dal precedente altare del 1930, che consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. Nel 1993 risulta amministratore parrocchiale don Umberto di Tante (n. 1930).
- 2013 ‐ 2014 (restauro tela del Fabbroni)
- Nel 2013 lo studio di Andrea Granchi del Galluzzo restaura la tela del Fabbroni, che viene ricollocata in chiesa nel gennaio del 2014, sulla parete sinistra del presbiterio.
- 2019 (realizzazione vetrata prima cappella sinistra)
- Nel 2019 Elena Bandinelli disegna la vetrata nella parete di fondo della prima cappella di sinistra, sovrastante il fonte battesimale e raffigurante il "Battesimo di Gesù", realizzata dalla storica ditta "Guido Polloni - Vetrate Artistiche" di Firenze. La medesima artista disegna anche l'ambone, in legno dipinto a finta pietra e rivestito di polvere di pietra serena, ispirandosi all'altar maggiore del 1930.
- X ‐ XI (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
-
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1990 ?)
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare realizzato nel corso degli anni ’90. Al centro del presbiterio è stata collocata una mensa in arenaria che consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. L’altare in arenaria è costituito da mensa poggiante su setto frontale e due colonnini; dimensioni indicative cm 79 x 217 x 107 (h). Il tabernacolo in arenaria, con sportello in ottone, è posto a parete nell’abside, sul lato sinistro. L’ambone in legno, rivestito con trattamento a finta pietra, è posto sul lato sinistro del presbiterio. La sede lignea, mobile, è posta al centro dell’abside. E' in uso un leggio mobile in metallo, attualmente collocato davanti alla sede. Il fonte battesimale in terracotta, con coperchio ligneo, è posto nella prima cappella laterale sinistra. Un confessionale ligneo è collocato nella prima cappella laterale destra.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1990 ?)
📿 Foto e informazioni giornaliere
| Popolazione: | IMPRUNETA |
| Abitanti: | 450 |
| Parroco: | REV. ANDRE JACQUES MAMBUENE YABU |
Se ritieni che ci sia un errore negli orari visualizzati su questo sito, ti preghiamo de farcelo sapere compilando direttamente il modulo sottostante:
