(SAN PANCRAZIO) S. PANCRAZIO A S. PANCRAZIO VAL DI PESA

📍 VIA S. PANCRAZIO 41 (SAN PANCRAZIO), SAN CASCIANO IN VAL DI PESA - 50026 (FI)
🕎 Messe in S. PANCRAZIO A S. PANCRAZIO VAL DI PESA – Orario
In questa pagina potrai vedere gli orari delle eucaristie all’interno della chiesa in questo 2026, con la varietà degli orari durante tutti i giorni, sia nei giorni lavorativi, i giorni di festa o le giorni antecedenti una festività.
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📍Qual è la posizione della chiesa?
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📝Descrizione della parrocchia
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Pieve di San Pancrazio
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La chiesa di San Pancrazio si trova nella località omonima, nel Comune di San Casciano Val di Pesa. Sorge isolata su un poggio che divide le valli della Pesa e del suo affluente Virginio, in amena collocazione, “sull’altipiano delle colline che costeggiano la ripa sinistra del fiume Pesa sul quadrivio delle due strade che costà s’incrociano, una delle quali conduce da Sancasciano a Lucardo, l’altra da S. Pietro in Bossolo va a riunirsi alla provinciale Volterrana sotto Monte-Gufoni” (Emanuele Repetti). Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla canonica che vi sorge in adiacenza destra: quest’ultima ha uno sviluppo intorno ad un chiostro con pozzo centrale; la sua facciata, intonacata, è suddivisa in tre settori, dei quali quelli laterali più alti, dotati di una merlatura neomedievale; a sinistra è una bifora sestiacuta neogotica, sotto la quale si trova il portale centinato e con arco estradossato a fiamma primosecentesco. A tergo, sul lato sinistro, è la torre campanaria medievale. Il prospetto tergale reca a vista i conci lapidei, con tracce di aperture centinate trecentesche, in un mirabile alternarsi di volumetrie, al centro delle quali è l’abside mediana, qualificata da lesene ed archetti ciechi di ‘ripristino’, fiancheggiata dalle absidiole laterali. Sul lato sinistro della chiesa è la sede dell’ex Compagnia della SS. Annunziata, il cui prospetto sinistro è rivestito ad intonaco tinteggiato in bianco. La facciata è a capanna, la pianta a tre navate.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta basilicale a tre navate, con altrettante absidi. Nella navata destra, nella parete della quarta campata, la porta dà accesso alla canonica. Nella parete tra la quarta e la quinta campata della navata sinistra il portale dà accesso alla torre campanaria. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 24,30; lunghezza fino all'arco absidale: m 22,20; lunghezza delle navate laterali: m 21,90; larghezza totale: m 12,50; larghezza della navata centrale: m 5,40.
- Facciata e portico
- Il portico sulla fronte è quadripartito, con copertura a leggio che poggia su colonne tuscaniche in arenaria aventi il fusto tinteggiato. La facciata della chiesa è a capanna, reca a vista i conci in arenaria; sotto alle cornici d’imposta sono archetti pensili e sul colmo vi è una croce metallica. Nel registro superiore è aperta una finestra circolare con vetrata policroma raffigurante “San Pancrazio”; le due finestre rettangolari laterali hanno una mostra settecentesca in arenaria e si aprono verso l’interno su vani sovrastanti le navate laterali. Sotto il portico il rivestimento interno è ad intonaco tinteggiato in giallo, nella sezione centrale sono simulati finti conci. Le due epigrafi funebri a parete, del 1851, sono in marmo. Sul lato sinistro il portale architravato d’accesso alla sede dell’ex Compagnia è in arenaria, così come le due acquasantiere, ed è sormontato da una la lunetta semicircolare, affrescata con un’“Annunciazione” e con il simbolo bernardiniano in chiave. Il portale centrale, per l’accesso in chiesa, in pietra serena, è trabeato con al centro lo stemma dei Cavalcanti (“d'argento, seminato di crocette patenti ritrinciate di rosso”); le due monofore laterali, centinate, hanno vetrate trasparenti e si aprono all’interno sulle navate laterali; il portone è ligneo. Nella parete destra del portico è una croce lignea su un basamento d’arenaria a ricordo di due “missioni” del Novecento. La facciata della sede dell’ex Compagnia prosegue al di sopra del tetto del loggiato mediante un muro a vela e a cimasa orizzontale, che cela il retrostante tetto.
- Campanile
- Il campanile medievale è a pianta quadrata, in conci a vista, con la cella provvista di quattro fornici centinati e di cinque campane azionate elettricamente ed ha una copertura a padiglione, ove sul colmo è una croce metallica con una banderuola
- Interno
- L’interno è a tre navate, con la centrale che si apre verso le laterali mediante cinque arcate a tutto sesto, recanti a vista i conci in arenaria, che poggiano su pilastri a pianta rettangolare. Il presbiterio è preceduto da due gradini e da una balaustra in pietra ed è inquadrato da un doppio arcone concentrico; reca al centro l’altar maggiore settecentesco in muratura e marmi policromi, con due gradi e la mensa in arenaria poggiante su due mensole in marmo recanti scolpiti due teste di cherubini. Al centro è il tabernacolo, con lo sportello ligneo dipinto e scolpito, al di sopra è il Crocifisso ligneo cinquecentesco. A tergo è il catino absidale, con l’arco avente i conci in arenaria e motivi geometrici dipinti primonovecenteschi. Il coro è ligneo. Nelle campate centrali delle navate laterali sono due altari tardocinquecenteschi in arenaria, eretti dal pievano Niccolò Cavalcanti; al centro dei dossali, qualificati da arconi a pieno centro sorretti da semipilastri tuscanici dal fusto scanalato e rudentato, sono conservate pitture su tavola: in quello di destra la tavola di Cenni di Francesco di Ser Cenni e al di sotto una “Natività”, il tutto entro il quadro attribuito ad Alessandro Fei; in quello di sinistra la “Crocifissione” di Santi di Tito. Alle testate delle due navate laterali gli altari entro le absidiole sono in arenaria (quello di destra è datato 1600). Nella navata destra, nella parete della quarta campata, il portale architravato su mensolette neomedievali è in arenaria; nella parete della prima campata è l’affresco primocinquecentesco. Nella prima campata della navata sinistra è il fonte battesimale in arenaria del 1903, perimetrato da una cancellata in ferro battuto, a pianta esagonale; a parete è la lapide che ricorda i lavori di ‘ripristino’ del 1903. In fondo alla navata è appesa la tavola cinquecentesca con la “Madonna con il Bambino fra i Santi Pancrazio e Cecilia e Angeli”. In controfacciata la bussola e la cantoria sono lignee, le due acquasantiere sono in arenaria. I rivestimenti interni della chiesa sono ad intonaco tinteggiato in bianco crema, tutti i motivi geometrici primonovecenteschi sono dipinti (mostre delle finestre, costoloni delle volte a crociera, mostre delle arcate). La chiesa prende luce dalla finestra circolare in controfacciata, dalle due monofore centinate in controfacciata in corrispondenza delle navate laterali e dalla monofora al centro del catino absidale, sopra al quale vi è un’apertura a croce greca. Nella parete di testata della navata destra è aperta una monofora, in quella opposta la monofora è cieca. Nelle pareti della navata centrale le cinque monofore per parte e le due trifore a matroneo non si aprono verso l’esterno ma su alcuni locali sovrastanti le navate laterali. L'altezza massima della navata centrale è m 10,60, la minima m 9,50; l'altezza massima delle navate laterali è m 4,70.
- Elementi decorativi
- Due dossali d’altare tardocinquecenteschi in arenaria; due altari del XVII secolo in arenaria; altar maggiore marmoreo settecentesco; affresco primocinquecentesco; pitture murali decorative primonovecentesche.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto, con mattoni quadrati disposti in diagonale.
- Coperture
- La copertura della navata centrale poggia su quattro capriate con orditura primaria e secondaria lignee. Tutti gli elementi lignei sono decorati a motivi geometrici neomedievali, lo scempiato è in cotto. Le navate laterali hanno volte a crociera con le nervature decorate a motivi neomedievali. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane.
- Pianta
Notizie storiche
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- X ‐ XII (origini carattere generale)
- La pieve di S. Pancrazio, detta anticamente a Licignano (memoria del “praedium” romano di un Licinius) oppure a Lucignano (da un Lucinius) o a Lucardo (dal nome germanico Leocard o Liuchart) o in Collina, è citata in un documento apocrifo di Carlo Magno e quindi, per la prima volta storicamente, nel 981, quando Goffredo detto Gottizio vende a Walberto una “sorte” posta nel territorio della pieve. Nel 1025 risulta censuaria della mensa vescovile fiorentina, quando deve all’episcopio annualmente 10 denari. Nel 1076 ne è pievano Rolando. Nel 1103 vi esiste un capitolo di canonici e vi è preposto un Pietro. La pievania è ancora rammentata nel 1126, al tempo del vescovo fiorentino Gottifredo degli Alberti (circa 1083-1142), al quale Zabollina di Giovanni di Bottaccio, vedova di Ridolfo di Bernardo da Catignano (dei nobili Catignani di Peccioli), facendosi monaca, dona alcuni beni immobili posti nel piviere. Il patronato della pieve spetta ai conti Alberti di Vernio e Mangona.
- XII ‐ 1371 (cenni storici carattere generale)
- Nel corso del XII secolo il patronato della pieve passa ai monaci della Badia di Passignano. Nel 1217 insorge un contenzioso tra il pievano di S. Pancrazio e l’abate della Badia, che parrebbe forse si risolvesse solo nel 1301, al tempo di Buondelmonte di Benzo de’ Buondelmonti. Tra il 1274 ed il 1280 la pieve paga 40 libbre di decime vaticane. Alla fine del Duecento diventano patroni i Cavalcanti, signori dei vicini castelli di Montecalvi e di Castelvecchio. Nel 1348 è pievano Giovanni di Niccolò de’ Cavalcanti, quindi Antonio di Bernardo, appartenente alla medesima famiglia, e nel 1371 Giovanni detto Giannetto di Maso, nipote di quest’ultimo. La pieve possiede allora 17 chiese suffraganee.
- 1400 ‐ XV inizi (cenni storici dipinto su tavola e Compagnia )
- Nel 1400 viene dipinta la tavola raffigurante la “Madonna del Latte tra i Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, con due Angeli” (e alcuni Cherubini dipinti posteriormente) per l’altare della Compagnia dei Bianchi, facente parte di un polittico e già attribuita ad un seguace di Taddeo Gaddi e ora a Cenni di Francesco di Ser Cenni (noto 1369-1415 circa). Agli inizi del Quattrocento nasce la Compagnia dei Santi Pancrazio e Cecilia.
- XVI inizi ‐ 1560 ante (cenni storici affresco e lavori alla canonica )
- Ai primi del Cinquecento viene affrescata lungo la parete destra una “Madonna tra i Santi Sebastiano e Rocco”. Il pievano Alessandro Cavalcanti ingrandisce la canonica, con icnografia ad U attorno al chiostro posizionato a nord.
- 1561 ‐ XVI (cenni storici carattere generale)
- Nel 1561, rimasto vedovo con due figli, diviene pievano Niccolò Cavalcanti, dopo Alessandro. Secondo talune fonti sin dal 1563 i Del Pugliese farebbero erigere un altare di loro patronato dedicato a S. Giovanni. Sempre nel 1563 viene realizzato, al di sopra di una tavola trecentesca, un dipinto d’ignoto pittore di scuola fiorentina, raffigurante la “Madonna col Bambino fra i Santi Pancrazio e Cecilia e ai piedi due angiolini” e in alto, negli angoli, teste di cherubini (ma di epoca successiva), fatto eseguire da Silvestro di Matteo Nicci, camerlengo dell’omonima Compagnia.
- 1585 ‐ 1596 (cenni storici carattere generale)
- Tra il 1585 ed il 1596, su iniziativa del pievano Niccolò Cavalcanti, è riqualificata la canonica, è ricostruito il portale di chiesa ed è innalzato il loggiato antistante. Viene realizzato anche un Crocifisso ligneo. Secondo talune fonti (Mannini, Grasso, Burigana), nel 1586 Alessandro Fei detto Il Barbiere (1543-1592), un allievo di Ridolfo Ghirlandaio ed aiuto di Giorgio Vasari a Palazzo Vecchio, dipingerebbe per l’altare nella navata destra (eretto però solo nel 1596 dal pievano Niccolò Cavalcanti) i “Santi Cecilia e Pancrazio”, che vanno a contenere la tavola – rifilata – della “Madonna del Latte” ed una “Natività con adorazione dei pastori” cinquecentesca. Per altre fonti, invece, il dipinto risale al 1596 e si deve ad un allievo di Santi di Tito.
- 1590 ‐ 1594 (cenni storici dipinti su tela e su tavola, affreschi )
- Nel 1590 Santi di Tito (1536-1603) dipinge il quadro con una “Crocifissione con i due Astanti e la Maddalena” per un altare di sinistra, che secondo alcune fonti era dei Del Pugliese, ma che in origine invece era stato eretto dal pievano Cavalcanti. Cosimo Gheri (n. circa 1560, noto 1583-1602), allievo di Santi di Tito, sempre nel 1590 affresca lo studiolo del pievano, ubicato nell’ala nordorientale della canonica, con raffigurazioni delle “Arti liberali” entro nicchie trabeate e, nelle lunette poste nella parte superiore dell’ambiente, ritratti di poeti, filosofi e scienziati illustri, compreso il poeta Guido Cavalcanti. Il Gheri dipinge anche altre due tavole per altrettanti altari di chiesa (una “Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Sebastiano e Rocco” nel 1591 e un “San Niccolò di Bari che riceve l'ordinazione vescovile con vari prelati”, fra i quali è il pievano Niccolò Cavalcanti, nel 1594) ed affresca le due absidiole.
- 1596 ‐ 1603 (cenni storici altari e dipinti su tela )
- Nel 1596 il pievano Niccolò Cavalcanti fa erigere l’odierno altare di destra, dove ora è collocata la tavola attribuita al Fei. Nel 1596 viene anche dipinto un “San Francesco d'Assisi sopra un globo” con all'interno lo stemma dei Cavalcanti e la raffigurazione delle proprietà della famiglia, mentre ai lati sono “San Bartolomeo e Sant’Antonio da Padova” e, in basso a sinistra, a mezzo busto, il pievano Niccolò Cavalcanti (forse questo in origine destinato al predetto altare, mentre quello del Fei (se davvero suo e quindi, in tal caso, dipinto prima del 1592) poteva essere su un altro precedente altare, eliminato con i restauri del 1903). Il Cavalcanti, che nel 1600 realizza pure l’altare in arenaria nell’absidiola destra, rimane pievano fino alla morte nel 1603.
- 1610 ‐ XVII (cenni storici Compagnia della SS. Annunziata)
- Nel 1610 la vecchia Compagnia è ridedicata alla SS. Annunziata e nel 1614 Domenico di Giovanni Frilli Croci (noto 1596-1632) dipinge un’“Annunciazione” per l’altare posto nella sede della Compagnia medesima. Attorno al 1620 papa Paolo V (1552-1621) concede varie indulgenze alla Compagnia. I Cavalcanti continuano ad essere i patroni della chiesa. Vengono eseguiti vari dipinti (S. Pietro, S. Lorenzo, S. Paolo, S. Carlo Borromeo, S. Giovanni Battista, S. Pietro D'Alcantara, S. Marco, S. Giuseppe con il Bambino, S. Girolamo e S. Francesco d'Assisi).
- XVIII ‐ 1717 (cenni storici decorazioni parietali )
- Nel Primo Settecento il pievano Niccolò Cavalcanti (ultimo pievano di tale famiglia) sono realizzati gli stucchi che decorano l’intera chiesa.
- 1748 (cenni storici altare)
- Nel 1748 Andrea Del Pugliese fa restaurare l’altare già eretto dal pievano Cavalcanti a fine Cinquecento, ereditato da lui e dalla nipote da parte del fratello Caterina Bonaccorsi Perini.
- 1809 ‐ 1835 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1809 il pievano Filippo Bondi fa porre in chiesa l’altar maggiore proveniente dalla chiesa del convento soppresso di Montedomini a Firenze. Tra il 1814 e il 1835 il pievano Ottavio Mormorelli scialba gli affreschi dello studiolo, opera del Gheri, e li ricopre con una decorazione a stampino; inoltre fa dipingere la volta in incannucciato che copre la navata centrale con una raffigurante la “Vergine Assunta”, opera di Becucci. Nel 1833 il ‘popolo’ di S. Pancrazio conta 542 anime.
- 1835 ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1835 diviene pievano don Ferdinando Burroni. Il patronato spetta per due terzi ai “Mancini e Cattani-Cavalcanti e Compagni” e per un terzo al Granduca “per le ragioni del soppresso Monastero di S. Anna sul Prato”. Allora le chiese suffraganee sono ridotte a 12. Vi risulta oramai unita la chiesa di S. Lorenzo a Castelvecchio. “Vi si trova un Nazareno posto in cornu Evangelii, la di cui festa cade negli ultimi giorni di Carnevale. Di più una Vergin Maria dei Dolori all’altare in cornu Epistulae, la di lei festa cade la III Domenica di Settembre, ambedue in somma venerazione del popolo” (Luigi Santoni). Vi esiste annessa la sede della ricostituita Compagnia della SS. Annunziata. Nel 1847 il ‘popolo’ di S. Pancrazio conta 540 anime.
- 1883 ‐ 1886 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1883 Ludovico Guicciardini dipinge un “San Pancrazio”. Nel 1886 risulta essere pievano di S. Pancrazio don Giovan Battista Calosi; allora la parrocchia conta 700 anime.
- 1887 ‐ 1925 (cenni storici carattere generale, lavori di ‘ripristino’ in stil)
- Dal 1887 al 1925 è pievano Giovanni Frosali. Tra il 1903 ed il 1904 don Frosali fa restaurare la pieve, riconducendola parzialmente alle forme primitive. I pesanti lavori diretti dall'architetto Pietro Berti (1847-1904) – attivo a Firenze (dove costruisce molte ville e la chiesa russa) ed In Russia, (dove erige la villa Golicyn a Tula), Accademico Onorario di Merito dell’Accademia delle Arti del Disegno nel 1882 e Accademico Residente dal 1888 – riguardano la facciata, che viene ‘ripristinata’, una nuova copertura a capriate dopo aver demolito la falsa volta a botte e la creazione di un finto matroneo. Nel 1903 è realizzato il nuovo fonte battesimale.
- 1940 ‐ 1970 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1940 gli affreschi dello studiolo sono per caso riscoperti dal piovano Giuseppe Sardelli durante la raschiatura del vecchio intonaco. Dal 1959 diviene parroco don Natalino Brandi (n. 1904) da Montespertoli, che vi rimarrà fin’oltre il 1970.
- 1970 ‐ 1995 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1970 la parrocchia di S. Pancrazio conta 615 anime e nel 1993 610. Il patronato spetta al marchese Perrone. Nel 1988, e fino al 1995, diviene parroco don Giovanni Hermanovski (1935-2005) da Nižný Hrušov (Slovacchia).
- 1993 ‐ 1997 (vicende conservative affreschi dello" Studiolo")
- Nel 1993 sono iniziati da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Firenze i lavori di restauro degli affreschi dello studiolo, completati nel 1997.
- X ‐ XII (origini carattere generale)
✝️ Immagine e dati del giorno
| Popolazione: | SAN PANCRAZIO |
| Abitanti: | 995 |
| Parroco: | REV. VITO LEONARDO CASAMASSIMA |
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