(CAMPI BISENZIO) S. STEFANO A CAMPI

Índice
  1. ⏱️ A che ora sono le messe in S. STEFANO A CAMPI?
  2. 🗺️Dove si trova la parrocchia?
  3. ℹ️Storia e dettagli della chiesa
  4. Descrizione
  5. Notizie storiche
  6. Adeguamento liturgico
  7. ✝️ Immagine e dati del giorno

⏱️ A che ora sono le messe in S. STEFANO A CAMPI?

In questa pagina potrai vedere gli orari delle celebrazioni all’interno della messa in questo 2026, con la disponibilità degli orari durante tutti i giornate, sia nei giorni feriali, i giorni festivi o le giornate precedenti a una festa.

Oggi Mercoledì 16 settembre 2026, l'orario della messa è: 08:00, 18:00

Lunedì 08:00, 18:00
Martedì 08:00, 18:00
Mercoledì 08:00, 18:00
Giovedì 08:00, 18:00
Venerdì 08:00, 18:00
Sabato 08:00, 18:00
Domenica 08:00, 10:30, 18:00

🗺️Dove si trova la parrocchia?

Se cerchi orientamento per trovare la messa, più in basso potrai vedere la planimetria insieme a segnalazioni per non avere alcuna difficoltà a arrivare a questo tempio.

ℹ️Storia e dettagli della chiesa

Descrizione


  • Tipologia

    chiesa

  • Qualificazione

    parrocchiale

  • Denominazione principale

    Pieve di Santo Stefano a Campi

  • La chiesa di S. Stefano si trova nel Comune di Campi Bisenzio. Sorge nel centro di Campi (ca. 42,00 m s.l.m), in piazza Giacomo Matteotti; il complesso è costituito dalla chiesa, alla cui sinistra è quella che un tempo era la Compagnia della SS. Annunziata ed oggi è adibita a teatro parrocchiale. Sul lato destro sono la canonica, i locali parrocchiali ed il chiostro. Sul retro sono un’area adibita ad attività ludico sportive ed il centro pastorale con le aule per il catechismo e l’oratorio. Sul lato sinistro è la torre campanaria. La facciata è a salienti, la pianta a tre navate.

    • Pianta
      • La chiesa ha pianta a tre navate orientata a sud/est. Sul lato destro del coro si trova l’accesso alla sagrestia, già oratorio della Santa Croce; diametralmente opposto, a sinistra, è la porta che immette nel vano di accesso alla cantoria. Nella navata laterale sinistra è l’accesso alla cappella del fonte battesimale. Nella parete destra della cappella già di S. Clemente è l'ingresso alla cappella dell’Addolorata Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 37,00; lunghezza fino all'arco presbiteriale: m 29,90; larghezza totale: m 15,80; larghezza della navata centrale: m 6,30.
    • Facciata
      • La facciata novecentesca è a gradienti. È preceduta da un’area pubblica lastricata in arenaria. Tutte le scansioni architettoniche sono in arenaria, la vetrata circolare mediana è policroma e raffigura "Cristo benedicente in trono e fra la Madonna e Santo Stefano"; il frontone centrale reca sottesa l'iscrizione: "DEO ET BEATO STEPHANO PROTOMARTIRE SACRUM". I tre postali sono architravati e i due laterali decano due sovrastanti finestre centinate; i tre portoni sono lignei.
    • Campanile
      • Il campanile è a pianta quadrata, con cella provvista di quattro campane e con la copertura a padiglione; sul colmo è una croce luminosa.
    • Interno
      • L’interno è a tre navate; la centrale si apre sulle laterali mediante sette arcate a tutto sesto poggianti su pilastri a pianta quadrata e basamento rivestito con lastre marmoree. Una "concatenatio ordinum" neoclassica qualifica le pareti longitudinali della nave centrale, dove l'ordine maggiore è quello ionico. Tutte le scansioni architettoniche sono in muratura tinteggiata in grigio chiaro. I rivestimenti interni sono a intonaco, tinteggiati prevalentemente in verde acqua. Il presbiterio è delimitato da una balaustra in marmo e rialzato di tre gradini, reca al centro la mensa eucaristica lignea marmorizzata, sul retro della quale è l’altar maggiore settecentesco in marmi policromi, con mensa poggiante su mensole a voluta con tre gradi, ove al centro è il tabernacolo a tempietto, in marmi policromi con sportello ligneo e dipinto. Dietro all’altar maggiore sono il grande Crocifisso ligneo e il coro, con stalli lignei. La cantoria lignea ospita l’organo settecentesco dell’Agati (attualmente in restauro) posto sul retro della tela del Falcini che raffigura "S. Stefano in gloria". A copertura del coro è la cupola neoclassica dipinta a lacunari; le due vetrate novecentesche aperte nelle pareti laterali sono piombate e con inserti policromi recanti i simboli degli Evangelisti. Alle testate delle navate laterali l’altare di destra, del SS. Crocifisso, è in marmi policromi (due colonne corinzie sorreggono il frontone nel quale si apre la finestra) e conserva la scultura lignea del “Crocifisso” tre-quattrocentesco ritenuto miracoloso e sulla parete destra l'affresco con "Le tre Marie al sepolcro" del Martinelli; sul lato opposto l’altare della Madonna del Buon Consiglio (già del Corpus Domini) è in arenaria e vi si trova la tela primosecentesca con la "Crocifissione fra i Santi Domenico e Francesco"; sulla parete sinistra è l'affresco del Ceri con la "Vita e martirio di S. Stefano". Quattro sono gli altari delle navate laterali, due per parte, e hanno dossali in arenaria con frontone centinato e spezzato su colonne corinzie o composite. Il primo altare nella navata destra, secentesco, è dedicato al Sacro Cuore di Gesù (già dell'Angelo Custode e di S. Antonio Abate); il secondo, anch'esso secentesco, a S. Giuseppe (già di S. Antonio da Padova) e reca l'affresco novecentesco del Masi raffigurante "San Giuseppe con Gesù Bambino". Il primo altare della navata sinistra, secentesco, è dedicato a S. Anna (già del Sacro Cuore di Gesù e prima della SS. Annunziata) e reca l'affresco di Paolo Schiavo; il secondo, settecentesco, a S. Antonio da Padova (già di S. Pietro d'Alcantara). Le mense d’altare poggiano su colonnini troncopiramidali rovesci o su balaustri. Nella navata laterale sinistra è la cappella del fonte battesimale (precedentemente era stata la cappella di S. Bartolomeo e poi di S. Agostino). Da tale cappella si accede alla base del campanile, già cappella del S. Salvatore o delle Campane. Più oltre un’arcata a sesto ribassato introduce alla cappella già della Madonna di Pompei, precedentemente di S. Clemente, e vi si trova la tela tardocinquecentesca raffigurante "La Comunione per mano di S. Clemente"; nella cappella dell’Addolorata (già sagrestia) l’altare è in marmo, come pure il piccolo dossale, dove si trovano la statua della verdine e le due tele della "Madonna del Buon Consiglio" e della "Madonna di Pompei". La chiesa prende luce dalla finestra circolare in facciata, con vetrata policroma, dalle due grandi finestre aperte nelle pareti del coro e da due piccole vetrate semicircolari e policrome sopra i dossali degli altari presso le testate delle navate laterali. In queste ultime, alle pareti sono numerose le epigrafi marmoree. In controfacciata le due acquasantiere ai pilastri sono in marmo. L'altezza massima della navata centrale è m 10,20, la minima (al cornicione) m 7,50, l'altezza massima delle navate laterali è m 7,60, la minima (al cornicione) m 6,20, l'altezza della cupola nel presbiterio m 12,00.
    • Pavimenti e pavimentazioni
      • La pavimentazione delle navate è in quadroni di marmo bianco e bardiglio, disposti in diagonale. Il presbiterio è pavimentato con marmette esagonali, in tricromia di bianco, grigio e nero; le cappelle laterali ed il coro hanno lastre quadrate in marmo bianco e bardiglio.
    • Coperture
      • Le tre navate sono coperte con volte a botte, tinteggiata in bianco la centrale ed in verde acqua le laterali, ove alle testate sono alcune decorazioni murali. La cappella già di S. Bartolomeo (ora del fonte battesimale) è voltata a vela, l'ex cappella di S. Salvatore alla base del campanile, quella di S. Clemente e quella dell'Addolorata hanno una crociera. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane.

Notizie storiche


    • X ‐ 1303 (origini carattere generale)
      • Sebbene la tradizione settecentesca vorrebbe che la fondazione della pieve di S. Stefano risalga al 420, là dove era stato un probabile insediamento etrusco e poi uno romano, forse la sua costruzione risale all'epoca carolingia o, più verosimilmente, attorno al 930. La chiesa originaria protoromanica doveva avere una facciata a capanna. Notizie documentarie risalgono al 1040, 1049 e al 1093, quando forse la chiesa è ricostruita in forme romaniche: l'edificio sacro è a tre navate suddivise da colonne o da pilastri e con tre absidi catinate oppure con una sola abside centrale; possiede una cripta. Nel 1270 è nuovamente citata e compare nelle "rationes decimarum" degli anni 1276/1277 e 1302/1303. Nel 1290 l'elezione del pievano spetta ai canonici che vivono preso la pieve.
    • 1335 ‐ 1399 (cenni storici carattere generale)
      • Presso la pieve continua ad esistete un capitolo formato da un cappellano e da canonici: a questi ultimi spetta sempre l'elezione del pievano (1335). Quando, fra il 1376 ed il 1378, viene edificato il castello di Campi per ordine della Repubblica Fiorentina, la pieve di S. Stefano vi rimane inglobata e da quel momento ne segue le sorti come chiesa castellana. Restano ancora alcune monofore e parti di muratura nella cripta. Prima del 1397 è fondata la Compagnia del Sacramento o del Corpus Domini, che ha il proprio altare presso la testata della navata sinistra. Il patronato della pieve spetta ai Mazzinghi. Nel Trecento è anche scolpito un grande Crocifisso ligneo, che secondo la tradizione sarebbe stato portato nel 1399 dalla Compagnia dei Bianchi (tradizione comune ad altri Crocifissi toscani e fiorentini). Risalgono al XIV secolo un candelabro in ferro battuto e una croce astile in bronzo.
    • XV ‐ 1460 circa (realizzazione altari e opere pittoriche interno chiesa)
      • La cappella presso la testata della navata destra è della Confraternita della Santa Croce, che cura il SS. Crocifisso trecentesco, ritenuto miracoloso. Nel 1443 è fondato dai Del Sodo l'altare nella navata destra, dedicato a S. Lucia, presso il quale verrà realizzato un affresco raffigurante il Martirio di Santa Lucia" (oggi scomparso). Fra il 1445 e il 1460 Paolo Schiavo (1397-1478) esegue un'"Annunciazione" per l'altare della SS. Annunziata dei Rucellai, posto nella navata sinistra (altare e cappellania documentati come già esistenti nel 1453). In quel periodo i Rucellai fondano anche l'altare della SS. Concezione di Maria e di S. Salvatore nella base terrena del campanile, voltata a crociera e l'accesso avviene mediante un arco dalla navata di sinistra. A destra della pieve si trova un passaggio che conduce alla canonica e al chiostro.
    • 1478 (costruzione cappelle chiesa)
      • Nell'ultimo quarto del Quattrocento la pieve inizia ad allargarsi con la costruzione di tre cappelle che, a sinistra della navata sinistra, affiancano la torre campanaria, la cui base era divenuta la rammentata cappella di S. Salvatore dei Rucellai. Nel 1478 Bartolomeo Del Troscia fa costruire (a nordovest del campanile e a ridosso di questo) la prima cappella di sinistra, dedicata a S. Bartolomeo, voltata a vela e con lo stemma familiare dipinto in chiave ("troncato: nel 1° d'oro, al leone leopardito d'azzurro; nel 2° di rosso, a tre anelletti troncati d'argento e d'azzurro, 2.1"). I Del Troscia (il cui cognome deriva da 'troscia', vasca scavata in terra nella quale si mettono in bagno le pelli da conciare), iscritti all'Arte degli Speziali, posseggono una compagnia a Firenze in Mercato Vecchio, "all'insegna della Colonna". Nel 1519 un altro Bartolomeo sarà podestà di Buggiano.
    • 1480 circa ‐ 1485 circa (pittura su tavola cappella dei Del Troscia)
      • Per la cappella dei Del Troscia viene dipinta verso il 1480/1485 una "Madonna in trono con il Bambino e i Santi Lorenzo, Bartolomeo, Giovanni Battista e Antonio Abate", per lungo tempo attribuita a Filippo di Tommaso Lippi (1406-1469) o dal Carocci a Filippino Lippi (1457-1504) oppure a Sebastiano Mainardi (1460-1513), ma ora data con riserve a Francesco Botticini (1446-1498), un collaboratore del Verrocchio.
    • 1495 ‐ 1498 (realizzazione cappella chiesa)
      • Nel 1495 Arrigo Mazzinghi (m.1498) fa erigere un'altra cappella a sinistra della navata laterale, la terza, dedicandola a S. Clemente (a sudest del campanile e a ridosso di questo, tra esso e la sagrestia). Dal 1496 tre cappellani di S. Stefano ("massa dei Cappellani" o "massa di Campi"), voluti dal pievano e canonico fiorentino in S. Maria del Fiore Simone di Vanni di Paolo Rucellai (1460-1514), hanno funzioni di supplenza nella cura dei fedeli e nel mantenimento della pieve, non risiedendo il pievano a Campi per la molteplicità degli incarichi; viene concessa loro dal Rucellai la rammentata cappella del Salvatore o delle Campane (nell'ambiente alla base del campanile), dedicata anche ai Santi Domenico e Francesco, con le relative rendite delle tre cappellanie. Nella navata destra in tale anno esiste già anche l'altare di S. Caterina dei Mattei, adorno di affreschi, non più esistente. Presso la cantonata dell'orto della canonica è lo Spedale di S. Niccolò dei Capitani del Bigallo.
    • 1505 ‐ 1512 (citazione Compagnia)
      • Nel 1505 è citata l'esistenza della Compagnia della Misericordia, il cui altare in chiesa sorge nella navata destra. Nel1512 la pieve viene saccheggiata durante il noto sacco di Prato da parte del'esercito spagnolo.
    • 1513 ‐ 1551 (opere artistiche e ricostruzione altare della Mise interno)
      • Nel 1513 forse Raffaellino del Garbo (1466-1524), allievo di Filippino Lippi, dipinge un'"Annunciazione con la Trinità" per il locale che verso il 1538/1540 diverrà la sede della Compagnia della SS. Annunziata, posto "iuxta plebem" (dietro la parete longitudinale sinistra di essa, dove si trova l'altare della SS. Annunziata dei Rucellai, e a ridosso della cappella dei Del Troscia). Sempre agli inizi del XVI secolo la bottega di Giovanni della Robbia (1469-1529/1530) o il cosiddetto Maestro di San Giovannino, artista dell'ambito di Benedetto Buglioni (1461-1521), esegue una statua in terracotta invetriata monocroma raffigurante "San Giovanni Battista" (ma non per la pieve, alla quale forse perviene solo nel Primo Ottocento). Nel 1546 Alessandro di Ottaviano da Settimo ricostruisce l'altare della Misericordia, fatto "ad uso di nicchia". Nel 1551 il 'popolo' si S. Stefano conta 1.058 anime.
    • 1560 circa ‐ 1599 (dipinto cappella di S. Clemente)
      • Nel 1560 lo Spedale di S. Niccolò è annesso alla Compagnia della Misericordia. Nel tardo Cinquecento un ignoto pittore fiorentino esegue per l'altare della cappella di S. Clemente, sempre di patronato dei Mazzinghi, il quadro raffigurante "La Comunione per mano di San Clemente"; nella tela è ritratto un membro della famiglia. Nel 1591 avviene la visita pastorale alla pieve.
    • 1616 post ‐ 1639 circa (realizzazione altari e dipinti interno)
      • Nel Seicento sono innalzati numerosi altari da parte delle maggiori famiglie locali che si avvalgono per l'arredo pittorico di noti artisti fiorentini. Agli inizi del Seicento è realizzata una seconda acquasantiera in marmo bianco. Dopo il 1616 (anno di una visita pastorale) un artista della cerchia di Santi di Tito (1536-1603), da taluni identificato con Leonardo Mascagni (1560-1621) da Prato, dipinge una "Crocifissione fra i Santi Domenico e Francesco", eseguita per la cappella di S. Salvatore o delle Campane, dei canonici (ora nella cappella del Corpus Domini). Estintisi i Del Troscia nel 1626, la loro cappella passa ai Rossi Del Maestro. Tra il 1620 e il 1639 Francesco Curradi (1570-1661) esegue un'"Annunciazione", che ricopre l'affresco di Paolo Schiavo, di identico soggetto, sull'altare di sinistra della SS. Annunziata, ricostruito anch'esso dopo il 1616 e descritto nella sua nuova veste nel 1655. È riedificato l'altare del SS. Crocifisso con affrescate le "Anime del Purgatorio".
    • 1639 ‐ 1646 (realizzazione altari e dipinti interno)
      • Nel 1639 sempre il Curradi dipinge per un altare il quadro con "La presentazione di Gesù al tempio" (ora in canonica). Dopo il 1637 e prima del 1641 Francesco Del Bruno fa eseguire la tela con "Santa Lucia" per l'omonimo altare di destra. Nel 1642 presso l'altare della cappella di Clemente si riunisce la Confraternita del SS. Rosario ed il patrono, Vincenzo Maria Mazzinghi, inizia la ricostruzione (mai ultimata) dell'altre stesso, sul quale è posta una "Madonna del Rosario tra San Clemente e San Domenico". Verso il 1646 viene riedificato l'altare del Corpus Domini con la relativa cappella in testata alla navata sinistra. La cappella di S. Salvatore o delle Campane passa dai Rucellai ai Romei, l'altare di S. Lucia ai Martelli. Sopra gli archi della navata centrale si trovano le dodici tele con "Gli Apostoli" (sei per lato) e nella tribuna un "Dio Padre".
    • 1653 ‐ 1655 (realizzazione altare dedicato a S. Antonio navata destra)
      • Nel 1653 i Cecconi creano, in fondo alla navata destra, l'altare dedicato a S. Antonio da Padova (ora di S. Giuseppe), per il quale dopo il 1655 e prima del 1668 è dipinto un "Sant'Antonio da Padova con Gesù Bambino e Angeli". Nel 1654 Santi di Antonio Cini fonda il primo altare di destra (in controfacciata), dell'Angelo Custode e di S. Antonio Abate (ora altare del Sacro Cuore), per il quale un ignoto pittore - identificato nell'ambito di Giovanni Bilivert (1585-1644) o del rammentato Curradi - esegue la tela prima del 1655. La sede della Compagnia della SS. Annunziata è prolungata oltre la facciata della chiesa, verso la piazza, ed è ricostruito l'altare.
    • 1655 post ‐ 1710 circa (realizzazione altari e dipinti interno chiesa)
      • In controfacciata a sinistra i Paciscopi innalzano l'altare di S. Stefano. Nella seconda metà del secolo (post 1655) è realizzata per l'altare dei Paciscopi una "Madonna in gloria con il Bambino tra i Santi Domenico e Stefano" da un artista fiorentino seguace di Matteo Rosselli (1578-1650). Sempre nel Seicento sono dipinte una "Fuga in Egitto", un'"Adorazione dei pastori" (per la Compagnia della SS. Annunziata) e un'"Adorazione dei Magi", forse di Pier Dandini (1646-1712). Tra il 1678 e il 1685 la Compagnia della Santa Croce fa erigere un proprio oratorio a destra del coro posto (attuale sagrestia), dove si trova una "Crocifissione tra i due Astanti" (oggi perduta). Un artista, influenzato da maestri nordici come Balthasar Permoser (1651-1732), esegue un grande Crocifisso ligneo.
    • 1709 ‐ 1747 (realizzazione altare e tabernacolo interno chiesa)
      • Nel 1706 sono parzialmente rifatte le porte lignee d'ingresso alla chiesa. Nel 1709 è innalzato da Jacopo Bacci e per volontà testamentaria di Annibale di Vincenzo Lapini (m. 1673), a sinistra, l'altare di S. Pietro d'Alcantara (ora di S. Antonio da Padova), dove la tela (ancora citata nel 1858) raffigura tale santo. Nella prima metà del Settecento si contano nella pieve ben 15 altari. Nel 1732 Teresa Viviani fa realizzare il tabernacolo in arenaria per custodire il reliquiario della Santa Croce. Nel 1745 il 'popolo' si S. Stefano conta 1.603 anime. Nel 1747 è canonico a S. Stefano Francesco Rucellai. Sempre nel Settecento è costruito l'altare di sagrestia (ora cappella di S. Maria Addolorata).
    • 1774 ‐ 1784 (realizzazione e trasformazione campanile e facciata)
      • Nel 1774 è rialzato il campanile. Nel 1778-1783, ad opera delle famiglie che detengono all'epoca il patronato (Origo di Roma, Baldovinetti, Carlini e Pazzi), è rifatta la facciata a salienti, avendo essa dato segnali di cedimento per fuori piombo fin dal 1753; viene qualificata solo da un portale centrale frontonato. È allora pievano Giuseppe della Nave. Nel 1784 sono soppresse la Compagnia della Santa Croce, la cui sede diventerà nell'Ottocento la sagrestia della chiesa e quelle del Corpus Domini, della Misericordia e della SS. Annunziata; contestualmente è soppresso anche lo Spedale di S. Niccolò.
    • 1790 ‐ 1792 (trasformazione cappella di S. Salvatore)
      • Nel 1790, per decreto dell'arcivescovo Antonio Martini (1720-1809), viene chiuso l'arco che pone in diretto collegamento la cappella di S. Salvatore con la navata sinistra, a causa di problemi quando vengono suonale le campane del sovrastante campanile; la cappella viene distrutta e ridotta a stanza dove sono le corde delle campane; il nuovo accesso è creato dalla cappella di S. Bartolomeo. Nel medesimo anno è sepolto in chiesa Ferdinando di Bernardino Ramires di Montalvo. Nel 1792 è ricostituita la Compagnia Del Corpus Domini e della SS. Annunziata, alla quale viene concessa la sede già a sinistra della pieve.
    • 1812 ‐ 1813 (restauro neoclassico chiesa)
      • Dopo vari danni subiti nel primo periodo napoleonico, nel 1812-1813, al tempo del pievano Stoppioni, la pieve è sottoposta ad un restauro neoclassico su progetto di Giuseppe Valentini (1752-1833) di Prato che lo redige gratuitamente e crea, inglobando le colonne o i pilastri originari, nuovi pilastri quadrati in muratura e stucchi che sorreggono i nuovo archi, rialzati di circa due braccia (circa cm 116). Anche le navate laterali sono rialzate. Viene demolita l'abside romanica, sostituita dalla scarsella, ed è realizzata la volta a botte che nasconde la copertura a capriate. I lavori iniziano il 13 settembre 1812 ed il 20 novembre 1813 il coro è terminato.
    • 1814 ‐ 1815 (nuova collocazione altari interno chiesa)
      • Nel 1814 alcuni altari sono spostati dalla loro sede originaria (quelli di S. Antonio da Padova e di S. Pietro d'Alcantara già nella navata destra) e quello dell'ex Compagnia della Misericordia è demolito; sono terminate le volte delle navate laterali e la pavimentazione. Viene collocato nel presbiterio l'altar maggiore in marmo settecentesco (1745) di Vincenzo di Giovan Batista Foggini (m. 1755), dato alla chiesa sempre nel 1814 e proveniente dal convento soppresso di S. Martino di via della Scala. Nel 1815 è concluso il nuovo fonte battesimale "sotto una tribuna rotonda a cupola e retta da colonne". È rifatta in stile neoclassico pure la sede della Compagnia della SS. Annunziata e del Corpus Domini. Sono poste le stazioni della Via Crucis.
    • 1817 ‐ 1818 (installazione organo)
      • Nel 1817 è installato l'organo del 1773 sopra la cantoria dietro l'altar maggiore, venduto alla pieve da Rocco, il nipote di don Andrea Benini, che era stato parroco di S. Lorenzo a Campi e che lo aveva fatto costruire da Pietro Agati (1735-1806). L'organo è restaurato da Michelangelo Paoli (1777-1854) e Carlo Falcini (1790-post 1856) nel 1818 dipinge la tela che lo copre, raffigurante "Santo Stefano in gloria".
    • 1823 circa ‐ 1835 circa (realizzazione pitture murali e campane)
      • Tra gli anni Vento e Trenta dell'Ottocento un ignoto pittore locale dipinge un ciclo di vedute in un vano terreno della canonica. Nel 1823 sono fuse le nuove campane.
    • 1832 ‐ 1838 (realizzazione altare presbiterio)
      • Nel 1832, anno nel quale diviene pievano Francesco Panerai al posto di don Stoppioni, viene disegnato dall'ingegnere fiorentino Leopoldo Veneziani (perito catastale e ingegnere dell'Opera di S. Croce, talora citato erroneamente come Leopoldo Genovesi) il nuovo altare in marmi policromi (poi eseguito dai mastri fiorentini Cambi e Sandrini) per il SS. Crocifisso, assai venerato, dotandolo di un meccanismo a scorrimento in cui il telo viene sostituito da una mantellina realizzata da Pasquale Ciabatti. Gli ornamenti nella volta a botte sono eseguiti dal Gori (1832/1838). Da allora inizia la tradizione di feste venticinquennali in onore del SS. Crocifisso. Nel 1838 Gaspero Martellini (1785-1857) vi affresca "Le tre Marie al Sepolcro". Nel 1835 Amadio Falcini esegue l'ornamento a cassettoni della cupola e sono terminate le decorazioni mariane nella volta della cappella del Corpus Domini, dove è posta l'immagine della "Madonna del Buon Consiglio".
    • 1833 circa ‐ 1847 (cenni storici carattere generale)
      • Presso l'altare in cornu Evangelii esiste un'"immagine di Maria SS. del Buon Consiglio in tela", assai venerata. Il patronato spetta alternativamente ai Carlini e ai Pazzi-Baldovinetti-Origo di Roma (già nel 1779-1780 monsignor Carlo Origo aveva scritto da Roma a Francesco Maria di Giovanni Baldovinetti 15 lettere sui restauri alla pieve, al tempo del pievano Giuseppe della Nave). La sacra cade "per tradizione" il 1° ottobre. Nel 1847 pievano è sempre don Panerai Esiste annessa alla chiesa la Compagnia del SS. Sacramento e della Purificazione di Maria (cappella a sinistra del presbiterio). Nel 1833 il 'popolo' di S. Stefano conta 2.668 anime, nel 1847 3.100.
    • 1854 circa ‐ 1883 (cenni storici chiesa)
      • Nel 1854 la sagrestia (a sinistra) viene ridotta a cappella di Santa Maria Addolorata, mentre l'ex cappella della Compagnia della Santa Croce è trasformata in sagrestia. Viene demolito l'altare di S. Giuseppe nella navata destra. Al Panerai s\uccede quale pievano Raffaello Pugi. Nel 1875/1881 l'altare di S. Pietro d'Alcantara risulta dedicato a S. Filomena e quello della SS. Annunziata al Sacro Cuore di Gesù; la cappella di S. Bartolomeo è ora dedicata a S. Agostino. Nel 1878 diviene pievano il mugellano don Giotto Ulivi (1820-1892), noto naturalista e studioso delle api, designato dai patroni della chiesa (Pazzi, Baldovinetti, Origo e Saint Seigne, originari questi ultimi della Lorena). Nel 1883 sono celebrati i festeggiamenti per SS. Crocifisso, diretti dal comitato presieduto dal conte Giovanni Rucellai. La pieve allora presenta vari danni e "guasti" alle strutture.
    • 1892 (cenni storici parrocchia)
      • Nel 1892 subentra a don Ulivi il pievano Giuseppe Giuntini (talora scritto come Giondini, m. 1933).
    • 1897 (lavori di restauro chiesa)
      • Nel 1897 don Giuntini esegue nella chiesa vari lavori di restauro: sono tolti alcuni stucchi, sono realizzati i basamenti marmorei dei pilastri, la balaustra del transetto, la pavimentazione a riquadri bianchi e grigi e il fonte battesimale nell'ex cappella dei Del Troscia (demolito l'altare, il marmista di Pietrasanta Angiolo Ferretti, che ha uno dei laboratori più prestigiosi in quella città, vi esegue il fonte) e sono restaurati alcune tele e affreschi, compreso quello di Paolo Schivo da parte del noto restauratore Domenico di Filippo Fiscali (1858-1930) e del pittore Giuseppe Tetti; è installata l'energia elettrica ed è mutata, sotto la direzione di Guido Carocci (1851-1916), la disposizione dei quadri agli altari. Il Ferretti realizza pure la balaustra per la cappella del SS. Crocifisso e per il resto del transetto. A destra si trovano i due altari di S. Antonio da Padova e di S. Antonio Abate. Il 25 settembre 1897 la chiesa viene riaperta e benedetta (lapide in chiesa).
    • 1911 ‐ 1927 (realizzazione statua e pittura murale)
      • Nel 1911 il leccese Luigi di Gaetano Guacci (1871-1934) realizza una "Santa Lucia" in cartapesta, che trova ora collocazione nella cappella di S. Maria Addolorata. Nel 1927, sempre al tempo di don Giuntini, è affrescata da don Serafino Ceri, con tre episodi della "Vita di Santo Stefano", la parte laterale della cappella del Corpus Domini, allora dedicata alla Madonna del Buon Consiglio.
    • 1934 ‐ 1938 (cenni storici carattere generale)
      • Ad opera del pievano Pietro Santoni (n. 1894) da Borgo S. Lorenzo (entrato nella pieve nel 1934 e che vi rimarrà fino al 1975) è continuato il lavoro già intrapreso dal predecessore, con l'affresco nel dossale dell'altare già dei Cecconi, raffigurante "San Giuseppe con Gesù Bambino", opera del pittore di Borgo S. Lorenzo Vittorio Masi risalente al 1935 e con l'inserimento, nello stesso anno, di un "Gesù morto" in terracotta, realizzo alla fine del Quattrocento forse del padovano Giovanni Minelli (circa 1440-1528), allievo di Donatello e pervenuto alla chiesa in occasione delle feste venticinquennali del SS. Crocifisso. Le modifiche culminano con il rifacimento della facciata nel 1938, già prevista fin dal 1934. Questa viene eseguita nelle scarne forme delineate da Piero Sanpaolesi (1904-1980) ed è inaugurata il 9 ottobre di quell'anno dall'arcivescovo Elia Dalla Costa (1872-1961).
    • 1957 ‐ 1959 (realizzazione vetrate facciata)
      • Nel 1957 Pietro Fanfani (?, forse invece Rodolfo Fanfani, 1899-1973) esegue le vetrate policrome della facciata ("Cristo benedicente in trono e fra la Madonna e Santo Stefano" nell'oculo sopra il portale centrale). Nel 1958, in occasione delle feste venticinquennali, è donata al SS. Crocifisso una corona d'oro e nel 1959 sempre il Fanfani esegue le vetrate del coro, con i simboli dei "Quattro Evangelisti".
    • 1970 (cenni storici parrocchia)
      • Nel 1970 è sempre pievano don Santoni; in quell'anno la parrocchia conta 5.470 anime.
    • 1975 ‐ 1993 (restauro generale intero bene)
      • Il successore del Santoni, dal 1975 monsignor Francesco Socci (n. 1926), promuove dagli Anni Ottanta un restauro integrale della chiesa, compresi i locali non strettamente dediti al culto e ciò che rimane del chiostro. L'Amministrazione Comunale, durante il restauro della piazza prospiciente (piazza Matteotti) propone e ottiene che si apra un varco nel muro di cinta del chiostro, smontando la fontana ottocentesca che vi è addossata. Nel 1984, durante il restauro della sede dell'ex Compagnia della SS. Annunziata, ridotta a teatro, viene riscoperto l'affresco dell''"Annunciazione con la Trinità" e nel medesimo anno è restaurato l'affresco di Paolo Schiavo. Nel 1993 viene restaurata la pala attribuita al Botticini. Nel medesimo anno la parrocchia conta 8.500 anime.
    • 1997 ‐ 1999 (vicende conservative intero bene)
      • Nel 1997-1998 viene restaurata la tela del Falcini e collocata fissa nell'arcata cieca della navata di destra. Sempre tra il 1997 ed il 2000 don Socci promuove il restauro dell'intera pieve: è restaurata la cappella del SS. Crocifisso tra il 1997 ed il 1999; nel 1999 è restaurato il grande Crocifisso dell'altar maggiore.
    • 2005 ‐ 2014 (vicende conservative Crocifisso, dipinto su tela, presbiterio)
      • Nel 2002 il pievano Socci fa restaurare il Crocifisso trecentesco, mentre nel 2010 è restaurata l'"Annunciazione" del Curradi. L'adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare nelle forme attuali è completato nel 2014.

Adeguamento liturgico


    • presbiterio ‐ aggiunta arredo (2014)
      • Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nelle forme attuali nel 2014 senza il ricorso ad opere di carattere strutturale. Davanti all’originario altare maggiore è stata collocata una mensa eucaristica lignea, trattata a finto marmo, che consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. Dimensioni mensa eucaristica: altezza cm 100, larghezza cm 100, lunghezza cm 200. Tabernacolo in marmi policromi, con sportello ligneo e dipinto, posto al centro dell’altare maggiore originario. Leggio ligneo, trattato in bicromia a finto marmo, posto nel presbiterio sopra la balaustra, sul lato sinistro. È inoltre in uso un leggio ligneo, mobile, attualmente collocato davanti alla sede. Sede lignea, mobile, posta davanti all’altare maggiore. Fonte battesimale in marmo, con vasca circolare, posto in cappella dedicata presso la navata laterale sinistra.

✝️ Immagine e dati del giorno





Popolazione:CAMPI BISENZIO
Abitanti:8936
Parroco:REV. MARCO FAGOTTI
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