(MARZABOTTO) S. LORENZO DI PANICO

📌 VIA LAMA DI RENO 12 (MARZABOTTO), MARZABOTTO - 40043 (BO)
🕎 Orario delle Messe in S. LORENZO DI PANICO
In questa pagina potrai vedere gli orari delle celebrazioni all’interno della chiesa in questo 2026, con la varietà degli orari durante tutti i giorni, sia nei giorni feriali, i festivi o le vespri festivi.
Gli orari delle messe non sono attualmente disponibili. Se li conosci, ti invitiamo a contattarci attraverso la nostra sezione contatti.
➡️Qual è la posizione della chiesa?
Se hai bisogno indicazioni per arrivare a la messa, in questa pagina potrai trovare la mappa insieme a indicazioni per non avere alcuna difficoltà a arrivare a questo luogo.
🧾Informazioni sulla chiesa
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di San Lorenzo di Panico
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La pieve di San Lorenzo di Panico si trova nel versante destro del fiume Reno, sul terrazzo alluvionale del fiume da cui domina la vallata sottostante. Si raggiunge lasciando la via Porrettana poco a nord di Marzabotto e attraversando il fiume su di un ponte di origine medievale, ricostruito nel secondo dopoguerra. La fisionomia attuale del complesso è frutto di importanti interventi operati tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo che, in accordo con i principi del restauro conservativo dell’epoca, hanno eliminato tutte le sovrastrutture di età barocca nel tentativo di restituire alla chiesa il suo aspetto romanico. La pieve infatti, considerata una delle più belle costruzioni romaniche dell’Appennino bolognese, ha origini almeno risalenti al sec. XI. Essa presenta un paramento continuo in pietra arenaria, e internamente ha pianta basilicale con tre navi. Capitelli, lapidi e fregi riportano decisamente al gusto romanico e dei mastri comacini.
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- Contesto
- La pieve di San Lorenzo di Panico si trova nel versante destro del Reno, sul terrazzo alluvionale del fiume da cui domina la vallata sottostante. La chiesa si raggiunge lasciando la strada statale Porrettana poco a nord di Marzabotto e attraversando un ponte sul fiume Reno. Attorno al complesso religioso si trovano alcuni edifici residenziali, di uno o due piani fuori terra, campi coltivati e zone boschive che risalgono le pendice del colle.
- Impianto planivolumetrico
- L'aula sorge annessa alla canonica, la sagrestia e altri edifici ad uso parrocchiale.
- Esterno
- La chiesa è preceduta da un ampio sagrato con pavimentazione in ciottoli e ghiaia, delimitato, sul confine con la strada, da una fascia verde piantumata con siepi e alberi a basso fusto. La facciata, a salienti, presenta un paramento murario interamente realizzato in conci squadrati d’arenaria, accuratamente connessi. Nella parte inferiore, uno zoccolo in pietra sporgente funge da basamento e seduta. Il portale ha una strombatura monostile con capitelli scolpiti su cui poggia un arco a tutto sesto, marcato da una spessa cornice e decorato a bassorilievo. In asse col portale si apre superiormente un grande oculo polilobato sormontato da una bifora e fiancheggiato lateralmente da altri due oculi, di dimensioni minori e corrispondenti alla navatelle. Il fianco sinistro della chiesa presenta nel registro inferiore, un fronte murario compatto e privo di aperture, fatta eccezione per una stretta monofore centrale e per un ingresso secondario collocato a ridosso del presbiterio, sopra il quale si intravede ancora il segno di un'apertura tamponata. Il registro superiore è invece occupato dal cleristorio, nel quale si aprono cinque monofore che illuminano la navata maggiore. Il fianco destro ripropone i medesimi schemi compositivi e decorativi del precedente. L’abside, semicircolare, è diviso in tre campate, ciascuna con una monofora, da sottili colonne che sorreggono un fregio di arcatelle pensili. La copertura del complesso è realizzata in coppi.
- Pianta
- Chiesa orientata con impianto basilicale a tre navate e abside sporgente.
- Interni
- Il vano di accesso alla chiesa, rialzata di un gradino rispetto al piano del sagrato, è caratterizzato dalla presenza della bussola vitrea che adduce all'aula, in lieve declivio. L’interno è diviso in tre navate da arcate a tutto sesto che poggiano su pilastri e colonne alternati con capitelli d'ispirazione comacina. La copertura è in capriate alla lombarda con tavelloni a vista. Il presbiterio, innalzato da una scalinata rispetto all'assemblea ed individuato da un pluteo che percorre l'intera ampiezza dell'aula, termina con un’abside semicircolare, delimitato da un ulteriore pluteo e in cui si aprono tre monofore riccamente ornate con motivi geometrici e vegetali. Dal fianco sinistro del presbiterio si accede alla sacrestia mentre sul fianco destro si trova una porta che immette all’esterno in una piccola corte. La navata centrale è illuminata dalle apertura in controfacciata e dalle monofore del cleristorio mentre le navate laterali prendono luce unicamente da strette feritoie aperte lungo i fianchi dell’edificio. L’abside e il presbiterio sono invece illuminati da tre monofore collocata nella parete absidale. La pavimentazione e gli alzati dell’edificio sono realizzati in pietra arenaria.
- Impianto strutturale
- Struttura in muratura portante in pietra arenaria.
- apparati liturgici
- L’assemblea è ordinata frontalmente al presbiterio in conformità con il volume architettonico e si organizza su due file di panche lignee disposte a battaglione. Il presbiterio, rialzato di sei gradini rispetto alla zona assembleare e separato da essa da un doppio ordine di plutei di moderna fattura, è adeguato alla riforma liturgica postconciliare. L’altare, fisso e rialzato di ulteriori due gradini, è costituito da un bancale in pietra sostenuto da quattro esili colonne, appartenenti all’impianto romanico originale. La sede per il celebrante, in pietra lavorata, è posizionata, alle spalle dell’altare, nella parete absidale e fiancheggiata da un semplice coro ligneo. In corrispondenza del primo ordine di plutei, sul lato destro dell’altare “cornu epistulae” e su quello sinistro “cornu evangelii”, si trovano due amboni fissi in pietra da cui vengono rispettivamente cantati l’Epistola e il Vangelo. Lungo i fianchi dell’edificio sono posizionati alcuni confessionali lignei mentre nella prima campata della navata minore di sinistra è custodito il fonte battesimale, chiuso da una balaustra in ferro.
- Contesto
Notizie storiche
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- VIII ‐ XII (costruzione intero bene)
- Le storiografia più recente ascrive le origini della Pieve di S. Lorenzo di Panico ai primi secoli del Medioevo. Secondo lo storico Cinzio Violante (1921-2001) tre sono gli indizi che, pur non essendo probanti, possono aiutarci a datare in modo più preciso l’origine di questa pieve. I primi due sono: la dedicazione a S. Lorenzo, che a partire dal IV secolo fu uno dei martiri più venerati della Chiesa Romana, e la collocazione della pieve lungo l’importante direttrice viaria del Reno verso la Toscana, la cui frequentazione è documentata già dall’età del bronzo. Il terzo indizio è la notevole estensione del territorio pievano, distribuito in modo trasversale tra la valle del medio Reno e le contigue del Setta, del Venola e del Lavino. Si tratta di un’indicazione rilevante, poiché le chiese battesimali più antiche ebbero giurisdizione su estensioni piuttosto vaste e da questi originari territori, tra il X e il XII secolo, vennero a mano a man staccandosi le pievi che sorsero in seguito.
- 1030 ‐ 1170 (costruzione carattere generale)
- La prime notizie certe sulla pieve di S. Lorenzo risalgono al 1030: nel documento, conservato presso l’abbazia della Fontana Taona, si legge che, in data 15 giugno di quell'anno, vennero donate al monastero alcune terre site nella zona delle Mogne. Altro documento ufficiale antico che attesti l’esistenza della pieve è un atto notarile del 1049, conservato presso archivio dell’Abbazia di Montepiano a sud di Castiglion dei Pepoli. Si tratta di una donazione di terre, situate alle Mogne e nelle pievi di S. Pietro di Guzzano e di S. Giovanni di Verzuno, all’abbazia benedettina della Fontana Taona già citata. Ancora il nome della pieve ritorna in un documento nonantolano del 1170, riportato da Girolamo Tiraboschi (1731-1794), nel quale si apprende di una controversia sorta fra l’abbazia e un certo Gualfredo, parroco di S. Lorenzo.
- XII ‐ XV (committenza carattere generale)
- Nel 1880 Gozzadini individuò nella decorazione di uno dei capitelli romanici della chiesa, il leone gentilizio simbolo dei da Panico. Lo stesso autore identificò l’arcaica figura di orante scolpito in pietra, che si trova nella controfacciata dell’edificio, con uno dei conti di Panico. Infine nel 1972 fu pubblicata una foto di Luigi Fantini che ritrae una lastra in arenaria proveniente della pieve, sulla quale era incisa in sommità un’aquila imperiale ad ali aperte, la cui presenza è giustificata dall'investitura imperiale che i da Panico si videro confermata nel 1221 dal cancelliere Federico II Corrado di Metz. Nella parte inferiore si trovava invece un leone rampante col fiore a cinque punte sull'orecchio, simbolo araldico della famiglia dei conti. Legami stretti dunque dovettero esservi fra i signori da Panico e la parrocchia di S. Lorenzo
- 1173 ‐ 1419 (caratteristiche tipologiche carattere generale)
- Nel Medioevo la pieve di Panico ebbe una struttura di tipo canonicale: questo condizionò e determinò anche l’aspetto architettonico del complesso religioso che richiama, per ampiezza e conformazione, la struttura tipica dei monasteri. In S. Lorenzo si ritrovano alcuni elementi architettonici tipici della vita monacale come il chiostro e il dormitorio, la cui esistenza è comprovata già nell’XI secolo da due documenti datati 1208 e 1247. La presenza del collegio canonicale, la cui fondazione risalirebbe all'XI secolo, è però documentata solo a partire dal 1173 con bolla papale di Alessandro III. All'interno del consiglio, guidato dall'arciprete, si trovavano altre importati figure religiose come i canonici e i conversi.
- 1300 ‐ 1374 (committenza carattere generale)
- Il primo documento che descrive in maniera esaustiva l’estensione del territorio pievano, tramite una precisa elencazione delle cappelle dipendenti, è dell’anno 1300. A questa data erano soggette alla pieve ben 33 chiese, se si tiene conto di quella di Canovella. Negli altri elenchi che vanno dal 1315 al 1408, si trovano alcune significative aggiunte; altre cappelle sono citate in modo sporadico, soltanto in qualcuno di questi elenchi. Nel 1374 fu unita alla pieve la chiesa di S. Pietro che si trovava all'interno del castello dei conti di Panico. Tutte le chiese dipendenti erano officiate da presbiteri, originariamente non dediti all'amministrazione dei sacramenti e alla predicazione verso i fedeli, ma che, col passare del tempo, acquisirono una dipendenza sempre maggiore dalla pieve.
- XIV ‐ XV (decadenza carattere generale)
- Sul finire del XIII, la pieve di S. Lorenzo visse un periodo di profonda decadenza, aggravato anche dalla fine del dominio nella valle del Reno dei conti di Panico. Già dalla seconda metà del 1300, l’arciprete non risiedeva più presso la pieve: lo dimostrano alcune tracce documentarie dell’epoca.
- 1550 (preesistenze intero bene)
- Un’immagine della pieve medievale è fornita da un acquerello, databile alla metà del ‘500, che ritrae la pieve insieme alle cappelle dipendenti. Nel piccolo disegno la pieve appare a tre navate con la bifora, giunta fino a noi, al di sopra della porta maggiore. L’immagine cinquecentesca mostra ben due campanili, che gli studiosi ritengono frutto della fantasia dell’ignoto autore.
- XVII ‐ XVIII (rifacimenti intero bene)
- In età barocca (XVII-XVIII secolo), la chiesa fu oggetto di importanti rimaneggiamenti: vennero aggiunte le volte a vela, la canonica fu riedificata ed unita al corpo della chiesa e vennero scialbati i paramenti murari. Numerosi inventari, redatti fra il ‘600 e l’inizio del ‘900, ci informano che la chiesa venne dotata di sei altari laterale dedicati alla Beata Vergine, S. Paolo, S. Michele, Sant’Antonio da Padova, S. Niccolò e al Crocefisso. I resoconti delle visite pastorali del 1901 e del 1912 documentano che, a quella data, gli altari erano ancora tutti esistenti e dotati di paliotti in scagliola dipinta.
- 1851 (descrizione intero bene)
- Nel 1851 il Dott. Luigi Ruggeri ne “Le chiese Parrocchiali della Diocesi di Bologna” offre una breve descrizione della chiesa di allora. L’interno, a tre navate, presentava una lunghezza di 72 piedi e una larghezza di 30 ed era scandito da colonne di differente materiale e stile architettonico, indice del fatto che origine l’edificio fu sede di luoghi di culto pagani. Ai lati si aprivano sette cappelle arricchite da preziosi altari e dotate di organo, pulpito e battistero. Pregevoli erano non solo gli ornamenti della fabbrica ma anche le suppellettili che l’adornavano. Il parroco, don Giambattista Giorgi, aveva recentemente dotato il campanile di nuovi bronzi.
- 1880 (descrizione intero bene)
- Il Gozzadini in un suo scritto del 1880 propone un ritratto della pieve, proprio all'inizio delle trasformazioni che la portarono all'aspetto attuale. All'esterno l’originale apparato murario, in pietra da taglio squadrata, risultava parzialmente celato dalla calce di cui era scialbato. Al centro della facciata, l’antica apertura era stata murata e al suo posto si apriva una grande finestra rettangolare fiancheggiata da due oculi circolari e sormontata da una bifora cieca. Quest’ultima presentava al centro un pilastrino ad angoli smussati sormontato da un capitello a mensola. Gli stipiti della bifora erano larghi e variamente ornati a basso rilievo: quello a destra presentava una spirale a fogliame, mentre quello di sinistra era diviso in sei quadri, la metà dei quali occupata da altrettante croci. Sopra la bifora era una croce greca a traforo, che serviva ad immettere luce all'interno della chiesa.
- 1880 (descrizione intero bene)
- Nel registro inferiore, in asse con le aperture principali del fronte, si trovava il portone d’ingresso, in legno, incorniciato da snelle colonne che reggevano un arco cieco marcato da cornici. Sui fianchi della chiesa si aprivano le finestre dell’antica fabbrica romanica, lunghe e strette, a doppio strombo. L’abside, la parte più bella e meglio conservata, si elevava a semicerchio ed era decorata da quattro esili colonne che dallo stilobate si innalzavano fino alla cornice formata da nove archetti. Vi erano compartite tre finestre simili a quelle dei prospetti laterali, ma meno allungate e con sottili colonnine ai lati, sopra le quali giravano ad arco un cordone e una fascia. Altre colonnine a spirale si trovano nell'angolo del doppio strombo. Nelle sezioni di raccordo tra l’abside e i fianchi, si aprivano finestre rettangolari mentre in sommità era posta una croce a traforo latina anziché greca come nella facciata.
- 1880 (descrizione intero bene)
- All'interno la chiesa si presenta a tre navate coperte da volte a vela che ne celavano l’originale travatura e riducevano l’altezza complessiva dell’edificio. Anche le finestre dell'antica fabbrica erano state nascoste dalle volte e ad alcune delle colonne della navata di mezzo erano stati sostituiti dei pilastri. Le finestre laterali dell’abside erano state sconciate e quella di mezzo era stata oscurata da un quadro. Gli alzati dell'aula erano stati scialbati e lo strato di calce impediva di vedere bene le membrature e i bassorilievi dei capitelli. Questi, di forma cubica con le facce smussate in basso a semicerchio, erano decorati con diversi simboli fitomorfi e zoomorfi tra cui il leone gentilizio, simbolo dei conti di Panico.
- 1898 (restauro intero bene)
- Una relazione dell’Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti dell’Emilia del 1898 ci informa dei primi lavori di restauro eseguiti negli anni 90 dell’Ottocento, sotto la direzione dell’arch. Raffaele Faccioli. Si procedette al restauro del tetto e dei muri esterni, alla rimozione dagli scialbi, alla riapertura della finestra originale al centro della facciata e alla rimozione di parte dell’intonaco che copriva l’antico paramento murario. La spesa complessiva dei lavori ammontò a 1345 lire circa e vi concorsero il Ministero dell’Istruzione Pubblica, l’Amministrazione parrocchiale, il parroco e il comune. Secondo Rivani, nel corso di questi primi restauri, venne anche demolito il campanile a vela, che lo stesso autore ritiene fosse stato costruito nel secolo precedente. Quel che è certo è che questa prima fase dei restauri non intaccò la sovrastruttura barocca interna della chiesa, che all'inizio del ‘900 era pressoché intatta.
- 1912 ‐ 1913 (restauro intero bene)
- I principali lavori di restauro che riportarono la pieve al suo aspetto medievale si svolsero in due periodi: negli anni 1912-13 e nel 1928. Le radicali trasformazioni che eliminarono quanto la storia aveva sedimentato nell'edificio si comprendono se inserite nel contesto dei criteri di restauro del tempo che prevedevano addirittura la ricostruzione in stile di parti ritenute non originarie ed anche l’eliminazione delle cosiddette superfetazioni, cioè di tutte le aggiunte che diminuivano la coerenza e la leggibilità dell’edificio rispetto al suo assetto originario. I lavori del primo periodo, vennero eseguiti sotto la guida del sovrintendente ai monumenti Luigi Corsini e riguardarono il restauro in stile e il consolidamento del complesso.
- 1912 ‐ 1913 (restauro intero bene)
- Stando a quanto riportato da Rivani nei suoi scritti, si procedette alla rimozione delle volte barocche, ormai fatiscenti, e al restauro della facciata eseguendo il tamponamento della finestra rettangolare e l’apertura dell’oculo polilobato. In merito a quest’ultimo intervento, che Rivani attribuisce al soprintendente Corsini, nascono alcuni dubbi: una fotografia pubblicata nel 1907, in un articolo di G. Pacchioni, sembrerebbe infatti smentire quanto affermato dall’autore poiché attesta che, a quella data, era già stata tamponata la grande finestra rettangolare della facciata e sostituita da un oculo circolare realizzato ex novo. Rivani conclude dicendo che, fatte opportune opere di saggio, si riscontrò che la confessione o scurolo, di cui parlava il Calindri nell’800, non poteva essere una cripta, della quale non apparve nessuna traccia, ma bensì doveva trattarsi una rozza rappresentazione a rilievo della Passione e Morte di Gesù, opera di maestranze locali del tempo.
- 1928 (restauro intero bene)
- Nel 1928 si svolsero nuovi lavori di restauro che completarono le radicali trasformazioni del complesso di S. Lorenzo iniziate quindici anni prima. Artefice ne fu l’arciprete Pietro Vicinelli, sotto la direzione dello stesso Corsini e con la collaborazione dell'arch. Rivani. Per la parte finanziaria contribuirono sia il podestà di Marzabotto, cavalier Quadri, sia il conte Adolfo Aria. I lavori riguardarono la sistemazione del presbiterio che venne soprelevato come, secondo Rivani, doveva presentarsi in origine. Anche il pavimento venne soprelevato arrivando all'altezza delle quattro porte laterali due delle quali conducevano alla sagrestia, nella navata minore a nord, e nel cortile del chiostro nella navata meridionale. Venne rifatto anche l’altare, di cui si conservavano solo pochi originali frammenti di colonnette, e ricomposta la scala centrale del presbiterio.
- 1928 (rifacimenti intero bene)
- Nel corso dei lavori venne anche realizzato il cancello presbiteriale a plutei e pilastrini e un secondo recinto ex novo di transenne attorno all'altare maggiore, tutti e due in arenaria. Nell’articolo del 1928, Rivani sottolinea anche i criteri di scelta degli artisti che avevano preso parte ai rifacimenti e ne loda l’operato, senza tuttavia citarne i nome. Solo nel volume del 1965 egli fa una precisazione, affermando che per la sistemazione artistica del presbiterio, con l’altare, gli amboni e le transenne, era stata affidata allo scultore Biagini, citandolo solo per cognome. Si tratta certamente del famoso scultore romano Alfredo Biagini (1886-1952) che fu uno dei maggiori artisti italiani fra le due guerre.
- 1940 ‐ 1965 (rifacimenti intero bene)
- Durante la seconda guerra mondiale la pieve venne occupata delle truppe naziste che ne fecero il loro quartier generale: la chiesa divenne una stalla e la canonica fu trasformata in un ospedale da campo. I bombardamenti colpirono la canonica distruggendone buona parte. Tra i suoi ruderi venne alla luce gran parte dell’impianto romanico originale, dotato di un piccolo chiostro e con muri in pietra dello spessore di ben 90 cm. A seguito di questi importanti ritrovamenti, l’arciprete Vicinelli decise di ricostruire la canonica conservando la struttura e la geometria dell’impianto di età romanica, con l’arco ogivale, forse quattrocentesco, che l’univa alla chiesa e un loggiato con pilastri di sasso squadrato e archi di mattoni, appartenenti al chiostro del secolo XV. Venne quindi predisposto un progetto, che nella ricostruzione, tenesse conto di tali elementi, riportando, per quanto possibile, l’edificio alle originali forme.
- 2000 ‐ 2015 (restauro recente intero bene)
- Nei primi anni 2000, la zona absidale della chiesa è stata oggetto di un importante intervento di isolamento e ricanalizzazione delle acque meteoriche. Contestualmente, sono state rimosse dalle pareti interne dell’abside i depositi e le incrostazioni generate dalla penetrazione dell'acqua e dall'umidità di risalita capillare. Altri lavori sono stati realizzati, a più riprese, sulla copertura.
- VIII ‐ XII (costruzione intero bene)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1965)
- Il presbiterio, rialzato di sei gradini rispetto alla zona assembleare e separato da essa da un doppio ordine di plutei di moderna fattura, è adeguato alla riforma liturgica postconciliare. L’altare, fisso e rialzato di ulteriori due gradini, è costituito da un bancale in pietra sostenuto da quattro esili colonne, appartenenti all'impianto romanico originale.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1965)
🙏 Dati e foto del giorno
| Popolazione: | MARZABOTTO |
| Abitanti: | 1582 |
| Parroco: | REV. ORESTE LEONARDI |
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