(SAN CASCIANO VAL DI PESA) S. CECILIA A DECIMO

📌 VIA DECIMO 66 (SAN CASCIANO VAL DI PESA), SAN CASCIANO IN VAL DI PESA - 50026 (FI)
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🗺️Dove si trova la chiesa?
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📖Informazioni sulla chiesa
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di Santa Cecilia a Decimo
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La chiesa di S. Cecilia si trova a Decimo, frazione del Comune di San Casciano Val di Pesa. Sorge isolata entro un contesto agreste, “quasi sul dorso dei poggi che dividono la valle della Greve da quella della Pesa sull’antica strafa senese, assai d’appreso alla prima posta di Firenze” (Emanuele Repetti). Il complesso è costituito dalla chiesa e dalla canonica che, in adiacenza destra, si sviluppa con i locali parrocchiali intorno ad una corte con un pozzo centrale. Sul retro si trovano edifici un tempo adibiti ad uso agricolo e la possente torre campanaria. In adiacenza sinistra alla chiesa è quella che un tempo era la sede della Compagnia (con facciata avente un parziale rivestimento a finti conci neomedievali in polistirolo attorno al portale trabeato in arenaria, fortunatamente di prossima rimozione). Il sagrato è coperto a ghiaino. La facciata è a salienti, la pianta a tre navate.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta basilicale a tre navate. Nella navata sinistra si aprono l’accesso alla sagrestia e, presso la terza campata, quello all’adiacente ex Compagnia, nella navata laterale destra è la porta che immette alla canonica. Le due porticine lignee poste a fianco dei due predetti accessi recano a tergo piccoli vani di deposito. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 23,50; lunghezza delle navate laterali: m 20,00; lunghezza fino all'arco trionfale: m 20,00; larghezza totale: m 11,00; larghezza della navata centrale: m 4,10.
- Facciata e portico
- Precede la facciata un portico tripartito con una copertura a leggio poggiante su arcate che recano mostre in laterizio e poggiano su colonne tuscaniche rivestite ad intonaco; i capitelli ed i basamenti sono in arenaria. Le specchiature settecentesche a rilievo nelle pareti sono in muratura. Superiormente la facciata è a salienti; sul colmo è una croce metallica. Le cornici d’imposta e un doppio stemma sono in arenaria, la finestra circolare, con vetrata policroma, ha la mostra in laterizio. Il portale trabeato e con uno stemma scolpito nell’architrave è in arenaria, il portone è ligneo, con semplici specchiature quadrangolari nelle ante.
- Campanile
- Il campanile, vistosamente inclinato, è a pianta quadrata, posto sul lato sinistro della chiesa; reca a vista i conci in arenaria. La cella campanaria ha quattro fornici cuspidati con mostre in laterizio ed è provvista di quattro campane (attualmente non in funzione); ha copertura a padiglione recante sul colmo una croce metallica.
- Interno
- L’interno è a tre navate, con la centrale che si apre sulle laterali mediante cinque arcate a tutto sesto poggianti su pilastri a pianta rettangolare. Il presbiterio è rialzato con due gradini in arenaria e reca al centro la mensa in arenaria, con rivestimento ligneo dipinto in bicromia di grigio e celeste, a tergo della quale sono la sede ed un setto a guisa di trono, ove è posto il tabernacolo, con lo sportello in ottone ed argento lavorato a sbalzo. Al centro della parete tergale si trova il dipinto cinquecentesco su tavola con la “Madonna in trono” attribuita a Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, inserito in un dossale in muratura con un frontone centinato e risaltato e gli originali capitelli compositi delle lesene laterali tinteggiati ad oro, al pari del cherubino posto al centro del fregio della trabeazione. Il fregio e i fusti delle lesene sono marmorizzati in verde. I due dipinti settecenteschi, inseriti nelle pareti laterali entro cornici in stucco, sono su tela. Le testate delle navate laterali sono state private degli altari, ma contengono ancora gli eleganti dossali settecenteschi a cimasa orizzontale, in stucco bianco con tralci di fiori, collegati alla mostra della sovrastante finestra e sono contrassegnati da risalti in oro nella testa alata di cherubino, posta al centro della trabeazione. Bel dossale di sinistra è attualmente un quadro che raffigura “L’Immacolata Concezione”. Lungo la navata, l’accesso all’ex Compagnia è sormontato da una raffinata decorazione in gesso raffigurante due cherubini con un dipinto settecentesco ovale su tavola collocato al centro. Nella navata opposta la decorazione sovrapporta è analoga. Nelle navate laterali avevano sede quattro altari, due per parte, oggi rimossi, ma aventi i dossali superstiti, qualificati da frontoni triangolari aventi nel timpano teste alate di cherubini in stucco, a tutto tondo e dorate. Nel primo a destra si trova l’affresco attribuito a Cenni di Francesco di ser Canni; nel secondo una tela settecentesca raffigurante “Tobiolo e l’Angelo”; nel primo a sinistra è una statua policroma devozionale del “Sacro Cuore di Gesù” e bel secondo un’altra tela settecentesca con “La Sacra Famiglia”. I rivestimenti interni sono ad intonaco, con scansioni architettoniche in gesso, la tinteggiatura è realizzata in bicromia di bianco e grigio-azzurro. I primi due pilastri recano, rimessi a vista, i conci in arenaria dell’originaria pieve romanica; l’acquasantiera posta sul pilastro destro è in marmo giallo e reca a parete una valva di conchiglia. La bussola in controfacciata è in muratura, il cancelletto è in metallo e vetro; sul lato sinistro è posto un piccolo organo del XVIII secolo, già nella cantoria che era in controfacciata, sul lato opposto vi è un presepio. La chiesa prende luce dalla finestra circolare, con vetrata policroma, aperta in controfacciata, de due finestre a centina ribassata, con vetri piombati, posti nelle pareti di testata delle navate laterali e da due finestre analoghe, aperte nei soprarchi della quinta arcata presso il presbiterio. L'altezza massima della navata centrale è m 8,10, la minima m 6,80, l’altezza massima delle navate laterali m 5,80, la minima m 3,80. La sede dell’ex Compagnia presenta la parete destra (corrispondente a quella sinistra della chiesa) con i conci medievali riportati a vista. Prende luce da due finestre rettangolari a sviluppo orizzontale aperte nella parete sinistra.
- Elementi decorativi
- Due stemmi in arenaria in facciata; stucchi barocchi nei dossali degli altari; affresco tardotrecentesco-primoquattrocentesco; acquasantiera settecentesca marmorea a parete.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La moderna pavimentazione è in cotto, arrotato in opera, con mattoni rettangolari disposti in diagonale, a spinapesce ortogonale. Nella sezione centrale sono inseriti quadrelli in marmo.
- Coperture
- La copertura della navata centrale è a falsa botte ribassata un incannucciato, la scarsella è voltata a vela, così come le navate laterali. Il manto di copertura è in coppi e tegole piane. La sede dell’ex Compagnia ha un tetto a tre capriate lignee.
- Pianta
Notizie storiche
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- 774 ‐ 1002 (origini carattere generale)
- La pieve, posta “ad decimum lapidem” dell’antica strada romana Cassia conducente a Roma (dove era stata una “mansio”), sarebbe citata in una donazione fatta alla badia di Nonantola da Carlo Magno nel 774, ma il documento è di dubbia attendibilità. Secondo alcune fonti, fin dai tempi di Lotario II (925-950) la pievania verrebbe esonerata dal pagare l’“albergaria” all’imperatore e re d’Italia (diritto, riconosciuto a lui, al suo seguito ed eventualmente ai suoi rappresentanti, di alloggio e mantenimento di essi e delle loro cavalcature a spese del ‘popolo’ della pieve), cosa poi confermata da Ottone III di Sassonia (980-1002). il fonte battesimale è ricavato da una stele funeraria romana.
- 1043 ‐ XI (cenni storici carattere generale)
- La prima notizia certa risale al 1043, quando la chiesa è di patronato del conte Landolfo di Gottizio (o Gottifredo, noto 1010) da Monterinaldi in Val di Pesa (famiglia dalla quale discenderanno noti magnati ghibellini e infine, fattisi di popolo, i Geppi), marito di Aldina degli Ubaldini. Spetta all’episcopio fiorentino il vicino castello, retto da un podestà nominato dal vescovo. Già allora la chiesa è una collegiata di canonici.
- 1120 ‐ 1197 (cenni storici carattere generale)
- Il marchese Corrado di Toscana (m. ante 1131) – e poi, secondo talune fonti, un inesistente “Federico” – nel 1120 e nel 1127 sottoscrive una “refuta” in favore del vescovo Gottifredo degli Alberti (circa 1083-1141), che conferma alla pievania di S. Cecilia il privilegio di esenzione dall’albergaria. Nel 1197 risulta esserne pievano prete Gherio.
- 1205 post ‐ 1314 (cenni storici carattere generale)
- I ‘popolani’ sono insofferenti verso il domino vescovile e Giovanni da Velletri (circa 1180-1230) riesce a stento a sottometterli. Nel 1231 (nel 1241 secondo altre fonti) il vescovo Arrigo Trotti o de’ Frescobaldi (m. 1247) decide di concedere ai ‘popolani’ nuovi statuti e vi manda Davizo Visdomini come podestà. Essendo sempre collegiata di canonici, la nomina dei quali spetta al vescovo di Firenze, nel 1247 vi è, appunto, canonico Giannibene e nel 1284 Ugolino. Nel 1313 è canonico di S. Cecilia prete Pagano, rettore della chiesa di S. Pietro di Sotto. Nel 1314 le chiese suffraganee della pieve sono dodici. La Lega di Decimo conterrà trenta ‘popoli’. In chiesa a fine Trecento viene affrescata una “Madonna con il Bambino”, attribuita a Cenni di Francesco di ser Canni (noto 1369-1415).
- XIV ‐ XV (cenni storici carattere generale)
- Nel 1440-1441 Eugenio IV conferisce la pieve, allora di collazione vaticana, ma in condizioni fatiscenti, a Girolamo di Pietro, canonico regolare di S. Salvatore, unendola al monastero di S. Donato a Scopeto. Antonia di Pierozzo Strozzi, vedova di Michele di ser Lapo da Castellonchio (figlio del noto letterato amico del Petrarca e zio dell’umanista Lapo junior), dona vari beni alla pieve. Nel 1455 Callisto III affida nuovamente al vescovo di Firenze S. Antonino Pierozzi (1389-1459) l’incarico di effettuare le elezioni dei canonici e distacca la chiesa dal monastro degli Scopetini.
- XVI ‐ 1577 ante (cenni storici carattere generale)
- Agli inizi del Cinquecento la pieve è concessa a Giovanni di Lorenzo de' Medici (1475-1521), che dal 1513 diverrà papa con il nome di Leone X. Nel 1508 essa è copatrona della chiesa di Mucciano, il cui patronato condivide con il monastero di Passignano. Nel Cinquecento è dipinta una “Madonna in trono con il Bambino con Angeli, tra i Santi Lorenzo e Lucia”, attribuita a Michele di Ridolfo del Ghirlandaio (1503-1577).
- XVIII ‐ 1728 (cenni storici carattere generale)
- Agli inizi del Settecento il cavalier Federico Pietro Vettori possiede una villa avita a Decimo; il suo stemma familiare era “trinciato di nero e d'argento, alla banda d'azzurro seminata di gigli d'oro, passata sulla partizione”. Nel 1728 il pievano Borghigiani ristruttura la pieve in forme barocche.
- 1797 (cenni storici carattere generale)
- Nel 1797, con l’elevazione a pieve della chiesa di S. Cassiano a San Casciano, S. Cecilia è ridotta a rettoria, pur mantenendo il privilegio del fonte battesimale.
- 1833 ‐ 1898 (cenni storici carattere generale)
- Dal 1833 diviene pievano don Domenico Fabiani. La chiesa è di libera collazione. “Evvi una piccola immagine di Maria Santissima del Carmine in venerazione del popolo, di cui si solennizza la festa il dì 16 luglio; si scuopre poi nei tempi di calamità” (Luigi Santoni). Nel 1835 le chiese suffraganee di S. Cecilia sono ridotte a dieci e il suo ‘popolo’ conta 298 anime, 275 nel 1847. Negli anni 1892-1898 è ancora pievano don Dionisio (Salvatore, ma erroneamente, secondo alcune fonti) Minocchi. Al pievano era stato affidato il nipote, Salvatore Minocchi (1869-1943), storico, biblista e teologo modernista, dopo che la madre, Agnese Donati, si era risposata. Egli lo aveva educato rigidamente, indirizzandolo alla lettura dei classici, per poi avviarlo, nel 1880, al seminario di Fiorenzuola.
- 1961 ‐ 2005 (cenni storici carattere generale)
- Dal 1961 diviene parroco don Gino Gamannossi (1914-2005) da Fabbrica di San Casciano, già parroco di Badia a Susinana e poi a Castelbonsi, che vi rimarrà fino alla morte. Inizialmente egli restaura la canonica. Nel 1970 la parrocchia conta 500 anime. Negli anni seguenti interviene pure nella chiesa, eliminando sei altari laterali barocchi, l’organo nella cantoria in controfacciata, il pulpito, l’altar maggiore marmoreo ed il coro ligneo; rifà anche la pavimentazione di chiesa.
- 1981 ‐ 1989 (vicende conservative campanile)
- Negli Anni Ottanta il campanile è posto sotto monitoraggio dalla Soprintendenza fiorentina perché si teme che le vibrazioni delle campane possano mettere in pericolo la statica della canna.
- 1984 ‐ 1993 (vicende conservative intero bene)
- Nel 1984 è recuperato il fonte battesimale. Prima del 1993 la pieve viene restaurata.
- 774 ‐ 1002 (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (1980 (?))
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nel corso degli anni ’80. La mensa eucaristica, in arenaria, è posta al centro del presbiterio e consente la celebrazione rivolta verso i fedeli; dimensioni indicative cm 220 x 90 x 93 (h). Altare con mensa e basamento in arenaria, il rivestimento attuale è ligneo e dipinto in bicromia di grigio e celeste. Tabernacolo in arenaria, con sportello in ottone ed argento lavorato a sbalzo, posto presso la parete tergale del presbiterio, in posizione centrale. Sede lignea, mobile, posta al centro del presbiterio. Leggio in arenaria posto nel presbiterio, sul lato sinistro. Un leggio ligneo, mobile, è attualmente collocato a tergo della mensa eucaristica. Fonte battesimale: è in uso un bacile mobile in rame. Un confessionale ligneo è collocato nella compagnia adiacente.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (1980 (?))
✝️ Istantanea e informazioni del giorno
| Popolazione: | SAN CASCIANO VAL DI PESA |
| Abitanti: | 790 |
| Parroco: | REV. MASSIMILIANO GORI |
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