(CAMPI BISENZIO) S. MARIA A CAMPI

🚩 VIA LAVAGNINI 26 (CAMPI BISENZIO), CAMPI BISENZIO - 50013 (FI)
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🛐Dove si trova la parrocchia?
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🧾Dettagli della parrocchia
Descrizione
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Tipologia
chiesa
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Qualificazione
parrocchiale
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Denominazione principale
Chiesa di Santa Maria
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La chiesa di S. Maria si trova nell'omonima frazione del Comune di Campi Bisenzio (38,80 m s.l.m.), nei pressi del fiume Bisenzio, che vi scorre sul retro. Il complesso è costituito dalla chiesa e, in adiacenza sinistra, dalla Cappella dell’Annunciazione, dietro alla quale sono uffici ed aule adibite al catechismo. Sul retro sono la canonica e la torre campanaria. I rivestimenti esterni sono ad intonaco tinteggiato a calce. La facciata è a salienti, preceduta da un portico, la pianta a croce latina, con l'aula a due navate.
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- Pianta
- La chiesa ha pianta croce latina orientata a sud-est, alterata iconograficamente con l'addizione di una seconda navata a destra. Nella parete destra del presbiterio si ha l'accesso all'attuale sagrestia e sul lato opposto all’ufficio parrocchiale, già refettorio e poi sagrestia vecchia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 30,30; lunghezza fino all'arco absidale: m 25,40; larghezza massima, compresa la cappella di S. Jacopo (corrispondente quindi alle dimensioni del vecchio transetto): m 15,20; larghezza complessiva delle due navate: m 11,10; larghezza della navata maggiore: m 5,60.
- Facciata e portico
- La facciata è a salienti, in corrispondenza delle due navate della chiesa e della sede della Cappella dell'Annunciazione a sinistra, ha una croce metallica sul vertice e presenta un oculo centrale e due monofore centinate laterali (quella di sinistra in corrispondenza della Cappella dell'Annunciazione). È preceduta da un moderno portico con la copertura a leggio su una trabeazione lignea sorretta da sei pilastri a sezione ottagonale in arenaria, come la cimasa del muretto perimetrale ed i tre portali architravati (d'accesso, ad iniziare da sinistra, alla Cappella dell'Annunciazione, alla navata maggiore e a quella di destra); i portoni sono lignei, con le specchiature delle ante a punta di diamante. La muratura è intonacata e tinteggiata di bianco.
- Campanile
- Il campanile è a pianta quadrata, con la cella provvista di quattro campane; la copertura è a cuspide modanata, sopra la quale sono una sfera in arenaria ed una croce metallica.
- Interno
- L’interno ha una navata centrale originaria che si apre mediante quattro arcate a pieno centro, tinteggiate in grigio, su quella laterale destra, dove un tempo era la sede della Compagnia di S. Rocco. La navata centrale procede verso il presbiterio, che reca al centro la mensa eucaristica in arenaria e sul retro la scarsella, ove l’arcone è dipinto e la parete tergale reca al centro il tabernacolo in arenaria a frontone centinato, con lo sportello ligneo intarsiato, e il dipinto con l’"Assunzione della Vergine" del Gargiolli, già nella sede della Compagnia di S. Rocco. Nella parete a sinistra dell'arcone è un secondo tabernacolo secentesco in arenaria per gli oli santi. Due sono gli altari laterali, addossati in posizione speculare al centro delle pareti laterali delle due navate: sono in arenaria, con la mensa su due balaustri e due colonne ioniche che sorreggono il frontone triangolare spezzato recante al centro l'emblema bernardiniano e, nella trabeazione, due volute contrapposte a valva di conchiglia con una testa alata di cherubino in posizione mediana. Il Crocifisso ligneo tardoquattrocenteco-primocinquecentesco è custodito nell’altare di destra, già dei Buti (dei quali compare lo stemma nei plinti sottostanti le colonne); sul lato opposto è l'affresco della "Madonna in trono con il Bambino", sull'altare già dei Roti (dei quali parimenti sono gli stemmi nei due plinti), dedicato alla Madonna del Carmelo. Più oltre, la piccola cantoria, con l'emblema bernardiniano nella specchiatura del parapetto, è in arenaria (l'altra, speculare, non esiste più). Nel braccio sinistro del vecchio transetto, già cappella dei Cennamelli o di S. Jacopo, è il ciclo pittorico con le "Storie della vita e martirio di San Giacomo Maggiore", con gli splendidi "Battesimo di Ermogene" e "Martirio di San Jacopo"; l'"Annunciazione", la "Natività", l'"Epifania" e i "Quattro Evangelisti" nella volta a crociera. Posta nella nicchia della parete di destra si trova la "Madonna con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Lorenzo". L’altare di testata nella navata destra è in arenaria, con il frontone triangolare sorretto da paraste tuscaniche, e vi è custodita la statua lignea policroma di "San Rocco". In controfacciata la bussola, di recente realizzazione, è in legno, con vetri piombati, l’acquasantiera nella parete destra e quella su fusto a colonna sotto la prima arcata sono in marmo. La chiesa prende luce dalla finestra circolare in facciata, con vetrata policroma, così come la finestra centinata aperta nella controfacciata della navata laterale. Nel cleristorio della parete longitudinale destra della navata maggiore sono aperte tre monofore centinate. Nella cappella dedicata a S. Jacopo è una finestra circolare con vetrata piombata che prospetta nella contigua Cappella dell'Annunciazione, mentre quella nella parete in posizione speculare della navata destra, nel settore corrispondente alla testata del vecchio braccio destro del transetto, è cieca. Nelle pareti laterali della scarsella vi sono due monofore, ma quella nella parete sinistra è cieca. L'altezza massima della navata maggiore è m 9,80, la minima m 9,00; quella massima della navata laterale m 7,60, la minima 6,80.
- Pavimenti e pavimentazioni
- La pavimentazione è in cotto arrotato in opera, con mattonelle rettangolari disposte in diagonale.
- Coperture
- La copertura della navata centrale poggia su sei capriate, con orditura primaria e secondaria lignee e scempiato in cotto. La navata laterale ha una copertura analoga, poggiante su tre capriate. La scarsella è voltata a crociera, come la cappella di S. Jacopo e come la testata della navata destra, corrispondente al vecchio braccio del transetto o cappella di S. Antonio da Padova. Gli elementi lignei recano per gran parte decorazioni pittoriche neomedievali, con motivi geometrici realizzati nel XX secolo. Il manto di copertura del doppio tetto a capanna è in coppi e tegole piane.
- Pianta
Notizie storiche
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- XI ‐ 1276 (origini carattere generale)
- Le origini della chiesa di S. Maria a Campi risalgono all'XI secolo, ma la prima documentazione certa è solo del 1270, quando i cappellani della chiesa plebana di S. Stefano investono il rettore di S. Maria del diritto di eleggere il nuovo pievano. Sorge quale tappa lungo una via di pellegrinaggio che ha in Pistoia un caposaldo nella chiesa di S. Jacopo in Castellare e nelle reliquie di S. Giacomo Maggiore, portate nella cattedrale di S. Zeno nel 1144. I pellegrini, non potendo attraversare il castello di Campi, deviano il loro percorso lievemente verso Est, fino ad arrivare al guado sul Bisenzio vicino a Porta S. Stefano. Nel 1276 la chiesa paga di decima pontificia 6 libbre e dipende dalla pieve di S. Stefano nel castello di Campi.
- XIV (ricostruzione chiesa)
- Nel 1326 la chiesa spetta di patronato al 'popolo'. In quel secolo, dopo alcune devastazioni, l'edificio, dedicato a Maria Assunta, è ricostruito in luogo un po' spostato rispetto al precedente, ad Est della rocca poi degli Strozzi presso il ponte sul Bisenzio. La chiesa sorge al di là fiume, lungo la sponda destra, in una sua ansa. Attorno all'edificio sacro si forma l'omonimo borgo, detto Borgo di S. Maria o Borgo Reale, posto sulla strada per Pistoia, in continuazione del borgo maggiore dove risiede la pieve. Presso la chiesa sono, a sinistra, un refettorio (poi sagrestia vecchia, ora ufficio parrocchiale) e un dormitorio (ora Cappella dell'Annunciazione) per i pellegrini. Il settore più antico dell'edificio sacro corrisponde all'attuale area absidale ed al transetto, che contiene le cappelle di S. Jacopo e di S. Antonio da Padova. Possiede molti beni nel 'popolo' di S. Maria l'ordine degli Umiliati, vari dei quali acquistati nel 1308-1313. Altri possidenti sono gli Strozzi.
- 1319 ‐ 1343 (cenni storici cappella Cennamelli o di S. Jacopo)
- La cappella di S. Jacopo, ricavata nel braccio sinistro del transetto, è forse già nel Primo Trecento di patronato dei Cianamelli (Cennamelli, Ciaramelli, Ceramelli), originari di Colle Val d'Elsa e residenti nel Quartiere fiorentino di S. Croce, Gonfalone delle Ruote, il cui stemma è "troncato di rosso e d'argento - o d'argento e di rosso -, alla tromba attraversante dell'uno nell'altro, posta in banda, con il padiglione in alto"). Infatti, su un polastro della cappella erano la scritta "Bonus Ser Albizi Cennamellae, priore 1319, S. Pancrazio, Leon Bianco" e lo stemma familiare con la variante del rastrello d'Angiò e lo scudetto del Popolo (oggi ambedue scomparsi). Un pittore Francesco Cennamelli è noto negli anni 1337-1343.
- 1390 circa ‐ 1410 circa (cenni storici affreschi Altare Roti o della Madonna)
- Presso l'altare di sinistra, di patronato di Lorenzo Roti del 'popolo' di S. Maria (il cui stemma è una ruota d'oro in campo azzurro), è affrescata una "Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Lorenzo" da un ignoto autore di scuola fiorentina. Carocci riporta la data del 1332, allora ancora presente nella fascia inferiore (ma nel 1946, durante i restauri, rivelatasi falsa), e l'attribuisce alla scuola di Taddeo Gaddi (circa 1300-1366). Lorenzo Roti è noto negli anni 1371-1384 ed è fra i cittadini più abbienti di Campi, coinvolto nella costruzione del castello; la sua commissione dovrebbe risalire all'ultimo decennio del Trecento - primo del Quattrocento. L'autore è stato proposto in Jacopo da Firenze (Jacopo di Domenico di Nuccio?). Presso l'altare si riunisce fino al Cinquecento la Compagnia della Madonna.
- 1400 ‐ 1425 circa (cenni storici carattere generale)
- Nell'anno 1400 giunge nuovamente la peste nera a Firenze e a Campi, ma nessuna vittima si registra nel 'popolo' di Santa Maria, i cui popolani avevano invocato la protezione di S. Rocco. Una statua lignea del santo è trasportata in chiesa. L'edificio sacro viene riqualificato e si presenta allora a croce latina.
- 1401 circa ‐ 1425 circa (realizzazione affreschi cappella Cennamelli o di S. Jacopo)
- Nel Quattrocento la cappella di S. Jacopo è sempre di patronato dei Cennamelli. Questa, su loro commissione (e segnatamente di monna Laura), è affrescata con storie della vita del santo forse entro il 1420/1425, secondo Isabella Tronconi da tre pittori: da Mariotto di Cristofano (circa 1395-1457), che vi esegue almeno un "Santo"; da un ignoto pittore fiorentino (Lippo d'Andrea, 1370/1371-ante 1451?), da talune fonti (Cecilia Frosinini) identificato con lo stesso Mariotto ("Storie di San Giacomo Maggiore"; "Annunciazione"; "Natività"; "Adorazione dei Magi"; "Madonna con il Bambino e i Santi Jacopo e Margherita d'Antiochia", nota come "Madonna della Mercede"; la figura di un donatore) e forse da Antonio di Miniato di Piero, che dipingerebbe i "Quattro Evangelisti" nella crociera e due "Profeti" sopra l'arcone di accesso. Precedentemente era stato fatto il nome Taddeo Gaddi dal Carocci nel 1889 e nel 1906 e di Agnolo Gaddi (1350-1396) da Giuseppe Marchini nel 1975, datandoli al Trecento.
- 1425 circa ‐ 1450 ante (realizzazione affreschi refettorio dei pellegrini)
- Tra il 1426 ed entro il 1450, Stefano d'Antonio di Vanni (circa 1405-1483), che era stato apprendista nella bottega di Bicci di Lorenzo (circa 1368-1452) come "garzone" negli anni 1420/1426 e poi suo "compagno" insieme a Bonaiuto di Giovanni (rimanendo socio di Bicci fino al 1434), esegue autonomamente, con la tecnica della "terra verde", per il refettorio dei pellegrini (poi sagrestia vecchia) il ciclo d'affreschi con l'"Ultima Cena" e "Storie della Passione" (delle quali permane la "Cattura di Cristo"), all'incirca coevo di quelli nel chiostro e nel refettorio di S. Andrea a Cercina, anch'essa chiesa-tappa di pellegrini.
- 1490 circa ‐ 1510 circa (cenni storici Crocifisso ligneo)
- Al Tardo Quattrocento o al Primo Cinquecento risale un Crocifisso ligneo, per il quale sono stati avanzati i nomi di Benedetto da Maiano (1442-1497) e di Baccio da Montelupo (1469-1523).
- 1570 circa ‐ 1599 (cenni storici Compagnia di S. Rocco e cappella di S. Jacopo)
- Nel Cinquecento è fondata una nuova Compagnia, dedicata a S. Rocco, che trova una prima collocazione nei locali della sagrestia vecchia (ex refettorio), per poi avere la sua definitiva sistemazione in quella che ora è la navata di destra della chiesa: un oratorio (nel quale viene traslata la statua lignea del santo), con un locale per le riunioni ed un cimitero per la sepoltura dei confratelli. Tale Compagnia assorbe anche quella precedente trecentesca della Madonna, ma, in seguito ad un lascito testamentario di Domenico Roti del 1599, verrà sempre celebrata una messa alla settimana di fronte al vecchio altare della Madonna. Sempre nella seconda metà del XVI secolo è costruita in chiesa una doppia cantoria in pietra. Dalla visita pastorale del 1591 sappiamo che i Ceramelli versano in uno stato di indigenza e si suggerisce loro o di adornare adeguatamente il loro altare nella cappella di S. Jacopo o di cedere il patronato ad altri.
- 1590 circa ‐ 1622 (opere artistiche e stato conservativo intero bene )
- È forse per la sede della Compagnia della Beata Vergine Maria o Cappella dell'Annunciazione, posta a sinistra della chiesa, che viene realizzato un ciborio alla fine del Cinquecento. Per la Compagnia di S. Rocco è scolpito anche un Crocifisso o "Cristo morto", attribuito ad allievi della scuola del Giambologna (1529-1608), che reca all'apice della croce la statuetta di legno dorato raffigurante il santo. Nel 1622 prete Cosimo di Antonio Nardi di Capalle denuncia lo stato di degrado della chiesa (la tribuna presbiteriale e le coperture minacciano il crollo) e della canonica, dopo anche l'alluvione del Bisenzio nel 1621. Seguono i lavori di rifacimento.
- 1625 circa ‐ 1637 (opere pittoriche chiesa)
- Alcuni fonti riportano che nella scarsella è affrescato un "Crocifisso tra Angeli, San Rocco e San Sebastiano", del quale non rimane traccia; è ricostruito l'altar maggiore. Gli affreschi nella cappella di S. Jacopo sono scialbati, eccetto la Madonna nell'edicola (per la quale viene realizzato prima del 1637 uno "stendardo di cremisi, dipintovi una Madonna con S. Caterina da Siena e S. Domenico con i misteri del SS. Rosario"); parimenti sono imbiancati gli affreschi nell'ex refettorio, ridotto a sagrestia. Nel 1625 Giovanni Gargiolli da Settignano (da non confondersi con l'omonimo architetto e scultore, morto nel 1608) dipinge per la sede della Compagnia di S. Rocco una "Madonna Assunta in cielo tra Cherubini con San Rocco, Sant'Agata, San Sebastiano e Santa Maria Maddalena dei Pazzi". Domenico Masuoli (1606-post 1648), autore di due tele per le chiese di S. Martino e di S. Cresci a Campi tra il 1625 e il 1627, secondo talune fonti avrebbe eseguito anche un dipinto per S. Maria.
- 1640 ‐ XVII (realizzazione altare Roti o del Carmelo)
- Attorno all'affresco della "Madonna con il Bimbo fra i Santi Giovanni Battista e Lorenzo" nel 1640 è realizzato l'altare della Madonna del SS. Rosario (così ancora citato nel 1655, poi dal Settecento detto del Carmelo), di patronato di Domenico di Bartolomeo Roti: "una cappella di pietra concia [...] [con] una tavola [? Dovrebbe trattarsi forse di una tela] dove è dipinto [...] S. Domenico, S. Antonio, S. Michele Arcangelo, S. Lucia e S. Margherita, [...] [essendovi] nel mezzo una bellissima Madonna" (cioè l'affresco antico). Ignoto è l'autore del quadro secentesco (il Masuoli?). Nella visita pastorale del 1655 risulta che l'altare della cappella di S. Jacopo oramai già "erat familiae de Ciaramellis".
- 1697 (realizzazione altare Buti o del SS. Crocifisso)
- Nel 1697 lungo la parete longitudinale di destra della chiesa è innalzato l'altare del SS. Crocifisso, di patronato dei Buti, inizialmente ubicato in fronte all'altare dei Roti. Viene realizzato a spese del rettore della chiesa, Giovan Battista Buti.
- XVIII (realizzazione campanile)
- Nel Settecento viene eretto il campanile, demolendo l'antico, a vela, che era presso la facciata.
- XVIII fine ‐ XIX (annessione alla chiesa ex Compagnia di S. Rocco)
- Sul finire del XVIII secolo, per statuto, i beni dell'ex Compagnia di S. Rocco passano alla chiesa di S. Maria e la sua sede viene annessa alla chiesa medesima. In seguito il priore Antonio Nencioni ingloba i suoi locali nella chiesa medesima, dotandola, con l'apertura di tre appositi archi, dell'attuale navata di destra (il quarto arco già esisteva, in quanto accesso al braccio destro dell'originario transetto).
- 1833 ‐ 1847 (restauri chiesa)
- Il 'popolo' di S. Maria a Campi nel 1833 conta 1.332 abitanti e nel 1847 1.500. Dal 1843 è parroco don Luigi Parenti, che era stato precedentemente viceparroco. Nel 1842 Le Regie Gallerie di Firenze comunicano di voler contribuire economicamente al restauro della "Madonna con il Bambino e Santi" nella cappella di S. Jacopo; nel 1843 vengono riportati alla luce gli affreschi quattrocenteschi dell'intera cappella e sono restaurati da Antonio Marini (1788-1861), che ridipinge fortemente anche quello con la Madonna in trono nell'edicola. Il patronato spetta al Granduca "per le ragioni del popolo". Nella cappella di S. Antonio da Padova (nel transetto destro) si trova allora il Crocifisso tardoquattrocentesco-primocinquecentesco "con venerazione del popolo". Vi esiste la sede della Compagnia di S. Rocco, "annessa alla Chiesa". Non è citato l'oratorio della Beata Vergine Maria o Cappella dell'Annunciazione.
- 1870 circa ‐ 1899 (restauro complessivo chiesa)
- Nella seconda metà dell'Ottocento la chiesa viene restaurata con decorazioni neoromaniche (dipintura delle capriate). Sono poste nuove dorature nella volta a crociera della cappella di S. Jacopo ed è restaurato l'affresco con la "Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Lorenzo" nella navata.
- 1928 (cenni storici parrocchia)
- Nel 1928 è parroco di S. Maria don Alipio Bacci, che durante il periodo della Prima Guerra Mondiale era stato vicario spirituale a S. Angelo a Bibbone (S. Casciano in Val di Pesa).
- 1942 ‐ 1962 (vicende conservative intero bene)
- Dal 1942 è parroco don Giorgio Capaccioli (1916-1992), che lo rimarrà per cinquant'anni, fino alla morte. Nel 1942 il ciclo di affreschi nella cappella di S. Jacopo risulta fortemente compromesso dalle infiltrazioni d'acqua, dallo sporto e dalla risalita di sali. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale la chiesa subisce gravi danni, seguiti da ampi restauri nel dopoguerra. Negli anni 1946-1953 sono restaurati l'affresco della "Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Lorenzo" e quelli della cappella di S. Jacopo da Ferdinando Ghelli (autore nel 1953 di un pannello nel palazzo della Borsa Merci di Firenze) in collaborazione con il restauratore e pittore di Scandicci Amedeo Benini (1883-1949). È anche rimossa la grata vetrata che chiude l'edicola della "Madonna della Mercede". Nel 1948 sono ritrovati gli affreschi dell'ex refettorio. I lavori alla chiesa sono continuati fino al 1962, sempre sotto la direzione del Ghelli, che prevede una semplice decorazione.
- 1970 (cenni storici parrocchia)
- Nel 1970 il 'popolo' di S. Maria conta 2.520 anime.
- 1991 ‐ 1993 (opere pittoriche chiesa e portico)
- Tra il 1991 ed il 1992 alla facciata è aggiunto un portico. Dal 1992 è nuovo parroco don Andrea Pucci (n. 1958) da Campi Bisenzio, che vi rimarrà fino al 2013. Nel 1993 il pittore e scultore Antonio Manzi (n. 1953), originario di Montella (Avellino), dipinge un'"Annunciazione" per la Cappella dell'Annunciazione. Molte sue opere sono esposte nella villa Rucellai di Campi.
- 2004 (adeguamento liturgico presbiterio)
- Nel 2004, al tempo del parroco don Pucci, avviene l'adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare realizzato. Viene eliminato il vecchio altar maggiore.
- 2013 ‐ 2021 (vicende conservative intero bene)
- Nel 2013, dopo il restauro, viene ricollocata in chiesa la tela del Masuoli. In quell'anno diviene parroco il veronese don Antonio De Togni, quando la parrocchia conta circa 4.500 anime. La chiesa è sottoposta ad un restauro complessivo, promosso da don Bledar Xhuli, parroco dal 2015 dopo don De Togni, che termina nel giugno del 2021 ed include il rifacimento delle coperture, dei rivestimenti interni ed esterni e delle tinteggiature. Nel 2014-2015 vengono restaurati gli affreschi della cappella di S. Jacopo nel braccio sinistro del transetto, grazie al contributo economico dei parrocchiani e dell'associazione "La Rocca 2001". Nel 2017 è posto al centro della parete tergale del presbiterio un tabernacolo in arenaria tardoquattrocentesco, proveniente dalla chiesa di S. Romana e S. Crestina a Dicomano.
- XI ‐ 1276 (origini carattere generale)
Adeguamento liturgico
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- presbiterio ‐ intervento strutturale (2004-2017)
- Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare realizzato nel 2004. Rimosso l’originario altare maggiore al centro del presbiterio è stata collocata una mensa eucaristica che consente la celebrazione rivolta verso i fedeli. Nella parete tergale del presbiterio è stata completata nel 2017 la collocazione del tabernacolo in arenaria, con sportello ligneo, risalente al XV secolo e proveniente dalla chiesa di S. Romana e Crestina a Dicomano. Dimensioni mensa eucaristica: altezza 106 cm, larghezza 91 cm, lunghezza 231 cm. Leggio in pietra serena, con fusto a colonna, posto sul lato sinistro del presbiterio. Sede lignea, mobile, posta al centro del presbiterio. Fonte battesimale, mobile, con bacile circolare in ottone su base in ferro battuto.
- presbiterio ‐ intervento strutturale (2004-2017)
🕊️ Dati e foto del giorno
| Popolazione: | CAMPI BISENZIO |
| Abitanti: | 4200 |
| Parroco: | REV. BLEDAR XHULI |
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